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  • martedì 30 agosto 2016

È stato ucciso uno dei più importanti leader dell’ISIS

È morto in un bombardamento vicino ad Aleppo Abu Muhammed al Adnani, portavoce del gruppo e capo della divisione che organizza gli attentati all'estero

Abu Muhammed al Adnani, portavoce dello Stato Islamico, capo della divisione media e propaganda e uno dei più importanti leader dell’organizzazione, è stato ucciso vicino ad Aleppo, la capitale della Siria: lo ha annunciato martedì 30 agosto Amaq, l’agenzia di stampa non ufficiale dello Stato Islamico. Mercoledì il ministero della Difesa russo ha scritto su Twitter di aver ucciso al Adnani in un bombardamento nella provincia di Aleppo, insieme a circa 40 altri miliziani dell’ISIS. La sera di martedì però il portavoce del Pentagono aveva detto che gli Stati Uniti avevano condotto un bombardamento sulla città di al Bab, a nord est di Aleppo, per colpire al Adnani: Cook aveva detto però che gli esiti del bombardamento erano ancora da verificare.

Amaq ha scritto che al Adnani è stato «martirizzato mentre ispezionava le operazioni per respingere le offensive militari contro Aleppo», senza fornire ulteriori dettagli sulle circostanze della sua morte. Al Adnani era a capo di Emni, una sezione del gruppo molto potente e organizzata con il compito di pianificare in quasi ogni loro fase gli attentati terroristici dello Stato Islamico compiuti all’estero. Adnani è stato quindi tra i principali organizzatori degli attentati compiuti dallo Stato Islamico in Europa e in Nord Africa negli ultimi anni, come quello di Parigi del 13 novembre 2015, quello di Bruxelles del 22 marzo 2016 e quello di Susa, in Tunisia, del 26 giugno 2015.

Come aveva spiegato Daniele Raineri in un profilo di al Adnani pubblicato recentemente sul Foglio, il suo compito era, in sostanza, quello di capo dell’intelligence militare dello Stato Islamico. Oltre a dirigere gli attentati all’estero, il compito di Emni è anche quello di reclutare i miliziani più fidati e adatti per eseguirli. Adnani era uno degli ultimi tre fondatori dello Stato Islamico ancora in vita, sui 43 totali: si ritiene che avesse 39 anni. Era entrato all’inizio degli anni Duemila nel gruppo che sarebbe poi diventato lo Stato Islamico: Raineri ha raccontato che fin da subito godette di una grande fiducia da parte di Abu Musab al Zarqawi, il terrorista giordano di al Qaida che nel 2003 fondò lo Stato Islamico dell’Iraq (ISI, la sigla in inglese), predecessore dell’ISIS.

Il ruolo di al Adnani e la sua importanza erano emersi per la prima volta dopo gli interrogatori a Faiz Bouchrane, un miliziano di nazionalità francese che era stato addestrato in Siria e che era stato arrestato nel 2014 in Libano, dove voleva farsi esplodere in un centro frequentato da musulmani sciiti (lo Stato Islamico è sunnita). Harry Sarfo, un miliziano tedesco dello Stato Islamico, aveva spiegato alla giornalista del New York Times Rukmini Callimachi che tra le altre cose Adnani teneva una riunione mensile in cui venivano rivisti tutti i video girati dall’organizzazione e veniva deciso quali usare come filmati di propaganda. Tra i compiti di Adnani c’era anche quello di leggere i messaggi audio di propaganda dello Stato Islamico. Raineri aveva spiegato che «i discorsi di al Adnani sono scritti in uno stile che gli estimatori trovano intenso e poetico e che tutti gli altri detestano e definiscono prolisso, troppo enfatico e bizzarro». Quando diventò capo della propaganda dell’ISIS nel 2011, al Adnani decise di cambiare radicalmente l’immagine pubblica dell’organizzazione: abbandonò l’impostazione che voleva presentare il gruppo come un vero stato, istituzionale, e decise di puntare sull’aspetto bellico. Al Adnani era stato arrestato nel 2005 dall’esercito statunitense, e aveva passato diversi anni in un carcere iracheno.