(AP Photo/John Locher)

Saranno diffuse nuove email di Hillary Clinton

Su ordine di un giudice, a poche settimane dalle elezioni; e intanto circolano nuove informazioni sgradevoli sulla fondazione Clinton

(AP Photo/John Locher)

Un giudice federale statunitense ha ordinato al dipartimento di Stato americano di pubblicare altre 15 mila email che l’FBI ha raccolto nel corso della sua indagine sull’ex segretario di Stato e candidata alla presidenza per i Democratici, Hillary Clinton. Al momento il dipartimento sta esaminando le email per verificare che non contengano informazioni sensibili o private. Secondo il New York Times, le email di lavoro saranno pubblicate a partire da ottobre, poche settimane prima del voto previsto per il prossimo 8 novembre.

Lo “scandalo delle email“, iniziato l’anno scorso, si è concluso dal punto di vista giudiziario lo scorso luglio, quando l’FBI ha annunciato che non avrebbe raccomandato un’indagine formale nei confronti di Clinton. Dal punto di vista politico però la vicenda è ancora in corso, come dimostra l’ordine del giudice di pubblicare 15 mila nuove email. In molti hanno scritto che se questa fosse un’elezione normale, lo scandalo avrebbe messo nei guai la candidatura di Hillary Clinton: al momento però il suo rivale, Donald Trump, non è riuscito a sfruttare davvero la situazione a suo favore, mentre le sue gaffe e le sue dichiarazioni sopra le righe contribuiscono a distogliere l’attenzione da Clinton. Ma la situazione potrebbe cambiare, se le nuove email dovessero contenere nuovi dettagli imbarazzanti.

La storia delle email, in breve, inizia nel 2009 quando Clinton diventò segretario di Stato. Da quell’anno e fino al 2013, Clinton ha usato un indirizzo privato di posta elettronica – sul dominio clintonmail.com, appositamente creato – anche per le cose di lavoro. Poteva farlo, in base a quanto prescrivevano le norme dell’epoca. Quando però il governo le ha chiesto le email di lavoro per archiviarle – si tratta di atti pubblici – lei ha detto che la sua casella conteneva anche email personali: allora ha cancellato tutte le email personali e ha consegnato le altre.

Prima dell’indagine dell’FBI, che mirava a verificare se ci fossero stati problemi per la sicurezza nazionale, non c’era modo di sapere se Clinton avesse effettivamente cancellato solo le email personali o anche le email lavorative: ci si poteva solo fidare o meno della parola di Clinton. Più precisamente, Clinton aveva consegnato 30.490 messaggi spediti o ricevuti dal suo indirizzo privato, e aveva cancellato altri 31.830 messaggi ritenuti personali. Dopo questa operazione, il server privato su cui si appoggiava l’account di posta elettronica di Clinton era stato “ripulito”: tutti i dati al suo interno erano stati cancellati.

Nel corso dell’indagine, l’FBI è comunque riuscita a recuperare alcune mail, setacciando accuratamente i server oppure esaminando i computer delle persone che si scrivevano con Clinton. Ora, il dipartimento di Stato dovrà capire quante di queste 15 mila email sono effettivamente email di lavoro, quante sono “nuove” e quante invece sono doppioni di email già pubblicate nei mesi precedenti. La campagna di Hillary Clinton ha risposto al New York Times dicendo di non sapere cosa potrebbero contenere quelle email, ma che in caso si tratti di email di lavoro, Clinton è favorevole alla loro pubblicazione.

I Repubblicani sperano che le nuove email contengano prove di comportamenti scorretti da parte di Clinton quando era segretario di Stato. Lunedì, il gruppo conservatore “Judicial Watch” ha pubblicato 725 pagine di email inedite provenienti dalla casella di posta di una stretta collaboratrice di Clinton, Huma Abedin. Le mail dimostrano l’esistenza di un canale privilegiato tra il dipartimento di Stato e alcuni dirigenti della Clinton Foundation, la fondazione di beneficenza di Bill e Hillary Clinton. I documenti pubblicati da “Judicial Watch” sono stati ottenuti grazie al Freedom of Information Act, la legge sulla trasparenza degli atti pubblici. Un portavoce del dipartimento di Stato ha detto che alcune delle 15 mila email che dovranno essere pubblicate nelle prossime settimane potrebbero essere già state rese pubbliche da “Judicial Watch”.

Le email pubblicate lunedì mostrano come alcuni dipendenti della Clinton Foundation abbiano chiesto ad Abedin, la collaboratrice di Clinton, di organizzare incontri tra la stessa Clinton e alcuni importanti donatori della fondazione, per esempio un membro della famiglia reale del Bahrein. Abedin non sembra sempre a proprio agio nel rispondere alle richieste. Per esempio, in una delle email un dirigente della fondazione le chiede di aiutare un calciatore britannico a ottenere un visto per gli Stati Uniti. Abedin risponde di sentirsi in imbarazzo dalla richiesta ma che comunque la inoltrerà. Il dirigente della fondazione le risponde che, se si sente in imbarazzo, è meglio che non lo faccia. Le email pubblicate da “Judicial Watch” non fanno parte delle 30 mila consegnate inizialmente da Clinton al dipartimento di Stato, ma sono tra quelle ritrovate in seguito dal FBI. Tom Fitton, il presidente di “Judicial Watch”, dice che all’epoca di Clinton «era difficile determinare dove finiva il dipartimento di Stato e dove iniziava la Clinton Foundation».

Martedì Associated Press ha pubblicato un’inchiesta che pone altri dubbi sui rapporti tra Clinton Foundation e il dipartimento di Stato. L’agenzia di stampa è riuscita a ottenere una serie di agende che contengono una lista di conversazioni telefoniche e appuntamenti ufficiali intrattenuti da Clinton quando era segretario di Stato. I documenti mostrano che Clinton ha incontrato o avuto conversazioni telefoniche con 154 persone che non appartenevano al governo degli Stati Uniti: niente di male, fin qui, ma di questi ben 85, più della metà, erano finanziatori della Clinton Foundation. Queste persone hanno donato alla fondazione 156 milioni di dollari in tutto, 40 di loro hanno donato più di 100 mila dollari e 20 più di un milione. L’agenzia di stampa specifica che questi conteggi sono stati fatti sulla base delle agende rese pubbliche fino a questo momento. Nuovi documenti pubblicati dal dipartimento di Stato potrebbero modificarne il risultato.

Chris Cillizza, esperto giornalista politico del Washington Post, ha spiegato: «il problema qui è se era assente una separazione netta tra il lavoro di Clinton al dipartimento di Stato e coloro che avevano versato contributi fatti alla sua fondazione». La difesa della campagna di Clinton è sempre stata che il segretario di Stato incontrava quelle persone perché aveva questioni da discutere con loro inerenti alla politica estera americana, e che le loro donazioni alla fondazione erano una coincidenza. Non ci sono ancora prove di alcuna attività illegale compiuta da Clinton, ma come scrive Cillizza «queste ultime notizie rendono davvero difficile per la campagna di Clinton sostenere che la sua fondazione e il dipartimento di Stato fossero due entità totalmente separate».

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