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  • lunedì 8 agosto 2016

Cosa sta succedendo in Etiopia

Due gruppi etnici protestano contro il governo federale, solo negli ultimi giorni sono state uccise almeno sette persone

Una manifestazione in un paese vicino ad Addis Abeba (ZACHARIAS ABUBEKER/AFP/Getty Images)

Domenica 7 agosto, per il terzo giorno consecutivo, ci sono state grosse proteste contro il governo in Etiopia. Nel nord-ovest del paese, nella regione di Amara, ci sono stati anche scontri molto violenti tra polizia e manifestanti e secondo alcune ricostruzioni potrebbero essere state uccise almeno sette persone (le informazioni sono molto confuse). Nella regione di Amara vive principalmente un omonimo gruppo etnico di cui fa parte circa il 30 per cento della popolazione etiope. Negli ultimi giorni ci sono state proteste anche più a sud, attorno ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia. Qui – dove vivono soprattuto gli Oromo, un gruppo etnico africano diffuso in Etiopia e Kenya – sono state arrestate decine di persone che stavano protestando contro il governo. Non sembra che le proteste nelle due regioni siano state coordinate, e anche i motivi del malcontento sono diversi; ma la concomitanza delle manifestazioni sta mettendo pressione al governo federale etiope.

bbcUna mappa dell’Etiopia di BBC

Gli scontri più violenti si sono verificati in due città della regione di Amara, Gondar e Bahir Dar, dove ci sono state due tra le più grandi manifestazioni anti-governative degli ultimi anni. Il motivo originario delle proteste riguarda la comunità Welkait, un gruppo che finora è stato amministrato dalla regione dei Tigrè, che si trova sopra Amara. Da circa un anno i Welkait chiedono di essere spostati sotto l’amministrazione di Amara, perché sostengono di identificarsi etnicamente con gli Amara. Col passare dei giorni le proteste si sono estese e hanno cominciato a includere altri temi, come le violazioni dei diritti umani compiute dalle forze di sicurezza etiopi. Oggi le manifestazioni sono considerate per lo più dirette contro il governo federale, guidato dal Fronte di liberazione popolare dei Tigré (TPLF), la coalizione che alle ultime elezioni – insieme ad altri piccoli alleati – ha ottenuto tutti i seggi disponibili in Parlamento.

In teoria, all’interno del TPLF il potere politico dovrebbe essere egualmente diviso tra i quattro partiti che ne fanno parte e che si distinguono su base etnica. La componente che fa riferimento ai Tigrini – la comunità che abita prevalentemente la regione dei Tigrè – è riuscita però a ottenere sempre più influenza, nonostante rappresenti solo il 6 per cento della popolazione etiope: di fatto è arrivata a controllare il governo federale, provocando la reazione delle altre.

Oltre ai Welkait e agli Arama, da mesi stanno protestando anche gli Oromo, che abitano nella regione centro-meridionale dell’Oromia. Gli Oromo ce l’hanno con il governo federale perché ritengono di essere discriminati ed emarginati, nonostante siano la principale comunità etnica del paese. Le proteste degli Oromo iniziarono lo scorso novembre, quando si seppe dell’esistenza di un piano che prevedeva l’estensione della capitale Addis Abeba all’interno dell’Oromia. Diversi contadini Oromo protestarono contro il piano, perché temevano che ci potesse essere il pericolo di una confisca delle loro terre. Del piano poi non se ne fece niente, ma gli Oromo non smisero di manifestare, includendo nuove questioni come le violazioni dei diritti umani. Secondo Human Rights Watch, negli ultimi otto mesi sono stati uccisi più di 400 manifestanti Oromo che hanno preso parte alle proteste contro il governo.

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