Mourad Laachraoui, 24 marzo 2016 (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)
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  • sabato 30 luglio 2016

La storia dei fratelli Laachraoui

Mourad parteciperà alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, Najim è morto lo scorso 22 marzo facendosi esplodere all'aeroporto di Bruxelles

Mourad Laachraoui, 24 marzo 2016 (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

Il giornale tedesco Der Spiegel ha pubblicato un lungo articolo che racconta la storia di due fratelli: Mourad e Najim Laachraoui. Il primo probabilmente non lo conoscete – partirà tra qualche giorno per partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro – il secondo invece sì: è morto lo scorso 22 marzo, dopo essersi fatto esplodere in nome dello Stato Islamico all’aeroporto di Bruxelles.

Mourad Laachraoui ha 21 anni ed è un atleta di taekwondo. La mattina del 22 marzo si trovava nel laboratorio della sua scuola, la Haute École Économique et Technique, poco lontano dall’aeroporto di Zaventem. Fu un suo compagno a mostrargli dal telefonino la notizia dell’esplosione. Poi, verso mezzogiorno, Mourad lesse la notizia che i primi attentatori erano stati identificati. Uno di loro si chiamava Najim Laachraoui: era suo fratello. In un primo momento, scrive lo Spiegel, Mourad non disse niente agli altri studenti. Ma anche loro avevano già letto la notizia: «Ehi, Mourad, uno ha il tuo cognome, è tuo cugino, forse?», gli chiesero scherzando.

Najim Laachraoui aveva 24 anni e la mattina del 22 marzo partecipò agli attentati di Bruxelles quando, in due diverse esplosioni all’aeroporto di Zaventem e nella metropolitana di Maalbeek, morirono 31 persone e altre 270 rimasero ferite. Fin dall’inizio delle indagini Najim era stato indicato come l’artificiere, accusato di fabbricare le bombe per lo Stato Islamico e aver prodotto quelle usate nell’attentato. Era già ricercato dalla polizia in connessione agli attentati di Parigi e aveva diversi legami con Salah Abdeslam, l’unico superstite tra gli attentatori di Parigi, poi arrestato e estradato in Francia. Durante una conferenza stampa poco dopo gli attentati, Mourad Laachraoui disse di essere «spaventato e addolorato» per quello che suo fratello aveva fatto e disse anche che «la famiglia non si sceglie».

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Mourad Laachraoui durante la conferenza stampa, Bruxelles, 24 marzo 2016 (Getty Images)

Mourad e Najim Laachraoui sono cresciuti insieme nella stessa casa a Bruxelles, nel quartiere Schaerbeek. Il padre, originario del Marocco, «ama i film con Bruce Lee e Jackie Chan», dice lo Spiegel. Non voleva che i suoi figli girassero senza far niente per le strade, così li iscrisse in una palestra di taekwondo. «Lo sport è la mia educazione», dice Mourad. Mourad cominciò a gareggiare all’età di 14, suo fratello Najim, poco più grande di lui, invece abbandonò lo sport. Si fece crescere la barba, cominciò a frequentare una moschea nel nord di Bruxelles e si radicalizzò all’Islam. Mourad racconta che il fratello «leggeva libri di politica contemporanea, ma anche libri di Victor Hugo». Dice anche che a causa dei suoi quotidiani allenamenti non si incrociavano molto spesso.

Najim si iscrisse al college nel 2011 e scelse elettromeccanica come principale specializzazione. Lavorò come addetto delle pulizie al Parlamento europeo e in seguito ottenne un lavoro temporaneo all’aeroporto di Zaventem. I suoi primi contatti con lo Stato Islamico avvennero tramite un reclutatore di origini marocchine nel quartiere di Molenbeek, un’area nota per le numerose infiltrazioni di estremisti e radicali. Il 17 febbraio del 2013, Najim prese un aereo per Antalya, in Turchia. Il giorno dopo chiamò i suoi genitori da un numero di telefono siriano. Due settimane dopo, il padre si rivolse alla polizia per dire che il figlio si trovava in Siria. Qui divenne un militate dello Stato Islamico occupandosi di sorveglianza degli ostaggi. Nel marzo del 2014 venne emesso un mandato di cattura internazionale contro di lui. «Avevamo paura» ha raccontato Mourad, spiegando anche di aver tentato di contattare il fratello tramite Facebook ma di non esserci riuscito. Ogni tanto Najim chiamava il padre, ma sempre da un numero di telefono diverso.

Najim – che in Siria era stato addestrato anche come artificiere – tornò in Belgio nel 2015, con un incarico ben preciso. Prese in affitto una casa a Auvelais, circa settanta chilometri a sud di Bruxelles, che presto divenne la base di una nuova cellula terroristica in Europa. Najim era legato al gruppo responsabile degli attacchi di Parigi dello scorso autunno e gli investigatori hanno trovato tracce del suo DNA sulle bombe che sono state fatte esplodere a novembre a Saint-Denis e al Bataclan. Da Auvelais Najim si spostò a Schaerbeek, Bruxelles, in una casa a soli 400 metri di distanza dalla scuola di Mourad e da lì preparò le bombe per l’attacco del 22 marzo.

Mourad ha detto di aver visto l’ultima volta suo fratello nel 2013. Quando il giornalista che l’ha intervistato gli ha chiesto se sapesse che si trovava di nuovo a Bruxelles lui ha risposto: «Non lo sapevo. Non sapevamo nulla fino all’attentato». Mentre Najim pianificava gli attacchi, Mourad era impegnato in giro per il mondo nei tornei sportivi. Aveva gareggiato in Russia, negli Emirati Arabi e in Corea del Sud. Poi è arrivato il 22 marzo.

Lo Spiegel dice che sono molti i casi in cui gli attentati sono stati commessi da fratelli: Wail e Waleed al-Shehri hanno dirottato insieme il volo American Airlines che si è schiantato contro la prima torre del World Trade Center, l’11 settembre del 2001; Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, il 15 aprile del 2013, fecero esplodere due bombe sul tragitto della maratona di Boston: Tamerlan morì durante un lungo inseguimento con la polizia che si concluse con l’arresto di Dzhokhar; il 7 gennaio del 2015 i fratelli Saïd e Chérif Kouachi, due cittadini francesi di 34 e 32 anni, attaccarono la redazione di Charlie Hebdo a Parigi e furono uccisi il 9 gennaio a Dammartin-en-Goële, nel dipartimento di Senna e Marna, dopo che si erano barricati all’interno di un capannone industriale.

Queste storie, dice lo Spiegel, hanno rappresentato un problema per Mourad, che non solo ha dovuto accettare il fatto di avere come fratello un fanatico attentatore, ma ha anche dovuto dimostrare che lui non c’entrava niente. Nelle settimane dopo l’attacco, alcuni studenti lo evitarono e la polizia inviò una mail ai suoi insegnanti chiedendo di fare in modo che non venisse molestato. «Ci hanno consigliato di cambiare il nostro cognome. Ma questa non è una soluzione: è il mio nome, il nome di mio padre». Dopo gli attentati, lo scorso maggio Mourad ha vinto una medaglia d’oro ai Campionati Europei di Montreux, in Svizzera. Durante la cerimonia di premiazione, ha chiuso gli occhi, poi ha mostrato la sua medaglia d’oro alle telecamere, ha firmato autografi e rilasciato interviste. E ha detto di voler dedicare la vittoria alla sua famiglia:

È arrabbiato con Najim?

«No. Quello che ha fatto è terribile, ma sono arrabbiato soprattutto con le persone che lo hanno portato a farlo».

Le manca Najim?

«Mi manca come un fratello. Ma non per quello che ha fatto».

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