(Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)
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  • venerdì 29 Luglio 2016

Paul Pogba è davvero così forte?

Solo quattro anni fa quasi nessuno lo conosceva, ora invece il Manchester United vuole comprarlo per 110 milioni di euro

(Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Paul Pogba è un centrocampista francese di 23 anni e gioca nella Juventus da quattro stagioni. Molti lo considerano uno dei più forti calciatori al mondo, e a breve – «questione di ore», come si dice – potrebbe tornare al Manchester United, la squadra in cui ha giocato prima di arrivare in Italia, quando ancora nessuno che non si occupasse di calcio giovanile sapeva il suo nome. In questi quattro anni Pogba è passato dall’essere un giovane di grande potenzialità a uno dei più apprezzati e pagati del mondo: il suo trasferimento potrebbe diventare il più costoso della storia del calcio se le cifre che si leggono in giro – 110 milioni di euro – sono vere. La domanda di conseguenza è semplice: Pogba è davvero così forte?

La storia di Pogba, per cominciare
Paul Pogba è nato il 15 marzo 1993 a Lagny-sur-Marne, un quartiere vicino Parigi, da una famiglia emigrata dalla Guinea. Ha iniziato a giocare a calcio a sei anni con il Roissy-en-Brie, poi è passato al Torcy. Nel 2007 ha iniziato a giocare con il Le Havre, con cui ha raggiunto la finale per lo scudetto del campionato nazionale under 16. Già quando era adolescente si iniziò a capire che poteva diventare molto forte: era alto e fisicamente potente, bravo nel dribbling e nei passaggi ma anche nel rubare i palloni agli avversari.

Nel 2009 Pogba si trasferì al Manchester United – dopo una storia complicata che portò il Le Havre a lamentarsi con la FIFA – dove giocò soprattuto nel settore giovanile. In prima squadra giocò invece solo sette partite, senza fare grandi cose. Parlando di quegli anni e di Alex Ferguson che allora allenava il Manchester United, Pogba ha detto: «Mi diceva che sarebbe venuto il mio momento ma poi non arrivava mai». In un’altra occasione Pogba ha anche detto: «Ferguson non ha dimostrato a sufficienza di volermi nella sua squadra. Anche se ha speso belle parole su di me e sul mio potenziale, resta aria fritta se non posso dimostrare nulla».

Francesco Paolo Giordano ha spiegato su Undici che Pogba dimostrò anche altre due qualità: gentilezza e personalità. «La stessa che poi mette in campo, la stessa che gli dice di prendersi responsabilità anche se ha vent’anni, poco meno o poco più. O ce l’hai o non ce l’hai. A 13 anni, nella squadra del Torcy dove era appena arrivato, lo vollero capitano. Come in seguito nell’Under 16, nell’Under 17 e nell’Under 20 francese». Parlando invece di gentilezza: «A Torcy e poi a Le Havre lo ricordano come un ragazzo gentile, disponibile e sempre sorridente. Un modo di fare che è sempre piaciuto a tutti, compagni e allenatori. E alla voce “quella volta che Pogba creò problemi”, niente, la casella corrispondente è vuota. Un ragazzone a posto, una storia di crescita da romanzo di formazione perbenista e conformista».

La Juventus prese Pogba nell’estate del 2012, sfruttando il fatto che il suo contratto con il Manchester United era finito. Pogba debuttò in Serie A nel settembre 2012, contro il Chievo Verona, e segnò il suo primo gol a ottobre, contro il Napoli. La Gazzetta dello Sport scrisse: «È un ragazzino di cui sentiremo parlare parecchio»: per la Juventus ha giocato 178 partite ufficiali, facendo 43 assist e 34 gol.

In Italia Pogba è diventato molto forte, giocando soprattutto come mezz’ala, un ruolo del centrocampo in cui si deve saper fare un po’ tutto: pressare, difendere, fare passaggi agli attaccanti e, quando capita, andare in attacco e provare a tirare, spesso da fuori area. Pogba è alto un metro e 91 centimetri, è ambidestro ed è apprezzato soprattutto per la sua bravura nei tiri da lontano, per la sua grande tecnica (che gli permette di fare dribbling e passaggi molto precisi) e per le doti atletiche che gli permettono di recuperare palloni molto difficili: uno dei suoi soprannomi è Polpo Paul, per il modo in cui usa le gambe. Pogba può giocare anche in altri ruoli del centrocampo: potrebbe fare il regista (come Andrea Pirlo) e volendo anche il trequartista, un ruolo in cui in realtà non ha però giocato quasi mai. Da quando è arrivato alla Juventus Pogba è stato allenato da Antonio Conte e Massimiliano Allegri ed è via via diventato uno di quei “titolari fissi”, che se stanno bene o anche solo benino giocano praticamente sempre. Nel 2015 Pogba è stato scelto tra i 23 finalisti per il Pallone d’Oro, il più importante riconoscimento individuale per un calciatore. La stagione 2015/16 è stata anche quella in cui Pogba ha giocato con il numero 10 della Juventus, che prima era stato di Michel Platini, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero e Carlos Tevez. In un articolo dell’Ultimo Uomo del luglio 2015, Fabio Barcellona ha scritto:

I paragoni con giocatori tutti molto diversi tra loro testimoniano l’eccezionalità di Paul Pogba. È Rijkaard o Vieira, perché se gioca davanti la difesa, con le sue lunghe leve riesce a intercettare palloni e avversari come un mediano difensivo. È Yaya Touré, perché con la sua falcata copre tutto il campo, con il pallone e senza pallone. È Zinedine Zidane, perché è capace di danzare tra gli avversari e mettere in compagni in porta. Tira da fuori come pochi al mondo, di testa e in acrobazia è un centravanti, non ha alcun problema a lanciare lungo, dribbla sullo stretto, è devastante in campo aperto ed è capace come pochi di dare strappi alle partite.

Al momento non è ancora sicuro che Pogba andrà al Manchester United ma è molto, molto, probabile. La Juventus quest’estate ha speso molti soldi per comprare il centrocampista della Roma Miralem Pjanic, il giovane trequartista croato Marko Pjaca e, soprattuto, Gonzalo Higuaín, fortissimo attaccante argentino. Solo per lui la Juventus ha speso 90 milioni di euro: è stato il più costoso trasferimento del campionato italiano e il terzo più costoso al mondo, e la società avrà probabilmente bisogno di vendere qualcuno per rientrare delle spese.

Quanto è forte Pogba?
Quando Pogba decise – si propose lui – di giocare con il 10 qualcuno si disse che era troppo ambizioso e, in un certo senso, non ancora pronto. È una cosa che, quando si sente parlare di Pogba, capita di sentire piuttosto spesso. Di lui si dice che sia oggettivamente bravissimo dal punto di vista tecnico ma incostante e non sempre determinante. Molti osservatori – e anche i suoi allenatori – lo hanno per esempio spesso rimproverato per essere uno di quei giocatori che “cerca la giocata difficile”, che preferisce cercare un dribbling complicato e non necessario, magari nel momento sbagliato e nella parte sbagliata del campo, piuttosto che un più semplice e più utile passaggio.

Le critiche a Pogba si sono intensificate durante gli Europei, a cui arrivava come “giocatore simbolo della Francia”. Dopo aver fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili Pogba ha debuttato nella Nazionale “maggiore” nel marzo 2013 e da allora ha giocato 38 partite e segnato 6 gol. Gli Europei – che la Francia ha giocato in casa – erano però la prima competizione internazionale in cui ci si aspettava davvero che Pogba facesse qualcosa di molto importante. L’ha fatto solo in parte: la Francia ha perso in finale contro il Portogallo e le sue prestazioni sono state criticate. Secondo la maggior parte degli osservatori Pogba ha giocato spesso male e a volte così-così e in una partita non era nemmeno tra i titolari. È però anche vero che, ogni tanto, Pogba è riuscito a fare cose da Pogba, come ad esempio il dribbling e l’assist per Antoine Griezmann nella semifinale che la Francia ha vinto contro la Germania.

Micah Peters ha scritto su The Ringer che secondo lui «era soprattutto colpa di Didier Deschamps, l’allenatore della Francia». Peters ha spiegato che Deschamps ha messo Pogba a giocare accanto a Blaise Matuidi, un giocatore con caratteristiche troppo simili alle sue: una coppia che sta bene sulla carta, ma non nella pratica.

Un’altra, più approfondita, difesa degli Europei di Pogba l’ha fatta Daniele Manusia sull’Ultimo Uomo. Manusia ha scritto – l’8 luglio, prima della finale degli Europei – che Pogba aveva finalmente iniziato a essere minimalista, a evitare cioè molte delle giocate spettacolari che fino a prima tentava troppo spesso.

Va cambiata anche la categoria secondo cui da Pogba ci si deve aspettare sempre qualcosa di grande: con la Francia sta dimostrando di essere più raffinato di quanto non lo siano i suoi critici, che non si prendono la briga di valutare le sue prestazioni all’interno del contesto della gara. Pogba sta giocando come se non dovesse dimostrare niente a nessuno, si è assunto la responsabilità di un ruolo delicato e sa bene dove fermarsi.

A differenza degli altri fenomeni della nostra epoca Pogba è un centrocampista e fa in maniera fenomenale (con una sensibilità nei confronti della palla fenomenale, con una tranquillità fenomenale, con un dominio fisico fenomenale) le cose normali che fanno i centrocampisti. È anche capace di cose eccezionali, ma questo non deve ingannarci quando lo guardiamo giocare, soprattutto non deve diventare la sua condanna.

C’è però chi, anche prima degli Europei, sosteneva e sostiene che Pogba sia un giocatore molto sopravvalutato. Tra loro – e forse è il più convinto di loro – c’è Gary Lineker, che ora fa il commentatore sportivo e negli anni Ottanta e Novanta è stato un fortissimo attaccante inglese (è, tra l’altro, quello famoso per la frase «il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince»). Prima degli Europei Lineker si chiese su Twitter se Pogba fosse il giocatore più sopravvalutato di sempre, dopo gli Europei ha scritto: «Paul Pogba è ancora molto giovane. Ma al momento è lontanissimo da Zinedine Zidane e Michel Platini. Potrebbe però diventarlo. Si vede che ha talento. Copre bene il campo, la sua tecnica è molto buona e nelle palle alte è fortissimo. La questione è se riuscirà a fare il salto per diventare fortissimo. Ha chiaramente un sacco di potenziale».

Parlando di Pogba, Andrea Pirlo – che ci ha giocato insieme alla Juventus e dovrebbe intendersene dell’argomento “centrocampisti forti” – ha detto: «È il miglior giovane che ho visto. Dal primo allenamento ho capito che era forte. Era ancora molto magro, ma le sue gambe arrivavano dappertutto. Adesso è grande e grosso, ma è soprattutto divenuto ancora più forte». Roy Keane – un altro (lui ex) centrocampista niente male, che ha giocato per più di 10 anni al Manchester United ha invece detto: «Quando guardi Pogba, pensi al suo potenziale. È ancora giovane e maturerà parecchio nei prossimi anni. Per questo avrebbe senso riportarlo allo United. Ha tutto per diventare il top player dei prossimi dieci anni».

Non c’è ancora nessuno che dica che Pogba è il giocatore più forte del mondo, sono però in molti a pensare – anche quelli che lo criticano – che abbia tutto per diventarlo. Lionel Messi e Cristiano Ronaldo – i due migliori al mondo ormai da un po’, senza discussione – hanno 29 e 31 anni: per fortuna di tutti quelli che guardano il calcio continueranno a giocare ancora per un po’ ed è prevedibile che per almeno altri due-tre anni i migliori al mondo continueranno a essere loro. Tra i giocatori più giovani ci sono invece soprattutto Paul Pogba e Neymar, attaccante brasiliano del Barcellona, che ha 24 anni. A differenza di Neymar, Messi e Ronaldo, Pogba è però un centrocampista, un giocatore il cui impatto sulla squadra è più difficile da valutare (per gli attaccanti è più facile: basta, anche se non è tutto, guardare i gol e gli assist). È difficile dire quanto può valere Pogba e se i soldi che il Manchester United sembra vicino a pagare per lui siano troppi o giusti: i numeri – e i giudizi della maggior parte degli esperti – dicono che Pogba sta migliorando da anni e continuerà a farlo. La logica dice che il campionato inglese – fisico ma anche con molti più spazi di quello italiano – potrebbe essere quello giusto per Pogba. Il fatto che andrebbe a giocare con Ibrahimović – un altro che è fortissimo e anche spettacolare – e per Mourinho, fa pensare che per il Manchester United potrebbe essere un interessante affare, anche a livello di marketing.