• Mondo
  • venerdì 29 luglio 2016

I separatisti corsi contro l’ISIS

I militanti del FLNC hanno scritto un comunicato con tre messaggi per avvisare gli islamisti radicali delle conseguenze di eventuali attacchi in Corsica

Un gruppo separatista corso, 2003 (AFP/Getty Images)

Il 28 luglio uno dei principali gruppi militanti in lotta dagli anni Settanta per la separazione della Corsica dalla Francia, il “Fronte di Liberazione Nazionale Corso del 22 ottobre” (FLNC du 22-Octobre), ha pubblicato un comunicato stampa sugli attacchi islamisti compiuti negli ultimi mesi in Francia e in altri paesi. Nel testo il FLNC manda tre diversi messaggi: ai «musulmani di Corsica», per chiedergli di manifestare contro il radicalismo islamista, agli «islamisti radicali di Corsica» per avvisarli sulle conseguenze di eventuali attacchi sull’isola e «allo Stato francese» ritenuto responsabile dell’attuale forza dello Stato Islamico. Infine, dice il comunicato che il FLNC, lo scorso giugno, ha sventato un attentato organizzato dallo Stato Islamico in Corsica in un «luogo pubblico».

Una premessa, di chi parliamo
FLNC du 22-Octobre è nato il 22 ottobre del 2002 da una separazione dal gruppo originario, il Fronte di Liberazione Nazionale Corso fondato nel 1976, che nel 1999 aveva deciso di avviare un processo di pace. Il FLNC, nel corso di quarant’anni, ha organizzato migliaia di attentati, ha compiuto assalti contro banche, edifici pubblici sia civili che militari, è stato accusato di rapine a mano armata ed estorsioni attraverso l’imposizione delle cosiddette “tasse rivoluzionarie”. Lo scorso maggio il FLNC du 22-Octobre aveva annunciato che le sue “operazioni militari” sarebbero terminate il prossimo 22 ottobre precisando in un comunicato che l’annunciata “fine delle operazioni militari” non avrebbe corrisposto a una “deposizione delle armi”.

La tregua era stata decisa per consentire alla nuova Assemblea territoriale, guidata dai nazionalisti, «di adempiere al suo mandato con serietà». Alle elezioni regionali francesi dello scorso dicembre, infatti, i nazionalisti corsi guidati dal sindaco di Bastia, Gilles Simeoni, avevano ottenuto con la lista “Per a Corsica” più del 35 per cento dei voti, vincendo contro la sinistra (fino ad allora al potere) ma anche contro la destra (penalizzata da una serie di divisioni interne) e contro l’estrema destra del Front National. La loro vittoria era stata definita “storica”.

Cosa dice il comunicato
Il comunicato inizia dicendo che la lotta per liberazione nazionale non è finita e che aver iniziato un processo di demilitarizzazione progressiva non significa per la loro organizzazione «restare in silenzio» o «non reagire alla situazione internazionale». I numerosi attentati dello Stato Islamico che hanno colpito negli ultimi mesi soprattutto la Francia «ci spingono a prendere una posizione sia come corsi sia come militanti politici».

FLNC si rivolge innanzitutto ai musulmani che vivono in Corsica e che vivono, dunque, «in quella parte del mondo che gli ideologi dello Stato Islamico chiamano “zona grigia”, dove l’Islam convive con le altre religioni». FLNC chiede ai musulmani che vivono in Corsica di «resistere» per vincere il fanatismo: «Resistere con noi non significa che ci aspettiamo che rinneghiate le vostre origini o la vostra religione, ma significa prendere posizione, manifestando al nostro fianco contro l’Islam radicale (…) segnalando le derive che riscontrerete tra i giovani insoddisfatti tentati dalla radicalizzazione, non ostentando dei simboli religiosi evidenti (nikab, burka) che sottolineano più la lontananza che la vicinanza culturale necessaria a vivere insieme».

Rivolgendosi poi agli «islamisti radicali» che vengono descritti come dei «predicatori di morte» FLNC avverte che «ogni attacco contro il nostro popolo avrà da noi una risposta specifica e senza scrupoli». L’organizzazione dice di aver incontrato nel 2014 ad Ajaccio gli imam che predicano in Corsica e che durante quella riunione gli imam avrebbero ammesso che era in corso sull’isola una crescente radicalizzazione, ma che la situazione era ancora sotto controllo. «Questo controllo, nel sud della Corsica, l’hanno perduto», scrivono i separatisti. E citano quanto avvenuto ad Ajaccio nel dicembre del 2015 quando una telefonata richiese l’intervento dei vigili del fuoco in un quartiere popolato da molti immigrati. Una volta arrivati, poliziotti e pompieri, che si trovavano ancora dentro i veicoli ed erano quindi parzialmente protetti, vennero però attaccati da una ventina di persone armate di spranghe e mazze da baseball. L’episodio aveva causato scontri e proteste anti-islamiche in città perché gli autori dell’attacco erano stati individuati in alcuni residenti musulmani del quartiere. FLNC scrive di aver cercato di capire se quell’episodio fosse un evento occasionale o facesse parte di un progetto più ampio di destabilizzazione: conclude dicendo che si è trattato di un evento ben organizzato e di un tentativo di cominciare a diffondere l’islamismo radicale. «Noi ci siamo dunque preparati».

Infine, i militanti corsi si sono rivolti allo stato francese dicendo che il mondo occidentale in generale non può avere la «coscienza pulita» per quanto sta avvenendo in Medio Oriente e che è «dunque in gran parte responsabile della catastrofe che noi stiamo vivendo». Citano Bush e l’Iraq, l’Afghanistan, il Mali e la crisi in Siria. Dicono che attualmente la Francia è in guerra, che deve abbandonare la propria «propensione a intervenire militarmente» dando invece delle «lezioni di democrazia al mondo intero se vuole evitare che i conflitti che semina tornino indietro come un boomerang sul suo territorio». E ancora: «Gli algerini, i marocchini, i corsi, i baschi, i vietnamiti, i maliani e tanti altri. Noi tutti abbiamo subito la colonizzazione della Francia».

FLNC scrive poi che se dovesse esserci un attentato in Corsica il governo francese ne sarebbe responsabile perché «sa dei salafiti in Corsica». Dice che «sarebbero otto» e dicono infine di sapere con certezza «che uno degli imam della Corsica è un informatore della polizia». I separatisti, senza dare dettagli o specifiche, affermano anche di aver sventato lo scorso giugno «un attacco sul nostro territorio in un luogo pubblico». Alla fine il comunicato chiede ai corsi di essere vigili e di mantenere la calma «di fronte alla barbarie», precisa che FLNC non è un rifugio di frustrati, xeonofobi o razzisti e cita il subcomandante Marcos: «Non è perché siamo forti che abbiamo ragione, è perché abbiamo ragione che siamo forti».

Le reazioni al comunicato riportate dal giornale corso Corse Matin sono state molto diverse: c’è chi ha detto che è stata una presa di posizione positiva, chi l’ha giudicata totalmente irresponsabile e chi dice che FLNC «con questa novità e con queste idee condivise dal 90 per cento della popolazione» sta cercando di tornare nella scena politica.