Saint-Étienne-du-Rouvray, in Francia (MATTHIEU ALEXANDRE/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 27 Luglio 2016

Cosa sappiamo di Adel Kermiche

Uno dei due attentatori della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Normandia, aveva provato ad andare a combattere in Siria per due volte ed era in libertà condizionata

Saint-Étienne-du-Rouvray, in Francia (MATTHIEU ALEXANDRE/AFP/Getty Images)

Negli ultimi due giorni sono emersi nuovi dettagli sull’identità di uno dei due attentatori della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, un comune francese di circa 29mila abitanti del dipartimento della Senna Marittima, in Normandia. L’attacco è cominciato la mattina del 26 luglio durante una messa: i due assalitori hanno preso cinque persone in ostaggio e ne hanno sgozzata una, il sacerdote 84enne Jacques Hamel, prima di essere uccisi a loro volta dagli agenti di polizia arrivati sul posto. L’attentatore identificato si chiamava Adel Kermiche, aveva 19 anni e nonostante non avesse ricevuto condanne a suo carico era conosciuto ai servizi di intelligence francesi: nel 2015 aveva provato per due volte ad andare in Siria, ma era stato fermato prima di arrivarci. Il secondo attentatore non è stato ancora identificato anche se Amaq, una sorta di agenzia di stampa dell’ISIS, ha diffuso un video che mostra Adel Kermiche e un altro uomo, probabilmente il suo complice, giurare fedeltà allo Stato Islamico (ISIS) prima dell’aggressione. Nel video, che dura un minuto, uno dei due parla in arabo mentre l’altro annuisce tenendo in mano un foglio di carta con sopra la bandiera dell’ISIS. Alla fine pregano insieme ad alta voce.

Kermiche era nato da due genitori che si erano trasferiti in Francia dall’Algeria. Aveva provato ad andare in Siria per la prima volta il 23 marzo 2015, quando ancora era minorenne. Era stato però fermato lo stesso giorno a Monaco di Baviera, in Germania, dopo che la polizia aveva ricevuto una denuncia di scomparsa dai suoi famigliari. Una volta fatto ritorno in Francia, ha detto il procuratore di Parigi François Molins, Kermiche era stato arrestato e sottoposto a libertà vigilata con obbligo di firma. Sei settimane dopo il primo tentativo, Kermiche ci aveva riprovato, questa volta insieme a un suo amico di 16 anni. L’11 maggio 2015 i due erano partiti insieme diretti in Siria: erano passati da Ginevra, in Svizzera, e poi erano arrivati a Istanbul. Qui i controlli antiterrorismo avevano funzionato bene, scrive BFMTV: i due erano stati arrestati dalla polizia turca ed erano stati rimandati in Francia, dove Kermiche era stato incriminato ed era stato incarcerato.

Kermiche era rimasto in carcere per dieci mesi e il 18 marzo era stato rilasciato. Aveva comunque l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico alla caviglia e di risiedere in casa dei suoi genitori: poteva lasciare l’abitazione solo tra le 8.30 e le 12.30, ed è proprio in questo lasso di tempo che è stato compiuto l’attacco nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, la sua città.

Le ultime ricostruzioni dei giornali francesi su Kermiche hanno raccontato una persona disturbata e affascinata dall’idea di jihad. Le Monde ha pubblicato alcuni dettagli del suo passato, che per esempio mostrano come Kermiche avesse dei “disturbi psicologici” già a sei anni, per i quali veniva ricoverato regolarmente in ospedale (altre testimonianze simili e più recenti di persone che conoscevano Kermiche sono state raccolte da diversi giornali francesi). Un adolescente che lo conosceva ha raccontato alla radio francese RTL, riferendosi all’attacco nella chiesa: «Non ero sorpreso, ne parlava sempre. Parlava dell’Islam, di cose come questa che voleva fare. Parlava del Corano e della Mecca e mi disse “attaccherò una chiesa”. Me lo disse due mesi fa mentre lasciava la moschea. Lo giuro sulla vita di mia madre, non gli credetti».

Tribune de Genève, quotidiano svizzero in lingua francese, ha incontrato la madre di Kermiche. La donna ha raccontato che Kermiche si era radicalizzato dopo gli attacchi a Parigi del gennaio 2015, quelli contro Charlie Hebdo e contro il supermercato kosher. Mentre prima era un ragazzo «allegro, gentile, che amava la musica e uscire con gli amici», ha raccontato la madre, dopo Parigi era diventato riservato, aveva cominciato a frequentare la moschea e a riprendere i suoi parenti non praticanti sulle regole dell’Islam da seguire. NouvelObs ha scritto che dopo il suo primo tentativo di raggiungere la Siria, i religiosi della moschea locale gli avevano chiesto di non farsi più vedere durante la preghiera; a quanto pare la loro richiesta non fu soddisfatta.