(Pascal Le Segretain/Getty Images)

Paul Schrader: bravo regista, bravissimo sceneggiatore

Compie oggi 70 anni: ha diretto "American Gigolo" e ha scritto le sceneggiature di "Yakuza", "Toro Scatenato" e "Taxi Driver" (e basterebbero, ma ce ne sono anche altri)

(Pascal Le Segretain/Getty Images)

Paul Joseph Schrader – sceneggiatore e regista – compie oggi settant’anni. Ha diretto molti film – il più famoso è American Gigolo, il thriller del 1980 con Richard Gere – ma è da sceneggiatore che si è preso un bel posto nella storia del cinema: ha scritto sceneggiature che sono diventate film di Sydney Pollack, Brian De Palma, Peter Weir e Martin Scorsese: Obsession – Complesso di colpa, Mosquito Coast, Yakuza,Taxi Driver, Toro Scatenato e Al di là della vita. Schrader è stato uno dei più importanti protagonisti della New Hollywood, il periodo tra gli anni Sessanta e Settanta in cui arrivarono nuovi registi – Scorse, Coppola, Spielberg, Lucas, Altman e Allen – e nuovi attori – Pacino, Hoffman, De Niro, Nicholson – che cambiarono il cinema statunitense affrontando nuovi temi (spesso problematici) e, in generale, facendo tornare al cinema tanta gente che aveva smesso di andarci. Schrader ci mise del suo: molti dei film che scrisse o diresse parlano di protagonisti tormentati, soli, autodistruttivi e tutt’altro che eroici in quello che facevano. Un buon concetto per capire certi film di Schrader è quello del “man in a room“: c’è un uomo solo in una stanza e anche solamente da quello che fa o dice si capisce che è tormentato, depresso e violento. Alcuni suoi film sono accomunati da scene di questo tipo.

Molti dei film di Schrader sono basati su storie biografiche scritte da altri; lui ha però spiegato che ci sono anche componenti autobiografiche, perché in molte delle sceneggiature che ha scritto ha provato a mettere qualcosa di quando anche lui è stato da solo in qualche stanza, senza pensieri particolarmente gioiosi. «Mi affascinano le persone che vogliono essere qualcosa ma si comportano in modo opposto a quello in cui dovrebbero. Quelli che dicono: “Voglio essere felice, e poi fanno tutte quelle cose che li rendono infelici”».

Schrader è nato a Grand Rapids, nel Michigan, il 22 luglio 1946, e la sua famiglia era molto calvinista: fu educato in modo rigido e, tra le altre cose, gli fu impedito di vedere film per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Forse non poter andare al cinema non era però il maggiore dei suoi problemi. Schrader ha detto che la sua famiglia «credeva in un verissimo inferno e in un verissimo male». Ha anche raccontato che quando era piccolo sua madre gli prese il pollice e lo punse con un ago, aggiungendo: «Hai sentito il dolore, quando ti ho punto l’ago? Ecco l’inferno è così. Sempre». Schrader vide il suo primo film a 18 anni – Le folli notti del dottor Jerryll, scritto e diretto da Jerry Lewis – e disse che non gli piacque per niente. Ne vide però altri che gli piacquero di più e decise di andare alla UCLA di Los Angeles, in California, per studiare cinema. Si laureò con una tesi dal titolo “Il trascendente nel cinema: Ozu, Bresson, Dreyer” e iniziò a lavorare come critico cinematografico e anche grazie all’aiuto della già famosa critica di cinema Pauline Kael si fece notare in quell’ambiente.

Grazie ai contatti nel cinema nella prima metà degli anni Settanta riuscì a far girare la sceneggiatura di un film sulla mafia giapponese scritto insieme al fratello maggiore Leonard, esperto di Giappone. Fu comprata per 325mila dollari e divenne Yakuza, il film del 1975 di Sydney Poitier.

Il film incassò poco ma ottenne alcune ottime recensioni grazie alle quali Schrader entrò nel giro della New Hollywood e in quello dei “movie brat” (i monelli del cinema): il nome dato a quei registi ventenni o trentenni appena usciti dalle scuole di cinema, con tante idee e un po’ d’arroganza nel voler cambiare il cinema. Nel 1976 Schrader scrisse la sceneggiatura di Obsession – Complesso di colpa di De Palma, un thriller che riprendeva il tema del doppio di La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock.

Nel 1976 uscì invece Taxi Driver: interpretato da Robert De Niro, diretto da Martin Scorsese e scritto da Paul Schrader, che disse di averlo scritto «per terapia personale, non per farne un progetto commerciale». Basò la sceneggiatura sugli anni in cui aveva vissuto a Los Angeles, studiando cinema e soffrendo di depressione. Taxi Driver racconta di un reduce della guerra in Vietnam di nome Travis Bickle (De Niro), che si mette a fare il tassista notturno a New York per problemi di insonnia. Vive solo, ha problemi di depressione e passa le serate nei cinema porno della città. Travis comincia a essere ossessionato dalla corruzione e dal crimine di New York, e decide di diventare una specie di giustiziere. Si procura una pistola e una sera uccide un criminale durante una rapina in un supermercato; un’altra sera nel suo taxi entra una giovanissima prostituta, Iris (Jodie Foster, allora tredicenne), che ha appena avuto una lite con il suo protettore Sport (Harvey Keitel). Travis sviluppa un’ossessione per Iris e un giorno la paga per stare con lui: invece di avere rapporti sessuali però, prova a convincerla a cambiare vita.

All’inizio Schrader propose la sua sceneggiatura a De Palma, a cui piacque subito («era la cosa più forte che avessi mai letto») ma che non capì come trasformarla in un film. Schrader voleva vendere la sceneggiatura per fare qualche soldo, dopo che la sua ragazza lo aveva buttato fuori di casa. In quel periodo aveva problemi di alcolismo e tendenze suicide, era ossessionato dalla pornografia e appassionato di armi: esattamente come Travis Bickle, il protagonista di Taxi Driver. La girò allora a De Niro, convinto che fosse l’unico attore in grado di interpretare il protagonista. De Niro era già molto famoso – nel 1975 aveva vinto l’Oscar come migliore attore non protagonista per Il Padrino – Parte II –  e ne parlò con Scorsese. Schrader, che non passava un gran periodo, era famoso per mettere a disagio la gente che conosceva e questo scoraggiò diversi registi e produttori a cui si rivolse. A Scorsese però la sceneggiatura piacque subito tantissimo: disse che gli sembrava di averla scritta lui stesso. C’è una foto di Scorsese e Schrader, sotto cui Scorsese scrisse: «Da un Travis all’altro».

Dopo Taxi Driver Schrader scrisse altre tre sceneggiature per Scorsese: quella di Toro Scatenato (il film del 1980 ispirato alla vita del pugile Jake LaMotta), quella di L’ultima tentazione di Cristo (che uscì nel 1988) e nel 2000 quella di Al di là della vita, un film con Nicolas Cage che è per certi versi simile a Taxi Driver, anche se molto meno bello. Nel 1986 Schrader scrisse anche la sceneggiatura di Mosquito Coast, un film d’avventura di Peter Weir, con protagonista Harrison Ford, in un ruolo quasi all’opposto di quello di Indiana Jones.

Dagli anni Settanta Schrader iniziò anche a fare il regista, spesso – ma non sempre – scrivendosi da sé le sceneggiature. Il suo primo film da regista è Tuta blu, un film su tre operai di Detroit traditi dal loro sindacato. Il più noto resta però American gigolò, anche se molti critici pensano che il suo più bel film da regista sia Mishima: Una vita in quattro capitoli, sulla vita dello scrittore giapponese Yukio Mishima, morto nel 1970.

Il più recente film di Schrader è Dog eat dog: un film presentato all’ultimo Festival di Cannes – basato su un romanzo di Edward Bunker e interpretato da Nicolas Cage e Willem Dafoe – che racconta la storia di tre uomini che escono dal carcere e devono provare a cavarsela. È il film in cu Schrader ha debuttato come attore.

Schrader ha anche diretto un film che non ha visto quasi nessuno: è un prequel dell’Esorcista del 2004,intitolato Dominion: Prequel to the Exorcist. Dopo che lui lo finì la casa di produzione disse che non era abbastanza “violento” e chiamò il regista Renny Harlin per ri-girarne quasi ogni scena. Il film di Harlin uscì nei cinema con il titolo L’esorcista – La genesi. Dominion: Prequel to the Exorcist fu invece mostrato a qualche festival cinematografico e nel 2005 ne fu fatta una versione in DVD. A Schrader era successa una cosa simile anche negli anni Settanta: aveva scritto la sceneggiatura per Incontri ravvicinati del terzo tipo ma Spielberg, che poi diresse il film, la rifiutò – pare perché aveva una “lettura religiosa” – e decise di riscriverla lui.