(AP Photo/John Locher)

È cominciata la convention dei Repubblicani

Ci sono stati l'invasione di campo di Stephen Colbert e il discorso di Melania Trump, MOLTO simile a quello di Michelle Obama nel 2008

(AP Photo/John Locher)

Lunedì 18 luglio è iniziata ufficialmente a Cleveland, negli Stati Uniti, la convention del Partito Repubblicano statunitense, che tra le altre cose sceglierà formalmente l’imprenditore Donald Trump come candidato alle elezioni presidenziali del prossimo 8 novembre, dopo la vittoria alle primarie del partito. Delle convention politiche americane recenti si dice sempre che sono dei grandi show, e non a torto: ma il primo giorno della convention di Trump non è stato particolarmente divertente né ben organizzato. Le cose più significative che sono successe sono queste cinque:

1. L’invasione di campo di Stephen Colbert
Per giunta vestito da quel personaggio di The Hunger Games, Caesar Flickerman. «So che non dovrei essere qui, ma siamo sinceri: nemmeno Donald Trump».

2. Le proteste dei “Never Trump”
Nel pomeriggio a un certo punto le delegazioni di nove stati, a maggioranza, hanno presentato una mozione per “liberare” tutti i delegati: cioè per permettere a tutti i delegati eletti con le primarie di votare secondo coscienza e non essere costretti a votare il vincitore delle primarie nel loro stato, come prevedono oggi le regole. Una mozione del genere, che era già stata proposta dai cosiddetti “Never Trump” – i Repubblicani che non vogliono Trump come candidato – ed era stata bocciata la settimana scorsa dalla commissione sul regolamento, avrebbe di fatto riaperto la partita: ogni voto sarebbe stato di nuovo in ballo, i delegati sarebbero stati liberi di votare chi volevano.

Nel caos generale seguito alla proposta, il dirigente del partito che presiedeva l’assemblea, il deputato Steve Womack, ha indetto un voto a voce: cioè chi è favorevole dice sì, chi è contrario dice no, e lui in base al rumore che sente capisce chi ha vinto. Solo che c’era veramente molto rumore e lui ha impiegato una frazione di secondo a dire che avevano vinto i sì. È scoppiato il finimondo. È stata ripetuta la votazione, nello stesso modo, con lo stesso esito. Alcuni delegati per protesta hanno lasciato la sala, altri hanno fatto dichiarazioni pesantissime prima di cena. Questi sforzi non potrebbero togliere la nomination a Trump nemmeno se andassero a buon fine: ma possono danneggiarlo rendendo inoltre evidente la caotica situazione del suo partito.

3. Il discorso di Pat Smith
Madre di uno dei soldati uccisi nell’attentato del 2012 a Bengasi, in Libia, Pat Smith ha detto di considerare Hillary Clinton «personalmente responsabile» della morte di suo figlio, e l’ha accusata di avergli mentito. È stato un discorso un po’ sgangherato, nella costruzione e nell’esposizione, ma questo lo ha reso spontaneo ed efficace, anche perché lei era evidentemente commossa. Nessuna inchiesta – neanche quella del Congresso guidata dai Repubblicani – ha riscontrato irregolarità o negligenze nel comportamento di Clinton rispetto ai fatti di Bengasi.

4. Il discorso di Rudy Giuliani
È stato il discorso più applaudito della serata e anche uno dei più sopra le righe. Giuliani – ex sindaco di New York, diventato popolarissimo dopo gli attentati dell’11 settembre – ha visto naufragare la sua carriera dopo la fallimentare candidatura alle primarie del Partito Repubblicano del 2008, ed era tempo che non aveva questa visibilità. L’ha ritrovata con Donald Trump, newyorkese come lui, che conosce da trent’anni.

5. L’ingresso di Donald Trump
L’unica cosa che ha tenuto fede alla promessa di spettacolo tamarro di questa convention, con tutto quel fumo e la sagoma di Trump. Ma anche per la violazione della prassi, che vuole che il candidato non si faccia vedere fino all’ultimo giorno. Trump si è fatto vedere, è salito sul palco per presentare sua moglie e già che c’era ha detto due o tre volte: «We are gonna win so big». Oh quanto vinceremo, ma quanto.

6. Il discorso di Melania Trump
Al termine di una serata il cui tema centrale è stato la sicurezza, e che quindi è stata trascorsa a parlare interamente di terrorismo e immigrazione clandestina, con tanto di discorsi da parte di parenti di persone uccise da immigrati clandestini, il discorso migliore è stato pronunciato secondo molti da Melania Trump, terza moglie di Trump, ex modella slovena e quindi a sua volta immigrata. Nonostante il suo accento molto duro, è stato l’unico discorso a soffermarsi un po’ su Donald Trump e il suo carattere, a torto o a ragione, e a umanizzare una persona che gli altri discorsi della serata avevano definito come una specie di incrocio tra Batman e un carroarmato. Dopo un po’ però è venuto fuori perché questo discorso era piaciuto così tanto: perché lo ha copiato da quello di Michelle Obama nel 2008.

Ops.

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