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  • martedì 19 luglio 2016

Per cosa è stato condannato Carlo De Benedetti

E cosa hanno deciso i giudici di primo grado sulle morti e le malattie causate dall’amianto negli stabilimenti Olivetti

Carlo De Benedetti (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Il processo di primo grado per le morti e le malattie causate da esposizione all’amianto negli stabilimenti della Olivetti è arrivato a sentenza ieri, lunedì 18 luglio. Gli imputati erano 17 ed erano accusati di omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Ci sono state tredici condanne e quattro assoluzioni: tra gli altri Carlo De Benedetti, imprenditore e proprietario del gruppo Espresso, è stato condannato a 5 anni e 2 mesi di prigione così come suo fratello Franco.

L’inchiesta
L’inchiesta della procura di Ivrea era partita nel 2013 dopo la morte avvenuta tra il 2008 e il 2013 per mesotelioma di alcuni ex operai della Olivetti, l’azienda fondata nel 1908 da Camillo Olivetti che produceva macchine da scrivere e calcolatori diventati popolari in tutto il mondo. Il mesotelioma è un tumore che colpisce la membrana che riveste i polmoni e che può derivare da una prolungata esposizione all’amianto. Nel 2012 c’era già stato un processo al termine del quale la Corte di Appello di Torino aveva condannato un ex dirigente della Olivetti: nelle motivazioni aveva scritto che a Ivrea erano stati «violati i principi basilari della sicurezza e igiene del lavoro».

Inizialmente nell’inchiesta della procura di Ivrea gli indagati erano 39, poi nel dicembre del 2014 la la procura stessa chiese il rinvio a giudizio per 33. Nell’ottobre del 2015 fu deciso che in 17 sarebbero andati a processo: tra loro anche i dirigenti dell’azienda tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Entrò nel processo come responsabile civile anche Telecom Italia, che nel 2003 era stata incorporata da Olivetti s.p.a.

Il processo era cominciato lo scorso gennaio e tra le parti civili c’erano anche sindacati, INAIL, Comune di Ivrea e Città metropolitana di Torino. Per l’accusa i dirigenti del gruppo non potevano non sapere dei rischi derivanti dal silicato, un talco a base d’amianto utilizzato nella produzione delle macchine da scrivere e delle stampanti e che avrebbe causato un tumore in quattordici dipendenti, dodici dei quali sono poi morti. I difensori dei dirigenti hanno invece sempre sostenuto che i loro clienti avevano preso tutte le misure conosciute a quel tempo per tutelare la salute dei lavoratori. Durante il processo sono stati ascoltati ex dipendenti, funzionari dell’INAIL, consulenti.

La giudice Elena Stoppini decise anche di richiedere una nuova perizia per chiarire le cause delle malattie e delle morti dei quattordici lavoratori coinvolti nel processo: la nuova indagine concluse che quattro dipendenti si fossero ammalati di un tumore diverso dal mesotelioma.

La sentenza
Nella sentenza di ieri del tribunale di Ivrea, Carlo e Franco De Benedetti sono stati condannati a 5 anni e 2 mesi di prigione: il primo, per il quale l’accusa aveva chiesto 6 anni e 8 mesi per omicidio colposo e lesioni, è stato amministratore delegato e presidente del gruppo tra il 1978 e il 1996, il secondo è stato amministratore delegato dal 1978 al 1989, vicepresidente dal 1989 al 1992 e consigliere di amministrazione fino al 1993. L’ex ministro Corrado Passera, amministratore delegato tra il 1992 e il 1996, è stato condannato a un anno e 11 mesi. Altri dieci dirigenti sono stati condannati a pene che vanno dai 4 anni a un anno di carcere. «La diversa gradazione delle pene inflitta ai manager» precisa Repubblica «è legata alla lunghezza del periodo di permanenza alla guida della società e alle misure che furono o non furono prese in quel lasso di tempo per evitare l’esposizione all’amianto».

Quattro persone sono state invece assolte. Tra loro: Roberto Colaninno, che doveva rispondere di un solo caso, così come Camillo Olivetti, unico componente della famiglia che aveva fondato l’azienda, e Onofrio Bono, all’epoca responsabile del servizio di prevenzione.

Gli imputati sono stati condannati anche a pagare risarcimenti alle parti civili: la somma di questi risarcimenti, precisa il Sole 24 Ore, sarà stabilita in giudizio civile, ma già ieri il tribunale ha condannato al pagamento immediato di un acconto sul risarcimento complessivo. In totale i risarcimenti richiesti sono pari a circa 2 milioni di euro.

Carlo De Benedetti è stato riconosciuto colpevole di sette morti e di due casi di lesioni. La giudice ha anche ordinato il trasferimento delle carte alla procura di Ivrea per nuovi accertamenti su Carlo De Benedetti in relazione ad altre tre morti non causate da mesotelioma, ma da un altro tipo di cancro: si dovrà indagare se anche queste morti sono state causate dall’esposizione all’amianto.

Dopo la sentenza, De Benedetti ha detto di essere «stupito e molto amareggiato per la decisione del Tribunale di Ivrea di accogliere le richieste manifestamente infondate dell’accusa». Ha precisato di essere stato condannato per reati che non ha commesso e ha anche annunciato che presenterà ricorso in appello. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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