10 libri sull’estate

Due crociere, cinque estati adolescenti, uno tsunami, un resort di lusso e, naturalmente, un'estate di passione

La copertina del numero del 6-13 giugno del New Yorker, disegnata da Malika Favre

Viaggi e vacanze sono situazioni ideali per la letteratura, perché sospendono legami e abitudini, rimescolano i fatti e riaprono i giochi. L’estate fa il resto: quando c’è più caldo, più tempo e più temporali è più difficile rimanere tranquilli. Per accompagnare l’estate in corso, abbiamo scelto dieci estati e dieci libri, molto diversi tra loro, ma ognuno a suo modo esemplare.

Quello che non c’è è moltissimo, va ammesso: mancano Gita al faro di Virginia Woolf, Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald, Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, Le vacanze del piccolo Nicolas e quelle del commissario Maigret, non ci sono i viaggiatori e camminatori: Bruce Chatwin, Patrick Leigh Fermor, William Heat Moon, Bill Bryson; e neppure tutti i delitti estivi – sul Nilo o sull’Orient Express e sotto il sole – escogitati da Agatha Christie.

Quello che c’è è questo: due crociere, cinque estati adolescenti, uno tsunami e le sue conseguenze, un resort di lusso in Spagna frequentato da inglesi e, naturalmente, un’estate di passione (come cantava Sergio Caputo: «Stilo il mio dossier sul bovarismo estivo»).

(Questi invece sono i libri per l’estate consigliati sul Post da Francesco Cataluccio).

Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace è un reportage che racconta una settimana in una crociera di lusso ai Caraibi, scritto per la rivista Harper’s nel 1996. Lo stile è quello di Wallace, pieno di divagazioni astruse, di note lunghe pagine, che si reggono su uno sguardo unico.

«Ho visto un sacco di navi bianche veramente enormi. Ho visto frotte di pesciolini con le pinne luccicanti. Ho visto un parrucchino in testa a un ragazzo di tredici anni. (Ai pesci luccicanti piaceva ammucchiarsi tra la carena e il cemento delle banchine ogni volta che attraccavamo.) Ho visto la costa settentrionale della Giamaica. Ho visto e ho sentito la puzza di tutti i 145 gatti che vivono nella villa di Ernest Hemingway a Key West in Florida. Ora conosco la differenza tra Bingo e Superbingo, e cosa significa quando il jackpot del Bingo va “a palla di neve”. Ho visto videocamere che praticamente richiedevano un carrello; ho visto valigie fosforescenti e occhiali da sole fosforescenti con cordicelle fosforescenti e più di venti tipi diversi di ciabatte infradito. Ho sentito tamburi da banda di paese e ho mangiato frittelle di sgombro e ho visto una donna in lamé argentato che vomitava a getto dentro un ascensore di vetro».

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Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron racconta l’estate di James, un ragazzo newyorkese di 18 anni che ha finito il liceo e dovrebbe decidere a quale università iscriversi. Intanto lavora nella galleria gestita da sua madre, ma è più un modo per passare il tempo che un vero lavoro. James è solitario, non ha molti amici tra i suoi coetanei e il fatto che faccia fatica a inserirsi ricorda un po’ le difficoltà di un altro adolescente famoso del mondo dei libri, Holden Caulfield, quello di Il giovane Holden. Nel corso dell’estate James fa un po’ di guai e si scoprono le cause delle sue difficoltà a socializzare con gli altri adolescenti. Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film del 2011, diretto dal regista italiano Roberto Faenza.

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Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère non è un libro estivo nell’emisfero boreale – i fatti si svolgono durante il Natale del 2004 – e non è un libro sulle vacanze. È un libro su come quello che ti riguarda si presenti anche quando sei lontano, e come non si possa fuggire dalle “vite che non sono le nostre”. Carrère era in vacanza in Sri Lanka nei giorni dello tsunami: il libro racconta come arrivò e che cosa si portò via, descrive la distruzione e il dolore di una coppia di francesi a cui il mare portò via la figlia Juliette di quattro anni, rendendo impossibile il ritorno perché la tragedia avrebbe modificato anche la Parigi da cui Carrère era partito.

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Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren è un classicissimo per l’infanzia pubblicato nel 1964 (titolo originale: Vi på Saltkråkan). Un gruppo di bambini di diverse età, alcuni in arrivo dalla città, altri del posto, trascorre il mese di giugno a Saltkråkan, l’isola dei gabbiani. Le loro avventure sono raccontate da Karin, la più grande dei ragazzi Merkersson, nel diario che tiene in due anni diversi. Non succede niente di speciale, a parte i cani, i conigli e i casini che combina il padre scrittore. Però dentro c’è a luce lunghissima dell’estate di quando si è piccoli.

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IT di Stephen King è un romanzo del 1986. Nell’estate del 1958 un gruppo di bambini scopre nelle fogne di Derry, una tranquilla cittadina del Maine, una creatura mostruosa e muta-forma, capace di trasformarsi nelle peggiori paure di ognuno di loro. La prima apparizione di It è sotto forma di pagliaccio. Ritornerà molti anni dopo quando i ragazzi sono già adulti. Al rapporto tra estate e infanzia, Stephen King ha anche dedicato uno dei suoi racconti più belli – Stand by me – nella raccolta Stagioni diverse.

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Bellas Mariposas è l’ultimo racconto di Sergio Atzeni. Al momento della morte di Atzeni, avvenuta nel 1995 a 43 anni a causa di un’onda nell’isola di Carloforte, il racconto non era ancora stato inviato all’editore. Il racconto è ambientato in un 3 agosto degli anni novanta, e le protagoniste sono due ragazzine di 11 e 13 anni della periferia di Cagliari. La storia si svolge nel quartiere di Santa Lamenera, che in realtà è Is Mirrionis. Dal racconto, che è scritto in cagliaritano (mariposas significa farfalle), nel 2012 è stato tratto un film di Salvatore Mereu.

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Cocaine nights di James Ballard è un romanzo del 1996, ambientato in un resort di lusso sulla Costa del Sol frequentato da vecchi inglesi benestanti, tra partite di tennis, festini alla coca e film porno. Come in altri romanzi – Super Cannes e Un gioco da bambini – Ballard mette in scena l’universo concentrazionario del lusso e l’utopia della sicurezza assoluta che si ribalta nel suo opposto.

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Il viaggio premio di Julio Cortázar è quello dei vincitori della lotteria nazionale, che salpano dal porto di Buenos Aires sul mercantile Malcolm. La navigazione è il palcoscenico su cui si muove una serie di personaggi assurdi capaci di dialoghi raffinatissimi e insensati, avvolti in un’atmosfera di mistero. Il tema del viaggio e della distanza da casa come rivelazione del risvolto inquietante e assurdo della realtà ricorre anche nei Racconti, in particolare in due bellissimi: Lettere a una signorina di Parigi, in cui un tipo incomincia a vomitare coniglietti rosa, e Lontana. Diario di Alina Reyes, di cui invece è meglio non rivelare nulla.

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Ogni cosa è illuminata è il primo romanzo di Jonathan Safran Foer. Racconta il viaggio in Ucraina di Jonathan Safran Foer – viaggio che fece davvero nel 1999 – per cercare Augustine, la donna che aveva salvato suo nonno dai nazisti, nella città fantasma di Trachimbrod. Insieme al giovane Jonathan c’è Alex, la sua guida, il nonno di Alex, che si finge cieco anche se ci vede benissimo, e il cane Sammy Davis Junior Junior. Incontreranno Lista, la sorella di Augustine, che rivelerà loro che le persecuzioni erano iniziate prima dei nazisti. Tutti e tre si innamoreranno di lei.

OGNI COSA È ILLUMINATA

Estate di Edith Wharton uscì nel 1917 e diede scandalo perché di fatto parlava di sesso e perché a parlare di sesso era una donna. Come già in Ethan Frome, il vero protagonista del romanzo è una stagione, l’estate. Che ti viene a trovare anche se non ti muovi. Charity Royall fa la bibliotecaria a North Dormer, una cittadina del New England. A cinque anni è stata adottata dall’avvocato Royal a cui, dopo la morte della moglie, sembra destinata. La sua esistenza sembra già scritta quando un giorno uno straniero entra in biblioteca. Si chiama Lucius Harney e chiede: «Dov’è lo schedario?».
wharton

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