(AP-Photo/aw/stf/Edwin Reichert)

È morto Michael Cimino

Aveva 77 anni ed era diventato famoso per aver diretto "Il cacciatore", che nel 1979 vinse cinque premi Oscar

(AP-Photo/aw/stf/Edwin Reichert)

È morto a 77 anni il regista Michael Cimino. Le prime notizie sono uscite nella sera del 2 luglio, ma le conferme sono arrivate solo nella notte. Cimino era diventato famoso per Il cacciatore, un film drammatico e di guerra con Robert De Niro, Christopher Walken, Meryl Streep e John Savage. Era stato anche sceneggiatore, produttore e scrittore; pochi anni dopo aver diretto Il cacciatore Cimino era scomparso dalla scena pubblica, per poi tornare solo nei primi anni Duemila. Nel 1979 Il Cacciatore il film vinse cinque premi Oscar, compresi quello come Miglior film e quello a Cimino per la Miglior regia: racconta la storia di tre ragazzi – Michael (De Niro), Nick (Walken) e Steve (Savage) – che prima fanno gli operai in un’acciaieria in Pennsylvania, negli Stati Uniti, e poi finiscono nel Vietnam, in guerra. Due ritornano, ma con molti problemi; uno resta in Vietnam, dove tra le altre cose partecipa a sfide di roulette russa: c’è una pistola con dentro un solo proiettile ma non si sa dove, ce la si punta alla testa e si spara, sperando che il proiettile non sia in quel “colpo”.

Le informazioni sulla sua vita non sono molte e non tutte confermate: dagli anni Ottanta in poi Cimino, che già era molto riservato, si ritirò dalla vita pubblica e fino al 2002 non si fece intervistare da nessuno. I principali giornali statunitensi scrivono che era nato a New York il 3 febbraio 1939 (anche se lui mostrò in un’occasione la fotocopia di un passaporto su cui la sua data di nascita era nel 1952) in una famiglia di origini italiane. Si laureò in arti grafiche alla Michigan State University e poi pare che ottenne un dottorato in pittura alla Università di Yale. Nel 1962 entrò nell’esercito per sei mesi, ma poi tornò a studiare pittura e iniziò a dedicarsi a documentari e spot pubblicitari. Studiò recitazione agli Actors Studio. Iniziò poi a scrivere sceneggiature per il cinema, per esempio quelle di 2002: la seconda odissea e Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan. Il suo primo film da regista fu nel 1974: Una calibro 20 per lo specialista, con Clint Eastwood. Il vero successo fu però Il cacciatore, quattro anni dopo.

Dopo il successo di Il cacciatore, Cimino ottenne molti soldi per girare il suo nuovo film: I cancelli del cielo. Un film con Kris Kristofferson, Christopher Walken, Isabelle Huppert e Jeff Bridges, che è un lungo ed epico racconto western che mette in scena lo sterminio di un gruppo di contadini immigrati dall’est (ladri, ma per necessità) da parte di mercenari assoldati da ricchi baroni del bestiame. Andò malissimo, sia tra il pubblico che tra i critici cinematografici. Per girare I cancelli del cielo la casa cinematografica United Artists aveva concesso a Cimino un budget di circa 12 milioni di dollari che arrivarono a quarantaquattro durante le riprese. Ma fece fallimento a causa degli incassi scarsissimi (neanche 1 milione e mezzo di dollari).

Cimino difese sempre il suo film, convinto che fosse una vera e propria opera d’arte. L’insuccesso di pubblico (il film durava 3 ore e 39 minuti, tra l’altro: tagliati a 2 ore e 29 dopo una settimana) e critica riguardò in effetti soprattutto gli Usa. Molti critici europei difesero con forza il film, si parlò di “capolavoro maledetto” e il Financial Times scrisse che si trattava del “più grande film americano degli ultimi dieci anni (…) così ricco che proprio tale complessità di significati ha lavorato contro la sua popolarità”. Dopo il fallimento, Michel Cimino si ritirò dalle scene, rifiutando le apparizioni pubbliche e facendosi vedere poco o nulla persino dai suoi amici. In un’intervista spiegò:

Alcune persone pensano che io sia tutto matto. Altri pensano che io sia un drogato e dicono che i 50mila dollari del mio budget per “I cancelli del cielo” li abbia spesi in cocaina. Dicono anche che sono un alcolizzato. Ma non lo sono, nonostante le voci contrarie. Tutte le cose che la gente pensa di me non sono vere. È per questo che non ho mai voluto rispondere sulla stampa, perché sono accuse ridicole.

Negli anni Ottanta e Novanta Cimino diresse altri cinque film: L’anno del dragone, sulla malavita cinese, con Mickey Rourke protagonista; Il siciliano, sulla vita di Salvatore Giuliano; Ore disperate, remake di un omonimo film di William Wyler; e Verso il sole, una specie di road-movie (che è anche molte altre cose) con protagonista Woody Harrelson. Nel 2002 Cimino accettò per la prima volta di farsi intervistare – da Steve Garbarino, su Vanity Fair – raccontando il suo grande successo e l’improvviso fallimento, i pettegolezzi e le accuse di Hollywood nei suoi confronti, ma anche la sua radicale trasformazione fisica proprio dopo il 1980.