Il misterioso Michael Cimino

L'eccentrico regista del più grande fallimento cinematografico della storia che è stato premiato ieri a Venezia si confrontò dieci anni fa con le voci sul suo aspetto e la sua età

Dopo il fallimento, Michel Cimino si ritirò dalle scene (“La maggior parte dei suoi amici non ha mai messo piede a casa sua, neppure Mickey Rourke, un caro amico che ha partecipato a tre film di Cimino”, dice il giornalista di Vanity Fair). Nell’intervista, è lo stesso Cimino a spiegare la motivazione del suo silenzio:

«Alcune persone pensano che io sia tutto matto. Altri pensano che io sia un drogato e dicono che i 50 mila dollari del mio budget per “I cancelli del cielo” li ho spesi in cocaina. Dicono anche che sono un alcolizzato. Ma non lo sono, nonostante le voci contrarie. Tutte le cose che la gente pensa di me non sono vere. È per questo che non ho mai voluto rispondere sulla stampa, perché sono accuse ridicole».

Dopo I cancelli del cielo Micheal Cimino ha diretto altri quattro film: L’anno del dragone del 1985 (l’unico che ebbe qualche risonanza), Il siciliano (1987), Ore disperate, remake del 1990 del thriller con Humphrey Bogart del 1955, e Verso il sole (1996). Senza comparire mai in pubblico: Joe D’Agostino, montatore di Verso il sole, ricorda il suo primo incontro con il regista: “Un po’ inquietante: fui portato in questa sala di montaggio oscurata con tende di velluto nero, e c’era questo ragazzo curvo. Tutti parlavano a bassa voce: lui aveva qualcosa che gli copriva il viso, un fazzoletto. E a nessuno è stato dato il permesso di riprendere la sua immagine”.

Gli anni del suo isolamento sono stati circondati da una serie di vicende poco chiare. Innanzitutto quella legata all’età: «Risolviamo la questione una volta per tutte», dice nell’intervista. E mostrando quella che sembra essere la fotocopia del suo passaporto indica come data di nascita il 3 febbraio 1952 anche se all’anagrafe risulta essere nato nel 1939. Ma i pettegolezzi furono legati soprattutto alla sua radicale trasformazione fisica prima e dopo il fallimento: circolava ad esempio la notizia, da lui sempre smentita, che fosse un transessuale e che avesse deciso di sottoporsi a un’operazione di cambio di sesso.

Nel bar dove si svolge l’intervista di Vanity Fair c’è una fotografia di Cimino del 1977: “Ha un viso un po’ paffuto” scrive il giornalista “capelli ondulati, scuri, e un naso prominente. (…) Anche tenendo conto dei 25 anni che ci separano da quando è stata scattata, l’uomo della foto e l’uomo seduto di fronte a me non sembrano per niente uguali”. Molto simili sono invece l’uomo che stava seduto davanti al giornalista nel 2002 e l’uomo che è apparso ieri a Venezia.

Michael Cimino è molto più magro, ha una frangia di capelli chiari che gli cade sulla fronte, le sue sopracciglia sono curate, il naso molto piccolo e le labbra sembrano rifatte, così come gli zigomi. Non ci sono rughe visibili sulla sua fronte e la sua mascella sembra diversa, ma è lui stesso a spiegare i cambiamenti. «C’è una ragione molto semplice». E dice che sui set cinematografici si mangia male e velocemente, dice di essere ingrassato molto durante le riprese de I cancelli del cielo («Mi sembrava di essere una faccia incollata a un palloncino, cazzo!») e così ha deciso di perdere peso. Sulla mascella: «Non avevo il giusto allineamento. I miei denti erano a posto, ma la mia bocca era troppo piccola». Dice anche di non aver subito alcun intervento agli zigomi e di essere stato biondo fino all’età di 12 anni: «Sono sempre stato biondo».

Nell’intervista Cimino non parla volentieri della propria famiglia (“troppo doloroso”). E quando il giornalista chiede se abbia subito degli abusi lui risponde che c’è di peggio: «Essere ignorati». E spiega: «Dopo essere stato nel mondo del cinema per cinque anni, ricevo una telefonata da mia madre, che dice: “Bene, adesso so che sei famoso”. Io dico: “Perché?”. E lei risponde: “Il tuo nome è sul cruciverba del New York Times”».

Parlando di sé da bambino dice di essere stato «un prodigio. Come Michelangelo, che poteva disegnare un cerchio perfetto all’età di cinque anni. Ero estremamente dotato». Dice di non essere mai stato sposato («Una cosa stupida, si va in una cappella di plastica a Las Vegas, ci si sposa in 10 minuti, e ci vogliono 10 anni per divorziare») e di avere avuto una figlia durante il suo primo anno di college, senza rivelarne il nome né quello della madre. Ma Cimino si stanca presto di parlarne (scrive il giornalista). E conclude: «La mia vita personale sono il lavoro, il sesso e le automobili. Ho forse meno di molte altre persone, credo. Ma quello che ho è grande e fantastico».

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