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  • venerdì 24 giugno 2016

Chi è Nigel Farage

Il leader dell'UKIP, il partito populista e nazionalista inglese, è considerato uno dei principali vincitori del referendum che ha deciso l'uscita del Regno Unito dall'UE

(Mary Turner/Getty Images)

Nigel Farage è il leader del partito populista e nazionalista inglese UKIP, ed è ritenuto uno dei maggiori vincitori politici del referendum del 23 giugno, con cui i cittadini del Regno Unito hanno deciso di uscire dall’Unione Europea.

Farage è un anti-europeista accanito. Il 18 novembre del 2011 Farage aveva tenuto un discorso molto discusso al Parlamento europeo: aveva attaccato duramente i vertici dell’Unione Europea presenti in sala e aveva detto che l’euro era stato un fallimento e che l’Europa era «dominata dalla Germania». Farage è stato spesso oggetto di polemiche per i suoi toni violenti e diretti, molte volte oltre i limiti dell’insulto, nei suoi interventi in aula. Tra i molti episodi simili c’è quello del marzo 2010, quando ricevette una multa di circa 3.000 euro per aver rifiutato di chiedere scusa per una serie di insulti a van Rompuy, di cui aveva detto che aveva “il carisma di uno straccio bagnato”.

Nigel Farage ha 52 anni ed è al Parlamento europeo dal 1999. Ha lavorato come intermediario in una società londinese fino al 2002, ha avuto un cancro ai testicoli da cui si è ripreso completamente, si è sposato due volte (la seconda volta con una cittadina tedesca che lavora per lui al Parlamento europeo) e ha quattro figli.

Dal 2010 Farage è il leader dell’UKIP (un acronimo che sta per “UK Independence party”, Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) fondato nel 1993 con il principale obiettivo politico di opporsi al Trattato di Maastricht (quello sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea) e ottenere il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. Ne entrarono a far parte principalmente fuoriusciti dalla corrente più a destra del Partito Conservatore britannico. Lo UKIP è stato per molti anni marginale della politica britannica, considerato un partito di razzisti e fissati anti-europeisti: negli ultimi anni, però, ha cominciato a raccogliere consensi crescenti sia alle elezioni europee che a quelle amministrative.

Durante la sua direzione, Farage ha cercato di cambiarne l’immagine di single-issue party, ovvero un partito con un singolo obiettivo, e ha cercato di allargare la proposta politica dell’UKIP, che oggi propone un programma improntato al liberismo economico e ai valori della destra più conservatrice: oltre all’immediata uscita dall’Unione Europea, l’UKIP propone sostanziali tagli alla spesa pubblica in molti settori tranne che nella difesa, e misure contro l’immigrazione. Il partito è contrario alle energie rinnovabili, in particolare all’eolico, e favorevole agli investimenti nei combustibili fossili. In economia lo UKIP è un partito molto liberista, che vuole un abbassamento delle tasse per le grandi imprese e una semplificazione del sistema fiscale che probabilmente porterebbe a un abbassamento delle tasse per i più ricchi.

Sull’immigrazione, infine, lo UKIP ha posizioni a volte definite razziste e xenofobe: vuole bloccare l’immigrazione per 5 anni e richiedere agli immigrati di “parlare correntemente” l’inglese e rispondere a requisiti finanziari e di educazione prima di poter entrare nel Regno Unito. Lo slogan dello UKIP è “We want our country back”, “Rivogliamo indietro il nostro paese”; il messaggio di Farage si articola attorno a concetti tipo “possono venire qui solo se vogliono lavorare” oppure “non vengono qui per lavorare ma per avere il sussidio di disoccupazione” e “dobbiamo controllare la qualità dell’immigrazione”.

Alle elezioni politiche nazionali del 2015, però, Farage non era riuscito a essere eletto in Parlamento. Avevano vinto i Conservatori di David Cameron ottenendo un numero sufficiente di seggi per avere la maggioranza assoluta. I laburisti avevano perso 26 seggi, i Liberal-Democratici ne avevano persi 49 e lo UKIP aveva guadagnato un solo seggio. Dopo il risultato deludente Farage aveva annunciato le sue dimissioni e aveva detto di volersi prendere qualche mese di pausa. Qualche giorno dopo le dimissioni erano state però respinte all’unanimità dall’ufficio politico del partito, che aveva detto di considerare la campagna elettorale del loro leader «un grande successo».

A livello locale lo UKIP aveva ottenuto nel 2011 la maggioranza nel primo consiglio comunale inglese, a Ramsey, una piccola cittadina dell’Inghilterra orientale. Nel 2013, alle elezioni che dovevano rinnovare molti consigli di contea di Inghilterra e Galles, lo UKIP era cresciuto e aveva ottenuto il 23 per cento dei voti su base nazionale. Era stato il terzo partito più votato dopo quello laburista e quello conservatore e aveva vinto 147 seggi nei diversi consigli. Dopo quei risultati, molti commentatori inglesi avevano concluso che lo UKIP era diventata una vera forza politica di cui tener conto anche a livello nazionale.

Alle elezioni europee l’UKIP è sempre andato bene: nel 2004 fece eleggere 12 europarlamentari, e nel 2009 ne ottenne tredici con una percentuale di voti del 16,5% a livello nazionale, maggiore di quella del partito laburista (15,7%). Nel 2014 lo UKIP aveva ottenuto il 27,5 per cento dei voti seguito dal Partito Laburista e da quello Conservatore. Nigel Farage aveva commentato i risultati dicendo: «Mai prima di ora, nella storia politica del Regno Unito, un partito visto come “di protesta” aveva vinto delle elezioni a livello nazionale». Il gruppo parlamentare europeo di cui fa parte Farage (e di cui fa parte anche il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo) è l’EFDD. “Europa della Libertà e della Democrazia Diretta”.

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