Pablo Iglesias (CURTO DE LA TORRE/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 23 giugno 2016

La Spagna è ossessionata dal Venezuela?

Un pezzo consistente della campagna elettorale sta girando intorno alla crisi venzuelana e i rapporti opachi tra Podemos e il governo Chávez

Pablo Iglesias (CURTO DE LA TORRE/AFP/Getty Images)

«Da dove viene l’ossessione spagnola per la situazione politica del Venezuela?», si è chiesta pochi giorni fa Sandrine Morel, la corrispondente di Le Monde a Madrid. È una domanda che si stanno facendo in molti al di fuori della Spagna, vista l’estesissima copertura che i giornali spagnoli offrono delle notizie che vengono dal Venezuela: si parla tanto della crisi economica, che sta provocando enormi proteste per la mancanza di cibo nei supermercati, per le interruzioni dell’elettricità e per il collasso del sistema sanitario nazionale, tra le altre cose. Ma sui media spagnoli si parla di Venezuela anche per altri motivi: è una storia che ha a che fare con Podemos, il partito guidato da Pablo Iglesias, e con le elezioni parlamentari che si terranno tra pochi giorni, domenica 26 giugno.

In sintesi, diversi politici spagnoli accusano Podemos di due cose: avere ricevuto finanziamenti dal governo venezuelano guidato da Hugo Chávez, e voler prendere come esempio alcune politiche sociali ed economiche adottate dal Venezuela chavista, un paese oggi sull’orlo del collasso.

I legami tra Podemos e Venezuela
La questione più dibattuta riguarda i presunti legami tra Podemos e il governo venezuelano, iniziati quando il presidente del Venezuela era ancora Hugo Chávez, morto nel marzo del 2013. La polemica iniziò quando si venne a sapere che in passato Iglesias, Juan Carlos Monedero e Iñigo Errejón, tre importanti dirigenti di Podemos, lavorarono come consulenti al governo di Chávez in qualità di esperti accademici (Podemos nacque su iniziativa di un gruppo di accademici dell’Universidad Complutense di Madrid, la principale università pubblica della capitale spagnola). In quel periodo i tre fecero anche altri studi e consulenze in Bolivia ed Ecuador su come le politiche di sinistra potessero aiutare i paesi dell’America Latina. In generale non era una cosa così inusuale che degli accademici spagnoli si occupassero di cose relative al Sudamerica: la Spagna è tradizionalmente molto interessata alle vicende di quella parte di mondo, visto il suo passato di potenza coloniale e le ampie comunità di spagnoli che tuttora vivono oltreoceano. Nel caso di Podemos, però, la storia non finisce qui.

Iglesias e Errejón, due dei fondatori di Podemos, fecero parte per un periodo del consiglio direttivo del Centro de Studios Políticos y Sociales (CEPS), una fondazione che si suppone abbia ricevuto sette milioni di euro di finanziamenti dal governo venezuelano allora guidato da Chávez tra il 2003 e il 2011. Finora, nonostante cinque cause intentate nei confronti di Podemos, nessuno ha dimostrato che il partito abbia ottenuto finanziamenti illegali dal governo venezuelano, sfruttando i particolari legami di collaborazione esistenti in precedenza.

Ma le opposizioni sostengono da mesi che ci siano cose non ancora chiare nei rapporti tra Podemos e il Venezuela. Per esempio El Mundo, uno dei principali quotidiani spagnoli, ha parlato molto della storia di Gladys María Gutiérrez Alvarado, attuale presidente del Tribunale supremo di giustizia del Venezuela. Gladys Gutiérrez discusse la sua tesi nel dicembre del 2011 all’Università di Saragozza, di fronte a una commissione di cui faceva parte anche Juan Carlos Monedero, uno dei fondatori di Podemos. Monedero fu rimosso dalla direzione di Podemos nel 2015 dopo che si scoprì un trasferimento sospetto di 425mila euro provenienti dal Banco del Tesoro del Venezuela e diretti a lui. Gli avversari di Podemos chiedono oggi che venga chiarito il legame tra il partito e Gladys Gutiérrez, da sempre un’esponente del potere chavista.

Perché è importante
I rapporti tra Podemos e Venezuela sono diventati un tema politico molto dibattuto in Spagna e un argomento usato da diversi partiti contro Podemos. Il partito di Iglesias è in un buon momento e secondo gli ultimi sondaggi potrebbe sorpassare il Partito Socialista (PSOE), che finora è stata la principale forza politica di opposizione al governo guidato dai Popolari (PP). Se dovesse verificarsi il sorpasso alle elezioni di domenica 26 giugno, Podemos diventerebbe il secondo partito del paese: a quel punto, nel caso in cui il Partito Popolare non riuscisse a garantirsi una maggioranza in Parlamento, il Re della Spagna potrebbe affidare l’incarico di formare un nuovo governo a Pablo Iglesias. Secondo i leader di Podemos, gli altri partiti stanno usando questa vecchia storia del Venezuela per tentare di indebolire Podemos e fargli perdere consensi in vista delle prossime elezioni.

Podemos ha sempre negato di avere ricevuto finanziamenti dal governo del Venezuela, ma secondo diversi giornali le smentite sono arrivate senza particolare convinzione. Pochi giorni fa Podemos si è anche astenuto in un voto del Parlamento Europeo che chiedeva al Venezuela di scarcerare gli avversari politici di Maduro e di permettere l’entrata immediata nel paese degli aiuti umanitari. Izquierda Unida, la forza politica di sinistra che alle elezioni di domenica si presenterà alleata con Podemos, ha votato invece a favore della risoluzione dell’Unione Europea.

Nell’ultima settimana anche nel centrodestra spagnolo si è battagliato sul Venezuela. Le polemiche sono cominciate con la visita a Caracas di Albert Rivera, leader di Ciudadanos, un partito spagnolo che viene dato intorno al 16 per cento. Durante il suo viaggio, Rivera ha incontrato diversi leader dell’opposizione venezuelana, che dal dicembre del 2015 controlla il Parlamento. Tra le altre cose, Rivera è riuscito a portare a casa un successo non di poco conto: ha spinto il Parlamento a chiedere chiarimenti a Iglesias e Monedero sulla storia dei presunti finanziamenti del governo venezuelano ricevuti da Podemos. Il protagonismo di Rivera ha provocato diversi problemi anche a Mariano Rajoy, primo ministro uscente e leader del Partito Popolare. Fino a non molto tempo fa la difesa delle opposizioni venezuelane era considerata una battaglia propria del PP: Rajoy era stato uno dei primi presidenti a incontrare Lilian Tintori, moglie dell’oppositore venezuelano Leopoldo López, che si trova in carcere da diversi mesi. La visita di Rivera a Caracas, oltre a essere un tentativo di sottrarre spazio e attenzioni al PP, è stata anche una chiara mossa contro Podemos.

Riguardo alla visita di Rivera a Caracas, El País ha scritto: «La pre-campagna elettorale spagnola è entrata in Venezuela». Commentando le ultime vicende, l’edizione in spagnolo di BBC ha aggiunto: «Il Venezuela invece si è messo in mezzo alla politica spagnola diverso tempo fa».

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