Coro, un ambiente sensibile di Studio Azzurro, alla Mole Antonelliana di Torino (© Studio Azzurro)
  • Cultura
  • mercoledì 18 maggio 2016

Capire la videoarte con una mostra a Milano

Studio Azzurro è un collettivo di artisti che fa opere multimediali dal 1982: ci sono video girati con una termocamera, allestimenti e proiezioni

Coro, un ambiente sensibile di Studio Azzurro, alla Mole Antonelliana di Torino (© Studio Azzurro)

Fino al 4 settembre 2016 Palazzo Reale a Milano ospita Studio Azzurro. Immagini Sensibili, una mostra su Studio Azzurro, il collettivo fondato nel 1982 dagli artisti Fabio Cirifino, Paolo Rosa (1949-2013) e Leonardo Sangiorgi che realizza opere di videoarte e progetti artistici multimediali. Le opere di Studio Azzurro non sono facili da spiegare a chi non le ha mai viste o non ha familiarità con termini come “videoambiente”. La videoarte è una forma artistica che lavora, com’è intuitivo, con i video: invece di produrre oggetti o immagini statiche, i videoartisti (tra i più famosi c’è l’americano Bill Viola) sperimentano con schermi e proiezioni.

Studio Azzurro, che è uno dei collettivi di videoarte più famosi e importanti di Milano, ha realizzato opere molto diverse tra loro. Alcune sono più facili da associare a qualcosa che già conosciamo, come film e spettacoli teatrali, altre sono più complesse, come per esempio gli “ambienti sensibili”: sono allestimenti, o percorsi realizzati nei musei o in altri spazi espositivi, in cui lo spettatore interagisce con proiezioni di video e diffusioni di suoni, che raccontano una storia, mostrano un luogo, un oggetto e una situazione comune. Immagini sensibili raccoglie le opere più importanti di Studio Azzurro: alcune sono state riallestite nelle sale del Palazzo Reale ma la maggior parte è soltanto mostrata e spiegata da pannelli e video.

Nell’ultima sala della mostra c’è un’opera che Studio Azzurro ha realizzato appositamente: si chiama Miracolo a Milano e raccoglie i racconti di persone senzatetto che abitano in città.

Tra le opere riallestite c’è Il giardino delle cose: video trasmessi su una serie di schermi e girati con una termocamera (cioè sensibile alle radiazioni infrarosse). Mostrano mani che toccano alcuni oggetti (vasi, lampadine, una brocca) che appaiono lentamente: all’inizio le forme degli oggetti – che sono freddi – non sono visibili, e lo diventano gradualmente mentre vengono scaldati dal contatto con le mani, fino a quando non si raffreddano di nuovo. Solo l’azione delle mani rende gli oggetti visibili.

Uno dei primi lavori di Studio Azzurro – e uno dei più conosciuti, anche se non fa parte della mostra – è precedente rispetto alla fondazione ufficiale del collettivo: è il film Facce di festa (1980), che fu girato nel corso di una festa tenutasi a Milano nel 1979 e mostra le interviste fatte ad alcuni ragazzi presenti.

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