Sanaa, Arabia Saudita, 2015 (MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images)

I colori aiutano a leggere meglio?

Per esempio guidano il movimento degli occhi tra una riga e all'altra e aiutano a trovare più rapidamente la parola giusta

Sanaa, Arabia Saudita, 2015 (MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images)

La maggior parte dei testi che leggiamo sui libri di carta e su Internet è strutturata in un modo ben preciso: circa quindici parole per riga (sul computer: su smartphone e tablet sono meno) in caratteri neri su pagina bianca, da sinistra a destra. Non è stato però sempre così, il modo in cui scriviamo e leggiamo è cambiato molto nel tempo e anche ora non è lo stesso in tutto il mondo: dalle iscrizioni su pietra senza punteggiatura alle pergamene, dall’alto verso il basso o da destra verso sinistra, come nel cinese e nel giapponese. Il formato a cui siamo abituati si è sviluppato al tempo della carta stampata e per consuetudine non è stato cambiato quando siamo passati a leggere la maggior parte del tempo su computer e smartphone (fatta eccezione per alcune sperimentazioni). Secondo molti sarebbe utile adeguare il modo in cui strutturiamo il testo ai nuovi formati, sfruttando le tecnologie che mettono a disposizione per facilitare la lettura, in particolare per chi ha più difficoltà come le persone dislessiche o affette da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Tra le tante sperimentazioni in corso, il giornalista James Hamblin racconta sulla rivista Atlantic come funziona BeeLine Reader, un sistema che facilita la lettura su schermo, nato nel 2013.

Durante la lettura, gli occhi si spostano da sinistra a destra seguendo la successione delle parole, per poi tornare indietro e ricominciare a leggere sempre da sinistra la riga successiva: il movimento che compiono è chiamato “saccade di ritorno”. Questo movimento permette al cervello un momento di pausa per analizzare le informazioni lette, ma è anche un momento dispersivo: lo sguardo della maggior parte delle persone, per esempio, non trova subito la prima parola della riga successiva ma cade sulla seconda o sulla terza, perdendo tempo nel ritrovare la parola giusta. Secondo Nick Lum, l’ideatore del sistema di BeeLine, un modo per guidare correttamente il movimento degli occhi è colorare le righe di diversi colori.

Provate per esempio a leggere questo paragrafo di un articolo pubblicato sul Post:

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Un paragrafo dell’articolo «In cava si muore» di Gianni Barlassina.

Ora provate a rileggerlo così:

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Un paragrafo dell’articolo «In cava si muore» di Gianni Barlassina con i gradienti di colore applicati da BeeLine Reader.

Con BeeLine Reader – che si può installare sui computer come estensione dei browser Chrome e Fiorefox e sugli smartphone e tablet con sistema operativo iOS come app – il colore delle lettere di una riga di testo cambia gradualmente, ma l’ultima parola di una riga e la prima della successiva sono sempre dello stesso colore, per rendere più facile la saccade di ritorno. Lum ha avuto l’idea che sta dietro a BeeLine pensando al cosiddetto Effetto Stroop, per cui si fa fatica a leggere il nome di un colore se la parola è scritta con l’inchiostro di un altro colore (ad esempio, giallo e blu): se in alcuni casi i colori possono rendono la lettura più difficile, in altri la facilitano.

L’estensione per browser BeeLine Reader è gratuita per i primi 30 giorni: poi se non si passa alla versione a pagamento si possono leggere solo cinque pagine web al mese. La app per iOS permette di leggere alcuni siti di notizie e aprire alcuni social network (gli unici gratuiti sono quelli delle agenzie di stampa Associated Press e Reuters e di Medium). Finora BeeLine Reader ha avuto successo soprattutto tra le persone dislessiche o colpite da ADHD, anche grazie alla funzione che permette di cambiare il font dei testi con uno più facile da leggere per chi è dislessico. Lum vorrebbe però farlo diventare uno strumento per migliorare il modo in cui leggono anche le persone senza particolari difficoltà.

Hamblin spiega che utilizzare diversi colori nello stesso testo non è l’unico modo che i ricercatori stanno sperimentando per migliorare la lettura su schermo. Alcuni per esempio, come il ricercatore Randolph Bias dell’Università del Texas, studiano cosa cambierebbe modificando la lunghezza delle righe: accorciarle molto porta a una saccade di ritorno più breve, quindi trovare la riga giusta diventa più facile ma allo stesso tempo il cervello ha meno tempo per elaborare le informazioni nuove. Lo psicologo e ricercatore di Microsoft Kevin Larson sta lavorando insieme ai suoi collaboratori a un font, Sitka, che adatta la spaziatura e altri parametri alla dimensione, così da risultare il più leggibile possibile.

font_sitka

Il font Sitka in diverse versioni: per questa dimensione la versione più leggibile è Sitka Heading.

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