L’ultimo miliardario della tecnologia passato a destra

È il fondatore di Google Sergey Brin, che fino a qualche anno fa sosteneva il partito Democratico e ora si è avvicinato molto a Trump

Sergey Brin e la compagna Gerelyn Gilbert-Soto (Lionel Hahn/Getty Images)
Sergey Brin e la compagna Gerelyn Gilbert-Soto (Lionel Hahn/Getty Images)
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Negli ultimi anni negli Stati Uniti molti imprenditori del settore tecnologico si sono spostati a destra, sostenendo sempre più apertamente il presidente Donald Trump e il suo movimento politico. Alcuni di loro – come Elon Musk – lo hanno fatto in modo molto rumoroso, mentre per altri, come Mark Zuckerberg (capo di Meta) e Jeff Bezos (fondatore di Amazon), è stato un processo più graduale. In tutto questo tempo Sergey Brin, che nel 1998 fondò Google con Larry Page, aveva mantenuto un basso profilo, sostenendo soprattutto cause progressiste e ambientaliste.

Negli ultimi mesi, però, anche Brin ha cominciato a manifestare la propria vicinanza alla destra statunitense, finanziando candidati Repubblicani vicini al settore tecnologico. Alla base ci sono interessi molto personali, come la sua fidanzata e una tassa che non vuole pagare.

Secondo il New York Times, la svolta politica di Brin è diventata evidente lo scorso Natale, quando, a una festa organizzata dall’imprenditore statunitense Chris Larsen, si è scontrato a parole con Gavin Newsom, governatore Democratico della California. Brin e Newsom si conoscono da tempo e sono stati invitati l’uno al matrimonio dell’altro, ma il tono della conversazione tra i due, secondo alcuni testimoni, fu molto teso.

In particolare, Brin criticò una tassa sui miliardari attualmente in discussione in California. Secondo la proposta i cittadini californiani con un patrimonio superiore a 1,1 miliardi di dollari dovranno pagare una tassa una tantum pari al 5 per cento del loro patrimonio. In questi mesi, molti miliardari hanno spostato la loro residenza in altri stati per evitare di pagare l’imposta, che si applicherebbe in modo retroattivo solo a chi risiedeva in California a partire dal primo gennaio del 2026. Lo stesso Brin si era trasferito in Nevada poco prima della fine del 2025 per questo motivo.

Sergey Brin durante una cena alla Casa Bianca a settembre del 2025 (Will Oliver/EPA/Bloomberg)

A proporre questa tassa era stato un sindacato che aveva raccolto un numero eccezionale di firme per portarla a referendum a novembre. La proposta non era quindi di Newsom, ma Brin lo ha comunque criticato aspramente durante la festa, accusando il partito Democratico statunitense di essersi spostato troppo a sinistra. In realtà Newsom non era mai sembrato favorevole alla tassa sui miliardari e a gennaio, poche settimane dopo la discussione con Brin, dichiarò di voler «sconfiggere» la proposta e di essere disposto a tutto pur di «proteggere lo stato» dalle conseguenze di un’imposta simile.

Per gran parte della sua vita Brin, oggi cinquantaduenne, aveva limitato il suo impegno politico ad alcune cause progressiste, fino a pochi anni fa molto popolari tra i miliardari della Silicon Valley, la zona attorno a San Francisco dove hanno sede molte aziende tecnologiche. Fece donazioni a entrambe le campagne elettorali di Barack Obama, nel 2008 e nel 2012. Nel 2016 fu divulgata la registrazione di un incontro privato con alcuni dipendenti di Google in cui definì «profondamente offensiva» l’elezione di Donald Trump. Nel 2021 partecipò a una protesta contro il “muslim ban”, un provvedimento dell’amministrazione Trump che limitava l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di alcuni paesi a maggioranza musulmana. Nello stesso anno fondò una società non profit che ha speso finora almeno 88 milioni di dollari in cause ambientaliste.

Da allora, però, le cose sono cambiate e la battaglia contro la tassa sui miliardari ha portato Brin a manifestare pubblicamente la sua disillusione nei confronti della politica californiana, saldamente in mano ai Democratici. Per giustificare la sua posizione, Brin ha citato le sue origini: «Sono fuggito con la mia famiglia dal socialismo e conosco la società devastante e oppressiva che creò in Unione Sovietica. Non voglio che la California faccia la stessa fine», ha detto al New York Times. I genitori di Brin erano scienziati sovietici di origine ebraica che, a causa del crescente antisemitismo in Unione Sovietica, emigrarono negli Stati Uniti nel 1979.

A questo proposito, Brin si è detto preoccupato anche per la posizione del partito Democratico su Israele, secondo lui troppo critica. Ma il punto centrale per lui rimane la battaglia contro la tassa sui miliardari: negli ultimi quattro mesi ha donato 57 milioni di dollari a Building a Better California, un gruppo non profit che si propone di bloccarla. Brin ha personalmente contattato altri imprenditori e dirigenti del settore chiedendo loro di partecipare alla campagna contro la tassa.

Sergey Brin e Gerelyn Gilbert-Soto (Taylor Hill/FilmMagic)

Secondo la ricostruzione del New York Times, però, il suo spostamento a destra sarebbe stato favorito e accelerato dalla sua nuova compagna: Gerelyn Gilbert-Soto, trentaduenne che ha circa 14mila follower su Instagram, dove si definisce «coach per la salute olistica» ed «entusiasta della carne pulita» (ovvero della carne coltivata in laboratorio), ed è nota per le sue posizioni filotrumpiane.

In passato Gilbert-Soto aveva criticato pubblicamente YouTube (che come Google appartiene al gruppo Alphabet, nel cui consiglio di amministrazione siede anche Brin) per la decisione di sospendere l’account di Donald Trump dopo l’assalto al Campidoglio, il 6 gennaio del 2021.

Da quando frequenta Brin, Gilbert-Soto ha ottenuto un accesso notevole all’amministrazione trumpiana, partecipando a una cena a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, a cui erano invitati Brin e Sundar Pichai, amministratore delegato di Google. Alla cerimonia di insediamento di Trump nel gennaio del 2025 Gilbert-Soto partecipò con Brin, presente insieme a molti altri imprenditori e CEO del settore. In una storia su Instagram espresse «gratitudine» per aver potuto incontrare il presidente.

Secondo alcune persone vicine a Brin, sarebbe l’influenza di Gilbert-Soto a spiegare alcune sue scelte recenti, come la partecipazione a una raccolta fondi a sostegno del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, o i molti contatti con Trump stesso, al quale ha detto di essere «molto grato» per il supporto dato dalla sua amministrazione alle aziende tecnologiche.

Nelle ultime settimane, Brin ha fatto una donazione alla campagna di Steve Hilton, ex giornalista di Fox News oggi candidato Repubblicano alla carica di governatore della California. In precedenza, Brin aveva avuto contatti con Matt Mahan, un politico Democratico moderato candidato alla stessa carica, che aveva cercato il suo sostegno. I rapporti tra i due si sono però interrotti dopo che Mahan ha partecipato a una manifestazione contro Trump, attirando le critiche di Gilbert-Soto, che lo ha definito su X «woke e noioso».

Già da tempo, comunque, Brin gravitava – almeno indirettamente – nella sfera d’influenza trumpiana. La sua frequentazione con Gilbert-Soto, ad esempio, iniziò nel 2023, dopo il suo divorzio dall’ex moglie Nicole Shanahan, che, come ricostruito dal Wall Street Journal, aveva avuto una relazione extraconiugale con Musk. L’anno successivo, Shanahan fu scelta come candidata alla vicepresidenza da Robert F. Kennedy Jr., candidato indipendente noto per le sue posizioni antiscientifiche e contro i vaccini, oggi segretario alla Salute degli Stati Uniti.