Stephen Curry dei Golden State Warriors e Kevin Durant degli Oklahoma City Thunder (Pat Carter/Getty Images)
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  • lunedì 16 Maggio 2016

Guida alle semifinali dei playoff NBA

Stanotte si gioca Oklahoma-Golden State, le due migliori squadre a Ovest, domani tocca a Toronto e Cleveland

Stephen Curry dei Golden State Warriors e Kevin Durant degli Oklahoma City Thunder (Pat Carter/Getty Images)

Nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 maggio si giocherà la prima partita delle finali di Conference dei playoff NBA, cioè le semifinali del torneo. Quando in Italia saranno le 3 comincerà a Oakland, in California, la prima delle partite tra Oklahoma City Thunder e Golden State Warriors, la finale dell’Ovest, che si preannuncia molto spettacolare. Toronto Raptors-Cleveland Cavaliers, la finale dell’Est, comincerà invece nella notte tra martedì e mercoledì. Le squadre si affronteranno all’incirca una volta ogni due giorni: un ritmo serrato, ma non così tanto per gli standard NBA, dove in stagione regolare capita anche di giocare per due sere consecutive. Le serie sono al meglio delle sette: passa il turno la prima squadra che ottiene quattro vittorie.

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Gli accoppiamenti delle finali di Conference promettono molto bene. Ci sono due squadre il cui successo fino a questo punto era ampiamente previsto: i Golden State Warriors, che hanno fatto la migliore stagione regolare della storia della NBA per numero di vittorie, e i Cleveland Cavaliers, gli unici ancora imbattuti nei playoff (hanno vinto 4 a 0 entrambi i turni giocati). Poi ci sono due squadre arrivate un po’ a sorpresa in finale di Conference: gli Oklahoma City Thunder, che hanno battuto inaspettatamente i San Antonio Spurs dati per favoriti, e i Toronto Raptors, che nella loro storia non erano mai arrivati così avanti in una serie di playoff, ma che quest’anno avevano già giocato molto bene in stagione regolare.

Lo spettacolo a Ovest: perché i Warriors sono favoriti
Sports Illustrated ha descritto così la finale dell’Ovest: «L’accoppiamento Warriors-Thunder nelle finali della Western Conference è straordinariamente succoso, con campioni famosi, attacchi potenti, giocatori con esperienza nei playoff, forti personalità e molta esplosività». Si prevede che Warriors-Thunder sarà una serie spettacolare. In stagione regolare Golden State ha vinto tutte e tre le partite giocate contro Oklahoma, ma sempre facendo parecchia fatica. La partita giocata il 27 febbraio, per esempio, è finita al supplementare, decisa da un canestro da tre incredibile di Stephen Curry da quasi metà campo, all’ultimo secondo.

Nelle due squadre ci sono cinque giocatori che quest’anno hanno partecipato all’All Stars Game, la spettacolare partita-esibizione che riunisce ogni anno i più forti della NBA: sono Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green per i Warriors; Kevin Durant e Russell Westbrook per i Thunder. Golden State e Oklahoma hanno entrambe attacchi formidabili, anche per motivi diversi. I Warriors sono molto organizzati, hanno un gioco basato sulla circolazione di palla e sul tiro da tre. Corrono molto, giocano meglio a ritmi alti e non hanno ruoli in campo troppo definiti. Alcuni giocatori segnano più degli altri – come Curry e Thompson – ma potenzialmente in attacco sono pericolosi tutti: fanno canestro da lontano con buone percentuali anche Draymond Green e Marreese Speights, che almeno sulla carta dovrebbero giocare da “lunghi”, cioè soprattutto vicino a canestro.

L’attacco dei Thunder, nonostante sia il secondo della NBA per efficacia, è stato molto criticato durante tutta la stagione: è stato detto che non muove a sufficienza la palla, che spesso non riesce a costruire azioni per prendersi buoni tiri (cioè quelli ad alta percentuale di realizzazione) e che si basa troppo sugli isolamenti, cioè quelle azioni dove i giocatori lasciano spazio fisico sul campo a un compagno, che si gioca un uno-contro-uno. I Thunder si basano molto – qualcuno dice troppo – sull’incredibile talento dei suoi due campioni: Durant e Westbrook. Durant è uno dei giocatori più efficaci in contropiede. È anche uno dei giocatori più difficili da marcare della NBA: è alto più di due metri ma è veloce e agile, sa tirare molto bene dalla media distanza e da tre e sa crearsi i tiri da solo senza troppi problemi. Westbrook ha fatto una stagione incredibile ed è il motivo per cui i Thunder hanno battuto i San Antonio Spurs in semifinale di Conference: nei playoff Westbrook ha una media di 25,5 punti, 10,8 assist e 6,8 rimbalzi a partita. I problemi in attacco per i Thunder potrebbero cominciare se Westbrook e Durant non fossero in serata, viste le poche alternative.

Finora la differenza grossa tra Warriors e Thunder è stata la difesa. I Warriors hanno una delle migliori difese della NBA, grazie soprattutto a Green e Thompson. Quando hanno giocato contro i Thunder, i Warriors sono anche riusciti a prendere un po’ le misure a Durant, che ha mostrato di soffrire parecchio la difesa di Andre Iguodala, il giocatore che lo scorso anno ha vinto il premio di MVP delle finali. I Thunder sono invece 13esimi per efficienza difensiva: non un buon punto di partenza per pensare di vincere un titolo NBA. Hanno anche parecchie difficoltà a fermare i contropiede avversari – sono lenti a tornare in difesa, per farla facile – e contro gli Warriors è una debolezza che espone a molti rischi. In difesa i Thunder sono bravi a proteggere l’area vicino a canestro, ma solo quando in campo ci sono i lunghi Steven Adams e Serge Ibaka. Il problema è che i Warriors tirano da tre, parecchio, e giocano molto poco in post-basso, la zona del campo più o meno ai lati del canestro, dove Adams e Ibaka si muovono di più. Oklahoma poi non ha ancora capito come fermare Stephen Curry, anche se si potrebbe dire che non lo ha ancora capito nessuno in tutta la NBA: in una delle partite in cui le due squadre hanno giocato contro in stagione regolare, ad esempio, Curry ha segnato 12 canestri da tre punti.

Sharon Katz e Ben Alamar hanno scritto su ESPN che i Thunder potrebbero provare a sfruttare in attacco alcuni accoppiamenti di marcature che sono stati loro favorevoli durante la stagione regolare: per esempio la difesa di Thompson sul pick and roll giocato da Westbrook, oppure la difesa di Andrew Bogut su Adams. In generale, i Thunder hanno possibilità di vincere solo se riusciranno a far valere la loro maggiore fisicità sotto canestro e se i Warriors cominceranno a tirare molto male.

Cosa succede a Est: perché i Toronto Raptors sono dati per spacciati
Gara 1 della finale a Est si giocherà nella notte italiana tra martedì 17 e mercoledì 18, tra i Toronto Raptors e i Cleveland Cavaliers: le prime due partite della serie si giocheranno a Cleveland, in Ohio, perché i Cavaliers sono andati meglio dei Raptors in stagione regolare (e quindi hanno ottenuto il vantaggio del campo). Sulla finale a Est ci sono almeno un paio di cose da cui partire, per capire come mai praticamente tutti i giornalisti sportivi danno i Raptors per spacciati. Primo: Cleveland è l’unica squadra che quest’anno non ha ancora perso nemmeno una partita dei playoff (c’è comunque da considerare che i playoff a Est sono più facili di quelli a Ovest, dove da qualche anno il livello è più alto). Secondo: negli ultimi cinque anni LeBron James, che gioca per i Cavaliers, è sempre arrivato alle finali NBA (e le ha vinte due volte). Terzo: i Raptors non erano mai arrivati a giocarsi una finale di Conference nella loro storia e anche Kyle Lowry e DeMar DeRozan, i due giocatori più forti della squadra, non hanno esperienza a un livello così alto. L’unico elemento a favore dei Raptors è quello che è successo in stagione regolare, dove Toronto ha vinto due delle tre partite giocate contro i Cavaliers.

Nonostante i precedenti della stagione regolare, i Cavaliers non sembrano particolarmente preoccupati di incontrare i Raptors in finale di Conference. LeBron James ha detto: «Siamo una squadra completamente diversa dalla stagione regolare», nella quale Cleveland aveva mostrato parecchi punti deboli e soprattutto era sembrata ancora molto distante dai Golden State Warriors, la sua principale sfidante per la vittoria del titolo. L’allenatore Tyronn Lue ha detto che la sua squadra non ha niente da imparare dalle precedenti sconfitte contro i Raptors, e il playmaker Kyrie Irving ha detto che l’unica cosa che gli è stata utile nelle partite contro Toronto è il fatto di avere già provato il rumore che fanno i tifosi dei Raptors quando la loro squadra gioca in casa.

Toronto ha avuto una stagione piuttosto strana. È andata molto bene in stagione regolare, perdendo solo una partita in più rispetto a Cleveland: Lowry (30 anni) e DeRozan (26 anni) hanno giocato ad alti livelli. Poi sono arrivati i playoff e le cose sono cominciate ad andare meno bene: le percentuali di tiro sono peggiorate molto e si è cominciato a pensare a una nuova eliminazione al primo turno, come era sempre successo finora quando i Raptors erano arrivati ai playoff. Poi Toronto ce l’ha fatta – battendo prima gli Indiana Pacers e poi i Miami Heat – anche se con grande fatica: è l’unica squadra qualificata per le finali di Conference ad avere passato i precedenti due turni arrivando fino gara 7. Il giocatore più criticato è stato Lowry, le cui percentuali di tiro sono crollate nel corso dei playoff (per diverse partite ha tirato anche con il 30 per cento: molto poco se confrontato con il 66 per cento al tiro che ha mantenuto durante le partite della stagione regolare giocate contro i Cavaliers): alla fine di gara 1 persa contro i Miami Heat, Lowry è tornato nel palazzetto di Toronto per allenarsi al tiro.

Toronto è sulla carta la squadra meno forte tra le quattro arrivate in finale di Conference. Ha il peggior attacco – l’unica che produce meno di 100 punti di media a gara – e per ora non può schierare il forte centro lituano Jonas Valanciunas, che in questi playoff stava segnando 15 punti di media a partita. Valanciunas si è infortunato nella serie contro Miami e non si sa ancora se potrà rientrare contro Cleveland. Per ora il suo posto è stato preso dal congolese Bismack Biyombo, che in gara 7 contro Miami ha fatto una gran partita. Messa così – con Valanciunas infortunato e le difficoltà al tiro di Lowry e DeRozan – sembra improbabile che Toronto possa vincere anche una sola partita contro Cleveland. L’unica possibilità che hanno i Raptors di giocarsela – possibilità minima – è che Lowry e DeRozan giochino ai livelli delle ultime tre partite della serie contro Miami, quando hanno segnato 60 punti in due in media a partita, e che Biyombo riesca a imporsi sotto canestro costringendo la difesa di Cleveland a stringersi molto e a lasciare più spazi lontano da canestro.

I Cavaliers invece stanno molto bene. LeBron James, Kyrie Irving e Kevin Love – i cosiddetti “Big Three”, i tre giocatori più forti della squadra – stanno giocando a altissimi livelli, e a differenza di quanto era successo ai playoff dello scorso anno non hanno problemi di infortuni. La cosa che più ha stupito nel gioco dei Cavaliers nelle prime due serie di playoff è stata l’incredibile efficacia nei tiri da tre. Solo nelle quattro partite giocate contro gli Atlanta Hawks, Cleveland ha segnato 77 tiri da tre punti: in gara 2 ha fatto anche un nuovo record di canestri da tre segnati in una partita di playoff (25) e in un solo tempo di gioco (18). Oltre a LeBron James, che si sta dimostrando praticamente immarcabile, Toronto dovrà preoccuparsi di fermare anche Irving, che finora ha dominato contro i playmaker delle squadre avversarie.