La notizia dei guanti data sul sito Repubblica.it il 22 marzo 2016
  • Mondo
  • venerdì 13 maggio 2016

I guanti dei terroristi di Bruxelles

Se ne parlò per giorni dopo gli attentati di marzo: adesso si è scoperto che fu tutto un abbaglio

La notizia dei guanti data sul sito Repubblica.it il 22 marzo 2016

Poco dopo gli attentati compiuti dallo Stato Islamico (o ISIS) a Bruxelles il 22 marzo scorso, la polizia del Belgio aveva diffuso la fotografia di tre uomini che spingevano altrettanti carrelli: i tre erano sospettati di avere fatto esplodere le bombe nell’aeroporto della città. L’immagine, che era un fermo immagine di un video girato dalle telecamere a circuito chiuso dell’aeroporto, era stata ripresa dai media di tutto il mondo ed era diventata nota come “la foto dei guanti mancanti”, perché due attentatori indossavano solamente un guanto sulla mano sinistra. Il terzo attentatore, allora in fase di identificazione, non indossava alcun guanto. Nei giorni seguenti alla diffusione dell’immagine erano circolate ipotesi di ogni tipo su quella stranezza: la più accreditata – e ripresa anche da giornali internazionali autorevoli – era che i guanti servissero a nascondere il detonatore delle bombe. Ora, a distanza di quasi due mesi, c’è una spiegazione definitiva: i due assalitori non indossavano alcun guanto.

guanti-bruxelles-

Basandosi su fonti belghe interne alle indagini, il Wall Street Journal ha scritto che nel video integrale da cui era stato tratto il fermo immagine diffuso ai media si vede che tutti e tre i presunti terroristi spingono i loro carrelli nell’aeroporto senza guanti. L’immagine sgranata e poco definita ha generato il fraintendimento, che ha poi portato alla creazione del “mistero dei guanti” degli assalitori di Bruxelles. Il fatto che la polizia avesse oscurato buona parte del fermo immagine per mettere in evidenza il terzo presunto assalitore, che poi si è scoperto essere Mohamed Abrini, ha contribuito a rendere meno leggibile l’immagine. Schiarendola, si nota comunque che è la protezione in plastica del manico dei carrelli a dare l’impressione che i due uomini abbiano qualcosa sulla loro mano sinistra.

guanti-bruxelles-2

Quando era stata diffusa dalla polizia, la foto era stata esaminata da molti esperti interpellati dai media. Alcuni avevano ipotizzato che i guanti servissero a Najim Laachraoui e Ibrahim Bakraoui, due dei tre assalitori, per nascondere il dispositivo che avrebbe in seguito innescato l’esplosivo; altri avevano parlato di un sistema di comunicazione per coordinarsi nei momenti prima dell’attentato; altri ancora di un segno di riconoscimento di qualche tipo per i complici dei terroristi, nel caso in cui fossero state diffuse le immagini delle telecamere di sicurezza dopo la loro morte.

I responsabili delle indagini consultati dal Wall Street Journal hanno ricordato che la polizia non aveva detto nulla sul “mistero dei guanti”, e che non avevano confermato né smentito gli articoli in merito pubblicati dalla stampa. Le autorità avevano anche fatto confusione su alcune cose: il ritrovamento di un paio di guanti su un autobus dell’aeroporto, grazie a un cane anti-bomba, aveva fatto ipotizzare che fosse stato lasciato dal terzo uomo visibile nel fermo immagine. In seguito si era scoperto che i guanti non erano entrati a contatto con esplosivi, che non erano spaiati come sostenuto da alcuni giornali e che non c’entravano con l’attacco.

Le indagini sugli attentati di Bruxelles del 22 marzo sono ancora in corso e sul caso da questa settimana lavora anche una commissione parlamentare belga. Ci sono diversi dettagli da verificare, ma secondo le fonti consultate dal Wall Street Journal gli attentati avrebbero potuto causare molti più morti: «La strage ha avuto una portata inferiore grazie alla fortuna, a un attento lavoro della polizia nei giorni prima degli attacchi e alla disorganizzazione della cellula terroristica, che non aveva un leader per coordinare le operazioni».

Dopo che il primo terrorista si era fatto esplodere, per esempio, Najim Laachraoui si era messo a correre tra la folla spingendo il suo carrello su cui aveva collocato l’esplosivo, nascosto in una valigia che però era caduta a terra nella confusione. Era esplosa pochi istanti dopo in direzione opposta rispetto a chi stava scappando, danneggiando una statua e una caffetteria di Starbucks, uccidendo meno persone. Un altro terrorista aveva portato l’esplosivo all’interno dell’aeroporto sempre usando una valigia, ma dopo le prime due esplosioni l’aveva abbandonata e si era messo a correre insieme alla folla che stava scappando.

Secondo chi si sta occupando delle indagini, è probabile che lo Stato Islamico abbia imparato molte cose dagli attentati di Bruxelles e che in futuro si concentrerà su attentati di diverso tipo, simili a quelli di Parigi dello scorso novembre con fucili d’assalto, evitando luoghi chiusi dove la gestione degli attacchi è più complicata e richiede l’utilizzo di grandi quantità di esplosivi.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.