Il candidato repubblicano Donald Trump (Mark Lyons/Getty Images)

Adesso Clinton non è più tanto favorita nei sondaggi

Quello di Reuters dà lei e Trump praticamente pari: è un sondaggio, ma i sondaggi diventano parte della storia e della partita

Il candidato repubblicano Donald Trump (Mark Lyons/Getty Images)

Un sondaggio commissionato da Reuters e Ipsos, sulle intenzioni di voto alle presidenziali del prossimo novembre negli Stati Uniti, dice che Donald Trump e Hillary Clinton sono praticamente appaiati, con il primo che è riuscito a recuperare in pochi giorni oltre una decina di punti percentuali sulla sua sfidante. Dopo il ritiro di Ted Cruz e John Kasich, da una settimana è certo che il candidato del Partito Repubblicano alle presidenziali di novembre negli Stati Uniti sarà Trump. La sua candidatura sarà formalizzata in estate durante la convention dei Repubblicani, ma osservatori e analisti hanno già iniziato a chiedersi se Trump – personaggio controverso e mal visto nel partito – abbia ora concrete possibilità di vincere le elezioni contro Clinton, la candidata del Partito Democratico data per favorita. Benché sia ancora presto per fare previsioni su cosa accadrà a novembre, i risultati del nuovo sondaggio suggeriscono che la vittoria di Clinton potrebbe non essere così scontata: e i sondaggi diventano parte della competizione, nella campagna elettorale americana.

Il 41 per cento delle persone interpellate ha detto che voterà per Clinton, mentre il 40 per cento per Trump, il restante 19 per cento non ha ancora deciso quale candidato sostenere o se andare a votare. Il sondaggio è stato condotto online tra venerdì e martedì scorso su un campione di 1.289 persone ed è considerato piuttosto attendibile, con un margine di errore intorno al 3 per cento. Una settimana fa, Trump era dato indietro di 13 punti percentuali rispetto a Clinton e la maggior parte dei media aveva definito incolmabile la distanza tra i due candidati. Nei sondaggi precedenti Clinton è sempre stata avanti, a parte lo scorso marzo quando si ritirò dalle primarie repubblicane Marco Rubio, portando a un aumento dei consensi verso Trump.

L’elezione del presidente degli Stati Uniti non è diretta, si scelgono in ogni stato i delegati che poi materialmente lo eleggeranno, e il sondaggio non tiene conto di questo meccanismo trattandosi di una rilevazione su base nazionale sulle semplici intenzioni di voto verso i due candidati. I suoi risultati sono comunque indicativi dell’incertezza intorno all’elezione del nuovo presidente e, almeno in parte, mettono in discussione le previsioni circa una sicura vittoria di Clinton. Le due convention e la lunga campagna elettorale, con centinaia di milioni di dollari spesi in spot elettorali, condizioneranno nei prossimi mesi le opinioni degli elettori incerti e gli esiti dei sondaggi come quello realizzato da Reuters e Ipsos.

In un altro sondaggio, commissionato da Reuters a inizio maggio, era emerso che la maggior parte degli elettori non ha molta fiducia in Trump e Clinton, soprattutto sui temi economici e della sicurezza interna ed esterna. Lo scetticismo è inoltre legato a chi sarà scelto dai candidati come vicepresidente: i sostenitori di Clinton vorrebbero un ticket con un convinto progressista, mentre quelli di Trump qualcuno con una grande esperienza politica per controbilanciare la scarsa preparazione del loro candidato.

Molti osservatori politici ritengono che Trump potrebbe recuperare consensi tra gli elettori se riuscisse a migliorare i rapporti con il Partito Repubblicano, finora piuttosto burrascosi. Diversi leader si sono rifiutati di dare il loro esplicito sostegno a Trump, mentre altri hanno detto chiaramente che non lo voteranno e che non saranno nemmeno presenti alla convention che lo nominerà ufficialmente candidato alle presidenziali. Tra questi ci sono gli ex presidenti George H.W. Bush, George W. Bush e gli ex candidati alle presidenziali Mitt Romney e John McCain, molto popolare tra i Repubblicani. Altri oppositori di Trump sono combattuti su cosa fare: da un lato sanno che la sua candidatura è ineludibile, dall’altro che un partito diviso ridurrebbe le possibilità di tornare alla Casa Bianca dopo due presidenze democratiche.

Per oggi è previsto un atteso incontro tra Trump e Paul Ryan, il presidente della Camera e tra i politici Repubblicani più influenti in questa fase di incertezze per il partito. Ryan si è incontrato con gli altri leader del partito e ha il compito di riaprire il dialogo con Trump, per convincerlo ad abbassare i toni e a condurre una campagna elettorale meno aggressiva. Negli ultimi giorni Trump ha però detto di non volere cambiare e non è quindi chiaro cosa farà Ryan: potrebbe decidere di sostenere ugualmente Trump, oppure di diventare il suo principale oppositore interno al partito. La decisione non sarà semplice e potrebbe condizionare il futuro politico di Ryan, visto da molti osservatori come il candidato ideale per le presidenziali del 2020.