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  • giovedì 12 Maggio 2016

Michael Jordan non è più un figo

Lo sostiene il New Yorker, citando il suo modo di vestire, i suoi fallimenti da presidente degli Charlotte Hornets e un famoso meme che lo ritrae mentre piange

Sul sito del New Yorker il giornalista Ian Crouch, che si occupa spesso di sport, ha raccontato di come Michael Jordan – leggendario giocatore di basket dei Chicago Bulls – stia progressivamente perdendo la reputazione di giocatore incredibile e unico, sia dal punto di vista sportivo sia del carisma personale. Jordan non è stato solo il miglior giocatore di sempre nella storia del basket: è stato anche il primo su cui la NBA (la National Basketball Association) ha costruito la sua popolarità fuori dagli Stati Uniti e che ha usato per sviluppare il suo brand, oggi molto forte e redditizio. Per esempio Jordan ha recitato in uno dei film più famosi e di successo sul basket – Space Jam, uscito nel 1997 – e ha una sua omonima e celebre linea di abbigliamento sportivo. Secondo Crouch, tuttavia, l’immagine di Jordan è cambiata nel corso degli anni e oggi i più giovani lo vedono in modo diverso. Per esempio lo associano a un meme che lo raffigura mentre piange, e che viene usato soprattutto per rappresentare un fallimento o una sconfitta. Secondo Crouch, «il cambiamento è avvenuto gradualmente, in maniera praticamente invisibile: Michael Jordan non è più un figo».

Jordan raggiunse l’apice della sua popolarità negli anni Novanta grazie ai successi con i Chicago Bulls, i titoli di miglior giocatore della NBA e le vittorie con la nazionale americana alle Olimpiadi di Barcellona (il leggendario “Dream Team” del 1992). In quegli anni Jordan era praticamente imbattibile e irraggiungibile. Nella prima partita delle finali dei playoff NBA del 1992, giocate dai Bulls contro i Portland Trail Blazers, Jordan fece un gesto che era un misto di sicurezza di sé, superiorità sportiva e “figaggine”: al sesto canestro da tre segnato – e lui non era un grandissimo tiratore da tre – si girò verso il pubblico e fece spallucce. Quello era Jordan.

Jordan si ritirò definitivamente nel 2003, dopo avere giocato due anni nei Washington Wizards. Poi divenne presidente degli Charlotte Hornets, una squadra NBA i cui risultati finora sono stati più che modesti. Secondo Crouch, da allora la figura di Jordan nell’immaginario collettivo è cominciata a cambiare, come dimostra la diffusione del meme tratto da un discorso che pronunciò nel febbraio del 2009 in occasione del suo ingresso nella Hall of Fame del basket americano. Crouch ricorda che i discorsi che si fanno in queste occasioni sono positivi e ispirati, mentre Jordan «si concentrò sulle battaglie individuali che aveva combattuto contro gli allenatori e i dirigenti dei Chicago Bulls che avevano dubitato di lui o minacciato il suo successo. Fu un discorso amaro e rancoroso, in cui persino le battute erano spigolose».

Il volto in lacrime di Jordan mostrato all’inizio del discorso fa venire in mente «altri momenti per nulla “fighi” della lunga carriera di Jordan», ha scritto Crouch:

Il suo imbarazzante ritorno nella NBA nei primi anni Duemila; la sua fallimentare esperienza da presidente dei Charlotte Hornets, in corso tuttora; il suo abbigliamento ottusamente retrogrado – fra magliette enormi, maglioni tremendi e jeans stinti e scampanati – di cui una volta il critico Wesley Morris scrisse: «mi sento in imbarazzo perché davvero lui non se ne accorge. E non so quante persone al mondo abbiano il cuore per potergli dire “brucia quei pantaloni”».

Un altro tratto sgradevole di Jordan emerso solo di recente è il suo costante spirito di competizione, ma non nella sua accezione positiva. Negli ultimi anni della sua carriera si raccontava che prendesse in giro i compagni meno bravi di lui, per esempio. Di recente ha detto in pubblico che all’apice della sua carriera avrebbe “certamente” battuto LeBron James in un uno-contro-uno: che al di là che sia vero o meno, non è stata un’affermazione condivisa e accettata da tutti, visto che James è stato considerato per anni il dominatore della NBA. Crouch ha detto che questo particolare tratto emerge anche dal lungo profilo che ESPN ha scritto su Jordan in occasione dei suoi cinquant’anni. Spiega Crouch:

Il giornalista Wright Thompson ha descritto Jordan come una persona solitaria – un competitore seriale che non ha più niente in cui competere. Ancora dieci anni dopo il suo ritiro, appesantito di una quindicina di chili, parlava delle sue possibilità contro LeBron. È questo il Michael Jordan che ha conosciuto la generazione più giovane degli appassionati di basket: un tizio che ha perso il contatto con la realtà, che mastica sigari e guarda le partite nel suo completo da dirigente. Lo stesso Jordan ha ammesso a Thompson che lo spirito di competizione “mi ha consumato così tanto… Sono il mio peggior nemico”. Questo Jordan è quasi una figura tragica, e può aiutare a spiegare la popolarità del suo meme: se non puoi vincere più niente, puoi solo perdere.

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