• Sport
  • domenica 8 maggio 2016

È il momento di parlare del Milan

Perché non c'è niente che stia andando per il verso giusto, né sul campo né in società: ma come siamo arrivati fin qui?

(AP Photo/Antonio Calanni)

I tifosi del Milan negli ultimi anni hanno assistito a diverse “stagioni di passaggio” tra un ciclo e l’altro: prima dello Scudetto del 1998-1999, il Milan arrivò un anno undicesimo e il successivo decimo. Nel 2002, la prima stagione di Carlo Ancelotti da allenatore si concluse con un quarto posto. Nel 2009/2010, prima dell’arrivo di Massimiliano Allegri, il Milan allenato da Leonardo arrivò terzo quasi per miracolo, con una squadra piena di scarti e giocatori a fine carriera.

Il Milan ha vinto il suo ultimo trofeo nel 2011. Se tutto fosse filato secondo il normale trend, a quest’ora avrebbe già chiuso e aperto un nuovo ciclo vincente: magari anche in Europa, dove non vince un trofeo da nove anni. Dal 2011 il Milan ha cambiato cinque allenatori, si è qualificato solamente due volte per la Champions League (l’ultima nel 2013) e ha impoverito notevolmente la sua rosa. In mezzo è successo un po’ di tutto: Berlusconi ha imposto sua figlia Barbara come nuovo amministratore delegato con delega alle questioni extra-sportive, creando una notevole confusione di ruolo e gerarchie con lo storico amministratore delegato Adriano Galliani. Il tentativo di costruire un nuovo stadio è fallito nel giro di qualche mese. La possibilità di vendere parte delle quote della società a un misterioso broker thailandese sembra ormai molto lontana. Gli investimenti nella squadra sono stati saltuari e poco studiati. La situazione delle ultime settimane è diventata ancora più surreale per altre due cose: l’allenatore Siniša Mihajlović è stato esonerato dopo una delle partite giocate meglio dal Milan in tutta la stagione, la sconfitta per 2-1 contro la Juventus; e Berlusconi sta portando avanti una trattativa con degli anonimi imprenditori cinesi, di cui informa gli appassionati tramite buffi video pubblicati su Facebook (in cui sostiene per la prima volta da anni di aver giocato nel Milan, da giovane).

Barbara Berlusconi vs Adriano Galliani
Barbara Berlusconi entrò nel consiglio dei amministrazione del Milan nel 2011, a 27 anni. I giornali italiani hanno sempre descritto il suo rapporto con Galliani come molto complicato, e Berlusconi si è spesso lamentata anche pubblicamente del lavoro di Galliani. La situazione peggiorò parecchio nell’autunno del 2013: alla fine di novembre Galliani mandò un comunicato all’ANSA in cui annunciava che si sarebbe dimesso di lì a pochi giorni, spiegando: «OK al cambio generazionale, lo capisco, ma non così, ci voleva un po’ più di eleganza». Galliani poi non si dimise, e un mese dopo Berlusconi modificò la struttura societaria per cercare di tener dentro sia sua figlia che Galliani. Barbara Berlusconi fu nominata vicepresidente e amministratore delegato per le questioni extra-sportive, mentre a Galliani rimase la competenza esclusiva per le cose sportive. Da allora la squadra ha ottenuto risultati sempre peggiori, secondo alcuni anche a causa di questo confusa struttura societaria.

Il nuovo stadio, anzi no
Poi c’è la questione del nuovo stadio: Barbara Berlusconi ne parlava praticamente in ogni intervista, spiegando che sarebbe stato «indispensabile per lo sviluppo commerciale del club». Il progetto fu presentato nel febbraio del 2015 alla Fondazione Fiera, proprietaria dei terreni scelti dal Milan. Il progetto, elaborato dal noto studio di architetti britannico Arup, prevedeva una struttura da circa 48mila posti costruita a partire da 10 metri sotto il livello del suolo e con materiali fono-assorbenti, per evitare disturbi alle persone che ci vivevano intorno. Dentro allo stadio era prevista la costruzione di un liceo sportivo, un albergo, un parco naturale e alcuni ristoranti.

Non se ne è fatto nulla, nonostante Fondazione Fiera avesse persino approvato il progetto: a inizio agosto, quando rimanevano da limare solamente le questioni legali, Barbara Berlusconi mandò una mail a Fondazione Fiera, racconta il Corriere della Sera, in cui spiegò che i costi per bonificare il terreno sarebbero stati troppo alti. Un mese dopo, quando ormai il Milan si era frettolosamente tirato indietro dal progetto, Silvio Berlusconi disse di aver lasciato perdere perché aveva ricevuto «molte considerazioni e approfondimenti negativi». Sia il Milan che Fondazione Fiera annunciarono di voler fare causa all’altro, ma non è chiaro se poi abbiano dato seguito alle loro dichiarazioni. In un’intervista data al Corriere della Sera nel novembre del 2015, il presidente di Fondazione Fiera Benito Benedini si disse quasi stupito per la condotta del Milan di quei mesi, spiegando che sarebbe stato disposto a trattare una specie di “buonuscita”.

In questi mesi avete cercato di definire la vicenda senza arrivare in tribunale. Senza successo. Perché?
«A.C. Milan avrebbe potuto a) formalizzare il diritto di recesso, da loro stessi richiesto e sottoscritto, ma non l’ha fatto (si parlava di circa dieci milioni ndr.); b) formalizzare una transazione monetaria. Via da loro stessi percorsa ma poi abbandonata; c) infine affidarsi a un arbitrato, come da stessa richiesta di A.C. Milan».

La zona in cui doveva essere costruito il nuovo stadio del Milan diventerà invece una specie di parco pubblico, costruito dalla società immobiliare Vitali.

Il misterioso Mr. Bee e gli ancora più misteriosi acquirenti cinesi
Della cessione di parte delle quote societarie del Milan si parla ormai da molti anni. Il tema diventò improvvisamente più solido fra l’aprile e il giugno del 2015, quando un semi-sconosciuto imprenditore thailandese di nome Bee Taechaubol condusse una due diligence sui conti del Milan – cioè una valutazione sul bilancio della società – e soprattutto fece firmare a Berlusconi un accordo per condurre una trattativa esclusiva. Le cifre che giravano in quei mesi erano altissime, e resero molto scettici giornalisti e osservatori: Berlusconi spiegò che avrebbe ceduto il 48 per cento del Milan a 480 milioni di euro, valutandolo di conseguenza un miliardo di euro (per capirci: pochi anni prima il 70 per cento dell’Inter, una squadra dal “brand” di poco inferiore, era stato venduto per 250 milioni). Nei mesi successivi la trattativa sembrò più volte sul punto di essere chiusa, e Berlusconi si fece intervistare e fotografare più volte al fianco di Taechaubol, che spiegava di avere alle sue spalle importanti investitori cinesi.

Berlusconi non ha mai formalmente “scaricato” Taechaubol, ma il 20 febbraio 2016, durante una conferenza stampa, ha ammesso che la trattativa si era complicata: «purtroppo con Mr. Bee i problemi derivano dal collasso delle borse cinesi e quindi alcuni sponsor si sono ritratti, Mr. Bee sta cercando nuovi sponsor anche non in Cina». Sky Sport ha spiegato che Taechaubol ha effettivamente cercato nuovi investitori in diversi paesi fra cui gli Stati Uniti, senza successo. Gli ultimi sviluppi parlano di una nuova trattativa con un misterioso gruppo di imprenditori cinesi, che secondo i giornali preferiscono restare anonimi per non “bruciare” l’affare. Secondo Repubblica e altri giornali la trattativa dovrebbe sbloccarsi a giorni, ma diversi giornalisti che si occupano di Milan stanno parlando del tema con molta cautela.

E no, in campo le cose non vanno per niente meglio
L’ultima buona stagione per il Milan fu quella giocata tra il 2012 e il 2013, l’ultima in cui Massimiliano Allegri rimase allenatore della squadra dall’inizio alla fine. Il Milan finì terzo in campionato dopo una grande rimonta, ma soprattutto andò molto vicino a eliminare il Barcellona negli ottavi di finale di Champions League: dopo avere vinto 2-0 a Milano, perse per 4-0 il ritorno. I tifosi ricordano quella partita soprattutto per il palo colpito a porta quasi vuota da M’Baye Niang sull’1-0 per il Barcellona. Dopo la partita, Allegri disse che il Milan era uscito «per una questione di centimetri».

Simbolicamente, si può considerare il palo di Niang l’inizio del declino del Milan: nella stagione successiva il Milan venne eliminato agli ottavi di finale dall’Atletico Madrid, giocando molto peggio che contro il Barcellona, ma soprattutto andò davvero male in campionato. Parte della colpa fu attribuita alle ultime deludenti campagne acquisti: nell’estate del 2012 se n’erano andati Thiago Silva, Zlatan Ibrahimović e Alessandro Nesta, mentre l’anno successivo fu il turno del capitano Massimo Ambrosini e di uno dei giocatori migliori della gestione di Allegri, Kevin-Prince Boateng. Nessuno di loro fu sostituito adeguatamente: nell’estate del 2012 arrivarono i difensori Christian Zapata e Francesco Acerbi, i centrocampisti Nigel de Jong e Riccardo Montolivo e gli attaccanti Giampaolo Pazzini (che venne pagato 7,5 milioni di euro più Antonio Cassano) e Bojan Krkić. L’anno successivo gli acquisti principali furono quelli di Alessandro Matri, pagato 11 milioni di euro alla Juventus, e di Kakà, che tornò al Milan dopo quattro stagioni mediocri al Real Madrid. Dopo Ambrosini, il capitano è diventato Riccardo Montolivo, un centrocampista da anni in declino fisico e tecnico, e che viene spesso fischiato dai tifosi milanisti.

Il ridimensionamento fu evidente, ma la società continuava a ripetere di puntare a finire fra le prime tre in classifica: Allegri fu esonerato dopo un’incredibile sconfitta per 4-3 contro il Sassuolo. Berlusconi convinse l’ex centrocampista del Milan e del Real Madrid Clarence Seedorf a concludere in anticipo la sua carriera da calciatore – all’epoca giocava nel Botafogo, in Brasile – per andare ad allenare il Milan.

Seedorf cambiò modulo, allenamenti e approccio alla partita: il Milan giocò qualche buona partita in più e finì ottavo. Seedorf non si integrò mai davvero nell’ambiente e nello spogliatoio del Milan, e in estate fu sostituito da Filippo Inzaghi, ex storico centravanti del Milan. La squadra non fu particolarmente rinforzata: se ne andarono praticamente tutti gli attaccanti – Mario Balotelli, Robinho, Kakà e Adel Taarabt – e arrivarono Jérémy Ménez, Giacomo Bonaventura e Fernando Torres. La difesa e il centrocampo rimasero quasi le stesse.

Le cose andarono ancora peggio: dopo un inizio incoraggiante, il gioco del Milan divenne macchinoso e prevedibile, e Inzaghi cominciò a cercare furiosamente di cambiare le cose ruotando giocatori, moduli e metodi, senza successo. Dei sei giocatori acquistati dal Milan nella sessione invernale del calciomercato 2015 solo uno è ancora presente in rosa: il terzino Luca Antonelli. Il Milan finì la stagione al decimo posto, e Inzaghi fu esonerato a giugno.

La frase che costò a Inzaghi settimane di critiche e prese in giro: dopo un pareggio per 1-1 in casa contro l’Empoli, Inzaghi si difese spiegando che l’Empoli era in un ottimo periodo di forma, e che «non puoi pensare di dominarla a San Siro»

Nell’estate del 2015, una mezza rivoluzione: dentro l’allenatore Siniša Mihajlović e i costosi attaccanti Carlos Bacca e Luiz Adriano – pagati rispettivamente 30 e 7 milioni di euro –  il giovane e talentuoso Alessio Romagnoli – 25 milioni – e la mezz’ala dinamica Andrea Bertolacci, 20 milioni. Nella stagione 2015-2016, quella ancora in corso, il Milan ha iniziato così così, ha avuto il suo picco nella vittoria del derby contro l’Inter per 3-0 e si è lentamente sgonfiato, perdendo spesso punti contro le squadre piccole: oggi compete per il sesto posto con il Sassuolo, e si giocherà con poche speranze la finale di Coppa Italia contro la Juventus. Il mercato e buona parte delle operazioni sportive sono bloccate, in attesa di sapere qualcosa della presunta trattativa col misterioso gruppo cinese.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.