José Mourinho con i giocatori del Porto dopo aver vinto la Champions League (Alex Livesey/Getty Images)
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  • sabato 30 aprile 2016

Altri Leicester

Storie di squadre di calcio che hanno compiuto imprese impossibili, simili a quella della squadra allenata da Claudio Ranieri

José Mourinho con i giocatori del Porto dopo aver vinto la Champions League (Alex Livesey/Getty Images)

Prima dell’inizio di questa stagione l’obiettivo del Leicester City, da lunedì 2 maggio matematicamente campione d’Inghilterra, era quello di non retrocedere, nonostante i significativi investimenti della dirigenza. In estate erano stati spesi 50 milioni di euro per acquistare nuovi giocatori, una cifra superiore a quella che investono molte squadre che occupano la prima metà della classifica di importanti campionati europei di calcio (tra cui quello italiano, tedesco o spagnolo). Il club aveva anche ottenuto 100 milioni di euro in un solo anno dalla vendita dei diritti televisivi, senza contare che dal 2012 la squadra è proprietà di uno degli uomini più ricchi della Thailandia.

Nel resto d’Europa il Leicester non sarebbe definito una squadra “piccola”, “povera” o “provinciale”: in Inghilterra sì. Qui si gioca il campionato di calcio più famoso e seguito al mondo e le squadre che ci partecipano investono moltissimi soldi per raggiungere gli obiettivi stagionali. Tutti i giocatori acquistati dal Leicester nel corso dell’ultima estate costano più o meno quanto Kevin De Bruyne del Manchester City, pagato 74 milioni, o Raheem Sterling comprato sempre dal City per 64 milioni, o Christian Benteke, costato al Liverpool circa 46 milioni di euro. Uno dei migliori giocatori del Leicester, Riyad Mahrez, è costato appena 500mila euro e pochi giorni fa ha vinto il PFA Player of the Year, il premio dato al miglior giocatore del calcio professionistico inglese.

Oltre ai motivi economici, l’impresa del Leicester è incredibile perché solo due anni fa la squadra era in seconda divisione e l’anno scorso si salvò solo grazie a una serie di vittorie nelle ultime partite di campionato. Quest’anno ha iniziato la stagione esonerando il proprio allenatore e ingaggiandone uno, l’italiano Claudio Ranieri, che nessuno considerava “da grande squadra” e che sette mesi prima aveva guidato la nazionale greca nel peggior girone di qualificazione a un campionato europeo della sua storia. Il Leicester ha vinto un campionato che dal 1996 viene vinto dalle stesse ricchissime quattro squadre. Cinque anni fa il suo giocatore di punta stava in una squadra di operai, mentre un altro giocava in una squadra di riserve in un campionato amatoriale francese. Ha vinto la Premier League in un periodo in cui le sorprese, nel calcio, si vedono raramente e dove la differenza tra le squadre ricche e tutte le altre è diventata sempre più marcata. Oggi è impensabile che nei prossimi anni squadre come Steaua Bucarest, Stella Rossa, Ajax, PSV, Club Bruges o Sampdoria arrivino in finale di Champions League, come invece succedeva con una certa regolarità tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta.

Negli ultimi decenni, oltre a quella del Leicester, sono successe altre cose impossibili a squadre come il Nottingham Forest di Brian Clough, l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli e il Kaiserslautern di Otto Rehhagel. Ma anche altre.

Nottingham Forest 1977/1978

È l’impresa calcistica che più si avvicina a quella del Leicester, per motivi geografici e per la portata dei risultati. Allenato da Brian Clough, uno degli allenatori inglesi più vincenti della storia, il Nottingham Forest vinse il suo primo e unico campionato inglese nel 1978, appena un anno dopo aver ottenuto la promozione dalla seconda divisione: arrivò primo con sette punti di vantaggio sul Liverpool e con la miglior difesa del torneo. Vinse con una squadra senza nessun campione, giocando prevalentemente con la palla a terra, usando pochi lanci lunghi e sfruttando molto il gioco sulle fasce laterali del campo. In quella squadra segnavano regolarmente quasi tutti, ma tuttora i nomi dei giocatori della rosa dicono poco, a parte il portiere Peter Shilton: in difesa Anderson, Clark, Lloyd e Burns, a centrocampo McGovern, Bowyer, Francis e Roberston, in attacco Birtles e Woodcock.

Il Nottingham Forest non riuscì mai più a vincere un campionato ma nelle due stagioni successive vinse incredibilmente due Coppe dei Campioni di fila, la prima in finale contro il Malmö, la seconda contro l’Amburgo. Grazie ai successi ottenuti, il Nottingham fu il primo club inglese a spendere un milione di sterline per comprare un giocatore, Trevor Francis, nel 1979. Sulle imprese del Nottingham Forest e sulla figura geniale ed eccentrica di Brian Clough sono stati scritti libri e girati film, noti in tutta Europa. Clough rimase a Nottingham dal 1975 al 1993 e dopo aver vinto campionato e Coppa dei Campioni vinse anche due coppe di Lega.

Nel 2004 il Nottingham Forest, che è una delle squadre di calcio più antiche del mondo, è stato retrocesso nella terza serie inglese e dal 2008 è tornato a disputare la seconda divisione.

Kaiserslautern 1997/1998

Nel 1998 il Kaiserslautern vinse il campionato tedesco contro ogni pronostico, anche se non era il suo primo scudetto. Nel 1996 la squadra venne retrocessa in seconda divisione e al termine della stagione ingaggiò l’esperto allenatore Otto Rehhagel, esonerato un anno prima dal Bayern Monaco e vincitore nel 2004 di un incredibile campionato europeo con la Grecia. Il Kaiserslautern risalì in Bundesliga al primo tentativo ma non si fermò lì, e la stagione successiva vinse il campionato con due punti di vantaggio sul Bayern Monaco campione in carica.

L’anno successivo arrivò quinto pur cambiando solo un paio di giocatori. Da allora non ha più vinto un campionato e in questa stagione ha disputato la seconda divisione. Nella squadra che vinse nel 1998 giocava un giovane Michael Ballack, che in quella stagione disputò una ventina di partite e poi divenne uno dei calciatori tedeschi più forti degli ultimi vent’anni. C’erano anche il centrocampista svizzero Ciriaco Sforza e il forte terzino tedesco Andreas Brehme, ex giocatore di Bayern Monaco e Inter (come Sforza) che si ritirò dopo aver vinto il titolo nazionale. Il capocannoniere della squadra fu Olaf Marschall, secondo nella classifica generale, che chiuse la carriera europea nel 2002 al Kaiserslautern.

Porto 2003/2004

Il Porto è stata l’ultima squadra di un campionato europeo minore ad aver vinto una Champions League, nel 2004: prima di allora, nel 1987, ne aveva vinta un’altra grazie al “Tacco di Allah”, soprannome di Rabah Madjer, attaccante algerino autore del gol di tacco nella vittoria in finale contro il Bayern Monaco. La Champions League vinta nel 2004 fu diversa e ancora più incredibile. Il Porto, allenato dall’allora poco conosciuto José Mourinho, aveva vinto l’anno prima la Coppa UEFA e aveva iniziato la Champions come squadra di seconda fascia nella fase a gironi. Si qualificò agli ottavi arrivando secondo nel girone dietro al Real Madrid. Agli ottavi di finale eliminò il Manchester United al termine di una partita di ritorno incredibile, pareggiata al 90esimo minuto dal centrocampista portoghese Costinha, che ribatté in porta una respinta del portiere del Manchester Tim Howard.

Nei quarti di finale accadde di tutto. Il Deportivo de La Coruña eliminò il Milan ribaltando una sconfitta per 4 a 1 all’andata, e vincendo il ritorno 4 a 0; il Monaco eliminò il Real Madrid con un risultato complessivo di 5 a 5 e grazie ai gol segnati in trasferta; il Chelsea, allenato da Claudio Ranieri, eliminò l’Arsenal. Il Porto riuscì a eliminare senza troppe difficoltà il Lione e si ritrovò in semifinale contro il Deportivo. Pareggiò la partita di andata e vinse per 1 a 0 il ritorno, giocato in Spagna. La finale, giocata a Gelsenkirchen, venne dominata dal Porto, che vinse 3-0 contro il Monaco. Da lì iniziò la grande carriera di Mourinho, che in estate firmò per il Chelsea.

La squadra titolare che scese in campo in finale – composta da Vítor Baía, Paulo Ferreira, Jorge Costa, Ricardo Carvalho, Nuno Valente, Pedro Mendes, Costinha, Maniche, Deco, Derlei e Carlos Alberto – fu smantellata nel giro di poche stagioni. Paulo Ferreira e Ricardo Carvalho seguirono Mourinho al Chelsea, Deco andò al Barcellona, gli altri vennero ceduti quasi tutti nelle stagioni successive, altri ancora si ritirarono. Il Porto è rimasto comunque una delle squadre più forti d’Europa: partecipa regolarmente alle coppe europee da più di dieci anni e ogni stagione acquista, cresce e vende alcuni dei migliori talenti in circolazione.

Hellas Verona 1984/1985

L’unica stagione del campionato italiano in cui gli arbitri vennero sorteggiati senza seguire alcun criterio, “a caso” in sostanza (c’erano solo delle “fasce” stabilite in base alla difficoltà delle partite), fu vinta dall’Hellas Verona. Nei due anni precedenti, guidato dall’allenatore Osvaldo Bagnoli, l’Hellas si era classificato al quarto e al sesto posto in Serie A; l’anno prima ancora aveva ottenuto la promozione dalla Serie B. L’Hellas di quell’anno era composto da 16 giocatori italiani e soli due giocatori stranieri, probabilmente i più forti della squadra: il tedesco Hans-Peter Briegel e il danese Preben Elkjær Larsen. Quest’ultimo divenne il simbolo dello scudetto “provinciale” del Verona, l’unico campionato di Serie A vinto da una squadra di una città non capoluogo di regione da quando si disputa a girone unico. Fra gli italiani c’erano Giuseppe Galderisi, capocannoniere della squadra con 11 gol, il centrocampista Pietro Fanna, poi passato all’Inter, e il portiere Claudio Garella.

L’anno dopo la vittoria dello scudetto, l’Hellas arrivò decimo in campionato e fu eliminato agli ottavi di finale della Coppa Campioni, confermando l’eccezionalità della vittoria dell’anno precedente. Dopo sole cinque stagioni fu retrocesso in Serie B. I giocatori della squadra del 1985 non raggiunsero più risultati così importanti (solo Fanna e Garella vinsero un altro scudetto); Bagnoli andò ad allenare prima il Genoa e poi l’Inter, e si ritirò nel 1994.

Wolfsburg 2008/2009

La squadra di proprietà della Volkswagen, allenata dall’ex calciatore Felix Magath, vinse il suo primo titolo nazionale nel 2009 dopo alcuni anni in cui la grande casa automobilistica tedesca aveva intensificato notevolmente gli investimenti nel club. Nel Wolfsburg della stagione 2008/2009 giocavano l’attuale attaccante della Roma Edin Dzeko e i difensori italiani Andrea Barzagli e Cristian Zaccardo. Della squadra che vinse la Bundesliga per la prima e unica volta nella sua storia oggi è rimasto solo il portiere svizzero Diego Benaglio.

Negli anni successivi il Wolfsburg ha mantenuto un andamento altalenante, restando però sempre nella parta alta della classifica. L’anno scorso è arrivato secondo in campionato dietro il Bayern Monaco e quest’anno è riuscito ad arrivare fino ai quarti di finale di Champions League. Oltre a quelli già citati, nessun altro giocatore della squadra del 2009 ha raggiunto risultati rilevanti negli anni successivi.

Montpellier 2011/2012

Prima dell’inizio della stagione 2011/2012 il Paris Saint-Germain fu comprato dalla Qatar Investment Authority e la squadra venne subito notevolmente rafforzata con l’acquisto di giocatori per una cifra complessiva superiore ai 100 milioni di euro. Arrivarono a Parigi Javier Pastore, Kevin Gameiro, Jeremy Menez, Diego Lugano e Salvatore Sirigu, a cui in inverno si aggiunsero Thiago Motta, Alex e Maxwell. La Ligue 1 francese tuttavia, la vinse per la prima volta nella sua storia il Montpellier Hérault Sport Club, squadra che dal 1974 è di proprietà di Louis Nicollin, imprenditore nel settore della raccolta e del riciclaggio di rifiuti. In quella stagione la rosa del Montpellier era formata da molti talenti e giocatori che negli anni successivi vennero comprati da alcuni dei principali club europei: l’attaccante Olivier Giroud ora gioca all’Arsenal, Rémy Cabella è stato comprato dal Newcastle ma ora è in prestito al Marsiglia, Younès Belhanda gioca con lo Schalke 04, Benjamin Stambouli è stato comprato prima dal Tottenham e poi venduto al Paris Saint-Germain e il difensore Mapou Yanga-Mbiwa è al Lione dopo essere passato al Newcastle e alla Roma.

Dal 2012 la squadra non è mai riuscita a concludere un campionato sopra la settima posizione e nell’ultima stagione è arrivata undicesima.

Altre squadre hanno ottenuto dei risultati sorprendenti negli ultimi decenni, anche se non sono riuscite a vincere niente, come il Chievo Verona nel 2002, che finì il campionato in quinta posizione alla sua prima stagione in Serie A, o l’APOEL Nicosia, squadra cipriota che nel 2012 arrivò fino ai quarti di finale di Champions League.

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