La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione a Google Libri

Ha rifiutato di riesaminare le accuse della più grande associazione di autori americani, contro il progetto di scannerizzare milioni di libri

Il 18 aprile 2016 la Corte Suprema statunitense ha rifiutato di riaprire la causa intentata a Google dall’Authors Guild  la più antica e grande associazione di autori americani: il 16 ottobre scorso la seconda Corte d’Appello di New York aveva assolto Google dall’accusa di aver violato il diritto d’autore scannerizzando milioni di libri nell’ambito del progetto Google Libri, Google Books in inglese. La vicenda legale è iniziata nel 2005, dopo che l’anno precedente Google aveva iniziato a scannerizzare più di 20 milioni di libri per creare una grande biblioteca digitale: Google fu citata in giudizio per violazione del copyright sia dalla Authors Guild che dall’Association of American Publishers, la più importante associazione di editori americana, in due diverse cause. La causa civile con gli editori si concluse con un accordo nel 2012, in quella con l’Authors Guild – che era una class action, cioè un’azione collettiva di una categoria nei confronti di una sola controparte – i giudici hanno dato ragione a Google in due gradi di giudizio.

La Corte Suprema di solito non spiega le ragioni delle sue decisioni quando rifiuta di riesaminare una controversia, e così è stato anche in questo caso. L’Authors Guild ha commentato che la decisione della Corte Suprema renderà gli autori vulnerabili di fronte alle violazioni di copyright. Tra gli autori che sostenevano l’Authors Guild in questa causa c’erano il drammaturgo Tony Kushner e i romanzieri Margaret Atwood, J. M. Coetzee e Ursula K. Le Guin. Per Google il progetto Google Libri rappresenta un’opportunità per i lettori di scoprire nuovi libri (il servizio permette di fare ricerche dettagliate all’interno dei testi) e quindi avvantaggia anche gli autori.

Su Google Libri i libri non protetti da copyright possono essere scaricati e visualizzati in versione completa, mentre per quelli protetti da copyright sono disponibili estratti di lunghezza variabile a seconda della volontà dell’autore (il minimo è due o tre righe per contestualizzare la parola ricercata). Fin da subito alcune importanti biblioteche americane – tra cui quelle dell’Università di Stanford, della Columbia University, dell’Università della California oltre alla New York Public Library – hanno partecipato al progetto; molti dei libri resi disponibili da Google sono saggi e fuori catalogo. Rispetto ad altri motori di ricerca di Google, quello di Google Libri non mostra annunci pubblicitari ai lettori, anche se indica i link per acquistare i libri da rivenditori online; Google non riceve una percentuale se un utente acquista una copia di uno dei libri.

Nel 2012 e nel 2015 i giudici hanno dato ragione a Google perché il progetto è considerato un fair use (un uso lecito) delle opere protette da copyright dato che «la fabbricazione di Google di una copia digitale per fornire una funzione di ricerca rappresenta un uso trasformativo» da cui deriva un «beneficio pubblico» per tutta la società.