• Mondo
  • sabato 26 marzo 2016

La versione egiziana sulla morte di Regeni

È piena di lacune e non convince nessuno: per esempio non torna la ricostruzione della sparatoria in cui sono stati uccisi i presunti assassini di Giulio Regeni

Nella notte tra giovedì e venerdì, il ministero degli Esteri egiziano ha detto che la polizia egiziana aveva ucciso in una sparatoria i quattro rapitori e assassini di Giulio Regeni, il dottorando italiano di 28 anni trovato morto in una strada del Cairo lo scorso 3 febbraio. Secondo il ministero, gli assassini di Regeni facevano parte di una banda specializzata nel rapinare gli stranieri, utilizzando per esempio uniformi della polizia: la prova principale del coinvolgimento della banda sarebbero i molti effetti personali di Regeni, tra cui i suoi documenti e le sue carte di credito, trovate nell’abitazione di uno dei rapinatori.

La versione egiziana è stata immediatamente giudicata poco credibile da diversi osservatori e politici italiani. L’ex primo ministro Enrico Letta, ad esempio, ha twittato poco dopo: «Mi dispiace, io non ci credo».

Uno degli investigatori italiani che si trovano in Egitto per seguire le indagine ha riassunto all’ANSA le diverse lacune della versione ufficiale degli egiziani. Ad esempio sembra molto strano che un gruppo di rapinatori specializzati e professionisti tenga nel proprio nascondiglio i documenti di una persona così nota e cercata come Giulio Regeni. I criminali, in teoria, avrebbero avuto tutto l’interesse a far sparire le prove del loro coinvolgimento nel rapimento.

Ancora più strano è che una banda di rapinatori torturi il sequestrato per un’intera settimana prima di ucciderlo. L’autopsia ha confermato che Regeni è stato ucciso circa una settimana dopo il suo rapimento, avvenuto il 25 gennaio. Sul suo corpo sono stati trovati diversi segni che indicano torture inflitte in maniera deliberata. Secondo il giornalista di Repubblica Giuliano Foschini, gli ipotetici rapinatori non avrebbero nemmeno svuotato il conto corrente di Regeni, dove si trova ancora la stessa cifra che lui aveva depositato prima di essere ucciso.

Infine gli investigatori italiani non sono affatto convinti della ricostruzione della sparatoria in cui sarebbero morti i quattro rapinatori. Le fotografie diffuse dai media egiziani mostrano un minibus all’interno del quale si vedono due corpi, senza nessuna arma vicino. Sul parabrezza è possibile contare almeno 27 fori di proiettili. Nella sparatoria è morta una quinta persona che gli egiziani non hanno ancora identificato. In un primo momento gli egiziani avevano detto che la sparatoria non c’entrava nulla col caso Regeni, salvo poi cambiare versione.

Il governo italiano non ha ancora commentato ufficialmente, a parte due tweet del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e di quello della Difesa Roberta Pinotti. Le uniche comunicazioni da parte del governo sono arrivate tramite due note diffuse dall’ANSA. Nella seconda, “anonime fonti” di governo riferiscono: «L’Italia non si accontenterà mai di niente di meno della verità, di tutta la verità»

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.