I tifosi e i giocatori del Borussia dopo la partita contro il Tottenham (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 11 Marzo 2016

Cos’è cambiato nel Borussia Dortmund

Dopo un anno di grandi difficoltà, che spinsero Jurgen Klopp a dimettersi, oggi sembra essere tornato agli alti livelli di qualche stagione fa, con un nuovo promettente allenatore

di Pietro Cabrio
I tifosi e i giocatori del Borussia dopo la partita contro il Tottenham (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

Prima dell’inizio della stagione 2014/2015, il Borussia Dortmund era considerato come una delle squadre di calcio più vincenti e spettacolari d’Europa, in grado di attirare l’attenzione di chiunque per via della sua storia particolare, della bravura del suo allenatore e di molti suoi giocatori. Il responsabile della rinascita del Borussia dopo molti anni mediocri era stato Jurgen Klopp, arrivato nel 2008 in una squadra con qualche problema economico, una rosa mediocre e con una crisi di risultati che durava da parecchio tempo. Klopp, con l’aiuto della dirigenza, riuscì a sistemare la squadra e a renderla competitiva in ogni torneo: vinse due campionati tedeschi e arrivò in finale di Champions League. La scorsa stagione però, quando la forza della squadra sembrava consolidata da tempo, il Borussia iniziò molto male il campionato e le difficoltà segnarono la squadra per tutta la durata della stagione, al termine della quale Klopp lasciò il club. Al suo posto è stato ingaggiato Thomas Tuchel, ex allenatore del Magonza: in questa stagione, grazie al suo lavoro, il Borussia sembra essere tornato ai livelli di Klopp, gioca bene e vince molto. È l’unica squadra in grado di tenere testa al Bayern Monaco di Guardiola e ieri ha sconfitto 3 a 0 nell’andata degli ottavi di finale di Europa League il Tottenham, squadra in seconda posizione nella Premier League inglese.

Il Borussia è diventata una delle squadre più forti e rispettate della Germania solo recentemente: cinque degli otto campionati vinti nella sua storia li ha vinti negli ultimi vent’anni, fondamentalmente grazie a due “cicli” vincenti: quello di Ottmar Hitzfeld fra il 1991 e il 1997 e quello di Jürgen Klopp. In mezzo, il Borussia ha anche rischiato un paio di volte la bancarotta e ha accettato un prestito dal Bayern Monaco, ma oggi i suoi conti sono fra i migliori di tutte le squadre europee: secondo l’annuale rapporto Deloitte è l’undicesima squadra più ricca del mondo.

La crisi della scorsa stagione
I problemi che la squadra dovette affrontare l’anno scorso furono per molti versi sorprendenti, e paragonabili a quelli avuti dal Chelsea di Mourinho in questa stagione: una squadra ricca e con una rosa composta da giocatori molti forti, che fino all’anno precedente lottava per vincere qualsiasi competizione, improvvisamente sembra non riuscire più a giocare bene e finisce nelle zone basse della classifica. Situazioni del genere non sono una novità, capita ogni anno che qualche squadra particolarmente attesa e quotata deluda le aspettative, per le ragioni più svariate. Nel caso del Borussia però successe qualcosa di clamoroso, perché la squadra, teoricamente, avrebbe dovuto insidiare il Bayern Monaco e competere per la vittoria del campionato tedesco. Invece, l’anno scorso il Borussia fece il peggior inizio di stagione di sempre in Bundesliga: perse otto partite su tredici e ne vinse solo tre, due delle quali nelle prime tre giornate. Per capirci: nella stagione precedente, con una squadra che era sostanzialmente la stessa, dopo 13 giornate il Borussia era terzo con 28 punti.

Prima dell’inizio della passata stagione, il Borussia non aveva stravolto più di tanto la squadra e di importante ci fu solo la cessione dell’attaccante Robert Lewandowski al Bayern Monaco. Alle cessioni di giocatori importanti però il club era ormai abituato da tempo: da diversi anni vendeva almeno uno dei suoi migliori giocatori al termine di ogni stagione, senza particolari ripercussioni sull’andamento della squadra. Ed anzi, quell’anno probabilmente si rinforzò più che in altri con l’acquisto di Shinji Kagawa e Nuri Şahin, che tornarono al Borussia dopo due esperienze negative, di Ciro Immobile – reduce da una stagione da 23 gol al Torino – e del promettente difensore centrale tedesco Matthias Ginter. I problemi della squadra furono principalmente quattro: la scarsa forma di alcuni giocatori, il progressivo adattamento delle squadre avversarie al suo gioco, i problemi in difesa e l’alto numero di giocatori titolari infortunati, ai quali Klopp riuscì a rimediare solo parzialmente. Il Borussia venne eliminato agli ottavi di finale di Champions League dalla Juventus e terminò la stagione al settimo posto in classifica, l’ultimo che nel campionato tedesco garantisce un posto in Europa League per l’anno successivo.

Cambiare senza stravolgere
Al termine della stagione e dopo la separazione da Klopp, la società ha iniziato a cambiare alcune cose nella composizione della rosa e dello staff tecnico. Thomas Tuchel, allenatore in quel momento senza contratto, venne “prenotato” dal Borussia appena qualche giorno dopo la conferenza in cui Klopp aveva comunicato di voler lasciare il club. Dal 2008 al 2014 Tuchel aveva allenato il Magonza, la stessa squadra che aveva allenato Klopp prima di andare al Borussia, con cui era riuscito a qualificarsi due volte per l’Europa League nonostante avesse una rosa di giocatori che gli esperti consideravano al massimo da metà classifica. In Germania, Tuchel è soprannominato “lo scienziato dello sport”, per via dei suoi studi di fisioterapia e scienze sportive e della sua laurea in economia aziendale. Come allenatore, oltre ai metodi classici di allenamento, fa molto affidamento anche allo studio delle statistiche.

Tuchel è un allenatore a cui piace curare ogni dettaglio della propria squadra e analizza quasi in modo maniacale le caratteristiche degli avversari, anche per le partite meno importanti e contro squadre nettamente inferiori. Il suo modo di allenare è stato ispirato dalle squadre allenate da Pep Guardiola, di cui apprezza particolarmente la capacità di ogni giocatore di aiutare la propria squadra in qualsiasi momento della partita.

Tuchel, arrivato al Borussia, non ha stravolto completamente né la squadra né il suo gioco, e ogni cambiamento lo ha introdotto gradualmente. Per certi aspetti il sistema di gioco imposto da Tuchel al Borussia è simile a quello di Klopp: quando la squadra perde palla in fase di attacco, invece che riposizionarsi per contenere la ripartenza degli avversari comincia subito il pressing sui portatori di palla avversari. Invece che arretrare per coprire meglio il campo e prepararsi all’attacco avversario, avanza e concentra tutti gli sforzi nel recupero del pallone, il prima possibile. Tuchel ha mantenuto la “base del gioco” impostata da Klopp ma ha risolto praticamente tutti i difetti che erano venuti fuori la scorsa stagione. Rispetto a Klopp, per esempio, Tuchel ha rallentato il gioco del Borussia, che non cerca più con insistenza i passaggi verticali, uno dei problemi principali della passata stagione.

Il terzo gol del Borussia nell’andata degli ottavi di Europa League contro il Tottenham

C’è poi il discorso degli infortuni e dello stato di forma dei giocatori. Fino ad ora il Borussia ha avuto pochissimi problemi con gli infortuni: solo Sven Bender, Erik Durm e Ilkay Gundogan hanno subito seri infortuni. La scorsa stagione Klopp faticò a schierare sempre gli stessi undici titolari a causa della quantità dei problemi fisici che i giocatori dovettero affrontare dall’inizio alla fine del campionato. Giocatori fondamentali come Reus e Gundogan, a differenza dell’anno scorso, hanno potuto giocare con continuità ed entrare in un ottimo stato di forma. Altri, come Kagawa, Mkhitaryan e Aubameyang, che l’anno scorso venivano definiti “timidi” e “inconsistenti” o fuori forma, stanno segnando molto e sono fondamentali per il gioco del Borussia: Aubameyang ha realizzato 22 gol in 25 partite, Mkhitaryan, che l’anno scorso sembrava dovesse lasciare Dortmund, ne ha segnati nove ed è il giocatore che ha fornito più assist nel campionato tedesco. L’aumento del livello delle prestazioni dei giocatori è dovuto in parte alla capacità di Tuchel di istruire i giocatori ad affrontare con calma anche i momenti più difficili delle partite. Mkhitaryan, per esempio, in un’intervista di qualche mese fa ha detto che nella passata stagione, quando commetteva un errore perdeva improvvisamente tutta la sua sicurezza e ogni volta che toccava il pallone aveva paura di commetterne altri.

Le operazioni di mercato fatte in estate dalla società si sono dimostrate tutte azzeccate. Sono stati venduti i giocatori che erano sembrati in difficoltà, come Ciro Immobile, Milos Jojic, Kevin Kampl e Jakub Blaszczykowski; sono arrivati Gonzalo Castro dal Bayer Leverkusen, il portiere Roman Burki dal Friburgo, il giovane mediano Julian Weigl e il terzino sinistro coreano Joo-Ho Park. Castro, Weigl e Burki sono titolari da inizio stagione e hanno confermato di essere degli ottimi giocatori.

Una parata di Burki nei sedicesimi di EL contro il Porto

Ora il Borussia è al secondo posto in Bundesliga, a cinque punti di distanza dal Bayern Monaco, che quest’anno continua a giocare a livelli altissimi. Con il Bayern ha il miglior attacco del campionato e la seconda miglior difesa. In Europa League ha eliminato il Porto nei sedicesimi di finale e ha sconfitto 3 a 0 il Tottenham – secondo in Premier League – nell’andata degli ottavi, dominando la partita e continuando ad attaccare fino al novantesimo minuto. Il Borussia è una squadra molto flessibile e fa meno affidamento sul fattore sorpresa e sull’intensità di gioco, che nelle passate stagioni avevano fatto la fortuna di Klopp, e ora è una squadra in grado di adattarsi alle situazioni di gioco più diverse.