(“Tutti gli uomini del presidente”)

14 gran film sul giornalismo

13, prima di Spotlight: di grandissimi registi, e dove non sempre i giornalisti fanno una buona figura

(“Tutti gli uomini del presidente”)

Quarto potere di Orson Welles (1941)
Malgrado oggi non lo guardi quasi più nessuno – sbagliando – è da sempre uno dei film storicamente ai primi posti nelle liste di film più importanti della storia del cinema. Orson Welles, uno degli uomini ad averne mai capito di più – di cinema – lo girò a soli 25 anni. Non è un film dedicato principalmente al giornalismo – il protagonista è un grande capitalista dell’editoria – ma ne racconta e mostra precocemente molti presupposti. Vinse un Oscar su nove nomination.

La signora del venerdì di Howard Hawks (1940)
È il primo remake di The front page del 1931, formidabile commedia americana sul cinismo dei giornalisti che funzionerà ancora in successive riedizioni. Qui ci sono Cary Grant e Rosalind Russell. Lei vuole sposarsi e lasciare il giornalismo, lui – il suo direttore – progetta trucchi per evitarlo, tentando la sua dipendenza dalla passione professionale: in mezzo c’è la storia di un condannato a morte da graziare.

Scandalo a Filadelfia di George Cukor (1940)
Altra commedia molto divertente, qui sono Cary Grant, James Stewart e Katharine Hepburn, e si racconta degli intrighi e piccolezze del giornalismo scandalistico. Vinse due Oscar su sei nomination.

L’asso nella manica di Billy Wilder (1951)
Film leggendario per aver mostrato anche questo le bassezze e gli arrivismi di un giornalista spregiudicato, questa volta in mezzo a una storia drammatica. Lui è Kirk Douglas e segue – manipolandolo – il caso di un uomo rimasto bloccato in una cava, e dei soccorsi. Il film tornò molto d’attualità in Italia quando si discussero gli atteggiamenti della stampa e della tv intorno alla storia del bambino Alfredino Rampi, caduto in un pozzo a Vermicino. Ebbe una nomination all’Oscar e Wilder vinse il premio per la regia al Festival di Venezia.

Prima pagina di Billy Wilder (1974)
Il migliore degli adattamenti della commedia di cui sopra (ma anche Cambio marito, ambientato in televisione, si fa guardare), grazie a una straordinaria coppia, Jack Lemmon e Walter Matthau.

Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula (1976)
Il modello di tutti i film su un’inchiesta giornalistica, arricchito dalla storia più grossa di tutte – quella vera dello scoop del Washington Post che portò alle dimissioni del presidente Nixon – e da una serie di attori formidabili, a cominciare da Robert Redford e Dustin Hoffman. Come poi Spotlight, un film la cui grandezza sta nel lasciar spazio alla storia. Ebbe otto nomination agli Oscar, ne vinse due, minori.

Quinto potere di Sidney Lumet (1975)
La citazione di Orson Welles nel titolo è un’idea italiana, in inglese si chiama Network, e parla degli usi spregiudicati dell’informazione televisiva e degli impazzimenti da share in tempi in cui questo dibattito era ancora giovane e tutti più ingenui. È rimasta famosissima la scena in cui Peter Finch ordina ai telespettatori di andare alla finestra e urlare “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”, precoce visione di telepredicatori, demagoghi e guru a venire.

Diritto di cronaca di Sydney Pollack (1981)
E siamo ancora nella categoria “depravazioni del giornalismo”, stavolta molto attualizzata in una storia di trame e complicità tra giornalismo arrivista e magistratura prepotente. I protagonisti sono Paul Newman e Sally Field. Ebbe tre nomination agli Oscar, non ne vinse nessuno.

Un anno vissuto pericolosamente di Peter Weir (1982)
Il migliore dei film che parlano di inviati nelle zone complicate del mondo (negli stessi anni ci sono anche Salvador e Urla del silenzio): qui era il giovane Mel Gibson in Indonesia negli anni Sessanta, con una storia d’amore con Sigourney Weaver. Vinse un Oscar.

Eroe per caso di Stephen Frears (1992)
Altro buon film sullo svelamento dei meccanismi cinici dell’informazione televisiva, con toni in buon equilibrio tra drammatico e commedia: ci sono Dustin Hoffman, Andy Garcia e Geena Davis, nessuno è del tutto buono, nessuno è del tutto cattivo. La storia è quella di un incidente aereo e del casuale soccorritore trasformato in eroe per ragioni di share televisivo.

Quasi famosi di Cameron Crowe (2000)
Gran film di ricostruzione degli anni Settanta del rock e del giornalismo che lo raccontò, e dei rapporti tra i due mondi, con eccellente colonna sonora e una storia classica di educazione sentimentale. Vinse un Oscar di quattro nomination.

The insider di Michael Mann (1999)
Gran film di inchiesta televisiva sull’industria del tabacco, con Al Pacino e Russell Crowe, e realistico equilibrio tra celebrazione del ruolo del giornalista e ridimensionamento del suo eroismo. Ebbe sette nomination agli Oscar e non ne vinse neanche uno.

Frost/Nixon di Ron Howard (2008)
Originale ricostruzione di una serie di storiche interviste televisive condotte dal giornalista David Frost nel 1977 all’ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, e ottimo manuale di intervistismo televisivo. Cinque nomination agli Oscar e nessuna vittoria.

Spotlight di Tom McCarthy (2015)
La storia di come il Boston Globe rivelò – con un’inchiesta alla vecchia maniera, forse l’ultima del suo genere già nell’epoca digitale – lo scandalo dei preti pedofili a Boston. Ma anche la storia di come lo stesso giornale l’aveva trascurata. Di sei nomination, ha vinto due Oscar, tra cui il più importante per il miglior film.