Un lenzuolo con scritto "Prega per Deir Ezzor" al campo per i migranti di Calais, in Francia (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 19 febbraio 2016

Il business delle città assediate in Siria

Come funzionari e soldati siriani si stanno arricchendo nella gestione di Deir Ezzor, assediata dall'ISIS, e perché secondo molti gli aiuti internazionali non sono la soluzione

Un lenzuolo con scritto "Prega per Deir Ezzor" al campo per i migranti di Calais, in Francia (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Deir Ezzor è una città della Siria orientale di cui si è parlato negli ultimi mesi per le vittorie militari dello Stato Islamico, che è riuscito a prendere il controllo dei ricchi pozzi di petrolio della zona. Da diverso tempo Deir Ezzor è divisa in due: la parte occidentale è controllata dall’esercito siriano fedele al presidente siriano Bashar al Assad, quella orientale invece dallo Stato Islamico, che è riuscito a conquistarla dai ribelli nel luglio del 2014. La situazione umanitaria della città è piuttosto grave: da tredici mesi i quartieri controllati dal regime sono assediati dagli uomini dello Stato Islamico e i rifornimenti di cibo e medicine scarseggiano.

Borzou Daragahi e Sarah Dadouch, due giornalisti di Buzzfeed, hanno indagato uno degli aspetti meno noti dell’assedio di Deir Ezzor: il racket messo in piedi da soldati e funzionari locali siriani per guadagnarci. Daragahi e Dadouch hanno ricostruito il funzionamento del sistema imposto dai soldati siriani sulla base di diverse interviste a persone che sono riuscite a lasciare la città e a giornalisti locali che si sono occupati della storia. L’obiettivo del racket, hanno scritto Daragahi e Dadouch, è soprattutto recuperare i guadagni che i funzionari hanno perso dopo che lo Stato Islamico ha preso il controllo dei pozzi petroliferi della zona, i più grandi e redditizi di tutta la Siria.

Il sistema ruota attorno a due strategie di guadagno. Il primo è costringere i civili a pagare dei prezzi altissimi per lasciare il territorio controllato dal regime e sotto assedio dallo Stato Islamico – dalla scorsa estate il costo per un posto su un elicottero che lasci i territori governativi è salito da quasi 1800 euro a oltre 4mila euro – il secondo è aumentare di parecchio i prezzi dei beni importati e dei servizi offerti: nella zona di Deir Ezzor controllata dallo Stato Islamico, per esempio, mezzo chilo di zucchero costa poco meno di 50 centesimi di euro; nei quartieri controllati dall’esercito siriano oltre 9 euro.

I beni arrivano a costare così tanto soprattutto per i costi che i trasportatori sono costretti a sostenere per farli entrare nei quartieri di Deir Ezzor controllati dal governo (si tratta per esempio di mazzette e pedaggi pagati ai diversi checkpoint militari). Karam al-Hamad, un attivista politico di Deir Ezzor che ora si trova nel sud della Turchia, ha detto: «Quando i beni arrivano ai civili costano dieci volte di più rispetto al prezzo originale; ci sono famiglie che pagano poco meno di 20 euro per un chilogrammo di caffè, quando il loro stipendio mensile è di 80 euro. Non hanno più soldi». Buzzfeed ha scritto che al momento non ci sono prove che Assad e i suoi più stretti collaboratori a Damasco stiano guadagnando qualcosa da queste attività illecite: chi fa i soldi sono soprattutto funzionari e militari locali, oltre che mercanti che si occupano della compravendita di beni.

L’assedio di una città controllata da una forza nemica è diventata una pratica usata da diverse fazioni che combattono nella guerra siriana. Come ha detto anche l’ONU, è tornata ad essere un’arma di guerra: oltre a uno strumento per fare soldi, ha l’obiettivo di indebolire la popolazione assediata e costringerla a togliere il sostegno alla fazione che controlla quel territorio. La stampa internazionale si è occupata soprattutto del caso di Madaya, una città che si trova a pochi chilometri da Damasco controllata dai ribelli e assediata dai soldati siriani e dove a gennaio un chilo di riso era arrivato a costare 400 euro. Siege Watch, un’organizzazione che individua le città assediate della Siria, ha detto che oltre un milione di siriani vivono in condizione di assedio: l’ONU ha detto che se si considerano anche le aree appena dietro il fronte di guerra, quelle dove è comunque difficile arrivare, il numero delle persone sale a 4,5 milioni.

Il problema è che, come dimostra il caso di Deir Ezzor, gli assedi delle città sono diventati una grossa fonte di profitto anche per parte degli assediati. Fadi, un siriano intervistato dal Financial Times, ha detto: «Solo la corruzione può spiegare il motivo per cui l’assedio dura così tanto». Finora le soluzioni pensate per alleggerire le gravi crisi umanitarie che hanno colpito le popolazioni delle città assediate sono state poco efficaci: per esempio si è dimostrato poco utile l’invio di aiuti umanitari senza precise garanzie sul loro uso. A Deir Ezzor, per esempio, i funzionari locali e i soldati siriani hanno intercettato gli aiuti, sia quelli russi lanciati dagli aerei, sia quelli tedeschi arrivati coi camion: ne hanno tenuto una parte e hanno rivenduto il rimanente a prezzi altissimi.

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