L'australiano Kyle Turner dei Rabbitohs assistito dopo aver ricevuto un colpo alla testa (Cameron Spencer/Getty Images)
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  • giovedì 18 Febbraio 2016

I danni cerebrali causati dal rugby

Un ex giocatore indaga da tempo sui danni provocati dai traumi di gioco: un'intervista impressionante che ha realizzato ne sta facendo riparlare

L'australiano Kyle Turner dei Rabbitohs assistito dopo aver ricevuto un colpo alla testa (Cameron Spencer/Getty Images)

John Beattie, ex giocatore della nazionale scozzese di rugby, sta conducendo da diversi mesi un’indagine sui danni cerebrali provocati dai colpi alla testa ricevuti dagli atleti che praticano sport di contatto. Lo scorso settembre la BBC ha trasmesso un documentario che raccoglieva la parte più importante del lavoro svolto da Beattie, in cui veniva spiegato che esistono sempre più prove che attribuiscono a sport come rugby e football americano lo sviluppo dell’encefalopatia traumatica cronica (CTE), una forma di demenza di cui soffrono molti ex atleti.

Di recente Beattie ha pubblicato un video abbastanza impressionante, estratto dal documentario andato in onda a settembre. Il video è un’intervista a John Shaw, ex rugbista scozzese dei Glasgow Warriors che ha manifestato alcuni sintomi di CTE. Nel video, Beattie chiede a Shaw che cosa pensa che gli succederà in futuro. Shaw inizia a rispondere, dice un paio di parole, poi si blocca e dopo alcuni secondi di silenzio dice a Beattie che ha appena avuto uno di quei momenti in cui all’improvviso dimentica la domanda o l’argomento di cui sta parlando. Beattie ripete ancora una volta la domanda ma Shaw si blocca ancora: il video si interrompe prima che Shaw riesca rispondere.

Per realizzare la sua inchiesta Beattie ha incontrato diversi dottori che nel corso degli anni hanno esaminato il cervello di alcuni ex giocatori di football americano, dove la questione delle concussions e dei danni cerebrali subiti dai giocatori è da tempo molto discussa. Secondo gli scienziati interpellati da Beattie, il CTE si manifesta con alcuni sintomi specifici, come il cambiamento della personalità, sbalzi d’umore e una progressiva perdita della memoria.

Dopo che la BBC ha mandato in onda il documentario, molti ex giocatori di rugby hanno contattato Beattie, preoccupati per i problemi che potrebbero avere in futuro o spiegandogli di aver già riscontrato qualche sintomo. Beattie ha parlato anche con Donald MacLeod, il medico della nazionale scozzese dal 1967 al 1995. MacLeod gli ha detto di essersi reso conto di aver visto sintomi di CTE durante tutta la sua carriera, ma solo da pochi anni sa con certezza di cosa si trattava. Ha spiegato anche di essere molto preoccupato per chi ha giocato negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, perché il CTE è considerata una malattia che colpisce a lungo termine.

Da anni negli Stati Uniti si discute delle conseguenze sulla salute dei giocatori di football americano, uno degli sport più popolari e praticati del paese, e in particolare delle ricadute neurologiche sugli atleti professionisti dovute alle commozioni cerebrali, uno degli infortuni più comuni. Nel 2000 uno studio dell’accademia americana di neurologia presentò una ricerca condotta su 1094 ex giocatori professionisti che conteneva dati impressionanti. Lo studio sosteneva che circa il 61 per cento degli ex giocatori aveva avuto almeno una commozione cerebrale nel corso della propria carriera, e inoltre che “il 49 per cento ha sperimentato perdita della sensibilità e formicolii; il 28 per cento artriti al collo o al nervo cervicale; il 31 per cento ha problemi di memoria; il 16 per cento non è in grado di vestirsi autonomamente; l’11 per cento non è in grado di nutrirsi autonomamente”.

Anche nel calcio sta aumentando l’interesse per i possibili danni causati dagli scontri di gioco con altri giocatori o dagli impatti violenti della testa con il pallone. Secondo una ricerca dell’università di Purdue, i calciatori che colpiscono più volte il pallone con la testa nel corso di una sessione di allenamento o durante una partita danneggiano molti vasi sanguigni, che hanno bisogno di tempo e riposo per rigenerarsi. I colpi di testa però sono molto frequenti nel calcio e i giocatori hanno solo pochi giorni di riposo tra partite e allenamenti. Il pallone da calcio non può essere considerato per questo un oggetto pericoloso, ma per quei giocatori che colpiscono il pallone con la testa regolarmente esiste il rischio che il cervello possa subire lesioni sub-concussive in grado di causare danni a lungo termine.