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  • giovedì 14 Gennaio 2016

Com’era fatto il primo numero di Repubblica, uscito 40 anni fa

Uscì oggi 40 anni fa: c'erano già gli articoloni di Scalfari, l'attenzione per le inchieste e il tipico formato "berlinese"

Il 14 gennaio 1976, 40 anni fa oggi, uscì il primo numero del quotidiano Repubblica, oggi uno dei più diffusi in Italia. Repubblica venne fondato da Eugenio Scalfari – che in precedenza aveva già lavorato come direttore dell’Espresso ed era stato deputato del PSI (Partito socialista italiano) – e negli anni seguenti alla sua fondazione scombinò il panorama editoriale dei giornali italiani grazie fondamentalmente a tre innovazioni: il formato berlinese delle pagine, più compatto rispetto al formato broadsheet allora utilizzato dai principali giornali – e oggi adottato quasi solo dal Sole 24 Ore e dal Foglio – l’introduzione del cosiddetto “stile brillante” del linguaggio, meno rigido e “alto” degli altri giornali dell’epoca, e una grande attenzione al giornalismo d’inchiesta. Il primo numero di Repubblica fu di 24 pagine e in prima pagina aprì con i problemi del quarto governo guidato da Aldo Moro, che di lì a un mese avrebbe subito un rimpasto e sarebbe caduto nel luglio del 1976. Il giornale costava 150 lire.

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L’articolo che compare in prima pagina è firmato da Fausto De Luca, ex giornalista della Stampa che aveva seguito Scalfari a Repubblica. La pagina 3 del primo numero conteneva già un lungo articolo di Scalfari di commento sulla situazione politica italiana. Ampio spazio è dato alla cronaca, mentre il primo articolo di politica estera si trova a pagina 9 e parla di Palestina. Diverse altre pagine sono dedicate alla Cultura e agli Spettacoli, mentre non ci sono articoli che si occupano di sport.

Secondo diversi esperti di giornalismo, l’arrivo di Repubblica portò grossi cambiamenti nel giornalismo italiano: a quarant’anni di distanza, infatti, quasi tutti i principali giornali hanno recepito le principali novità introdotte da Repubblica nel 1976. La definizione di cosa voleva essere Repubblica richiese comunque mesi di preparativi e numeri di prova del giornale, come raccontato di recente da un lungo articolo di Mario Tedeschini Lalli, storico collaboratore del giornale e oggi vicedirettore della divisione Innovazione e sviluppo del Gruppo Espresso (cioè dell’editore di Repubblica).