Un bambino siriano mangia un frutto alla periferia di Madaya l'11 gennaio (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)
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  • martedì 12 Gennaio 2016

Gli aiuti sono finalmente arrivati a Madaya

È la città siriana assediata da mesi dal regime di Assad, dove le persone stavano morendo di fame; altri convogli sono arrivati in due zone circondate dai ribelli

Un bambino siriano mangia un frutto alla periferia di Madaya l'11 gennaio (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Convogli carichi di aiuti umanitari sono finalmente arrivati nelle città siriane di Madaya, Kefraya e Foua. Foua e Kafraya sono due piccole città a maggioranza sciita nella provincia di Idlib, assediate dai ribelli sunniti; Madaya è la città di cui si sono occupati negli ultimi giorni i giornali internazionali, che si trova a pochi chilometri da Damasco vicino al confine con il Libano e da diversi mesi è assediata dalle forze militari fedeli al presidente siriano Bashar al Assad. Il governo di Damasco ha autorizzato il passaggio degli aiuti dopo le forti pressioni della comunità internazionale e come parte di un accordo con i ribelli per lasciar passare simili convogli nelle tre aree assediate. Gli aiuti sono stati forniti dalla Croce Rossa internazionale, dall’ONU e da alcune organizzazioni locali.

Secondo il World Food Programme (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare), gli aiuti arrivati a Madaya – medicinali, kit sanitari ma soprattutto cibo – soddisferanno le esigenze di 40 mila persone per un mese. Ma il responsabile di un comitato umanitario locale ha dichiarato ad Al Jazeera che le quantità fornite erano meno del necessario. Le operazioni per la distribuzione dovrebbero durare un paio di giorni, secondo la portavoce della delegazione della Croce Rossa in Siria, Marianne Gasser. Gasser ha anche spiegato che «questo sviluppo è molto positivo. Ma non deve essere una distribuzione una tantum. Per alleviare le sofferenze di queste decine di migliaia di persone, deve essere garantito un regolare accesso a queste aree».

Gli ultimi dati delle Nazioni Unite dicono che almeno 400 mila persone vivono sotto assedio in 15 diverse zone della Siria. Medici Senza Frontiere ha fatto sapere che negli ultimi giorni almeno 28 persone, e tra loro sei bambini con meno di un anno, sono morti per conseguenze legate alla fame solo a Madaya dove almeno 42 mila persone vivono sotto assedio. MSF ha anche detto di aver identificato 250 persone che soffrono di malnutrizione acuta. Dopo la consegna degli aiuti un portavoce delle Nazioni Unite ha fatto richiesta affinché circa 400 persone ricoverate nell’ospedale di Madaya potessero essere evacuate per ricevere cure migliori.

Siria

L’assedio a Madaya era iniziato lo scorso luglio con lo scopo di mettere pressione ai ribelli siriani, che si trovano nella vicina Zabadani. A settembre era stato trovato un accordo per terminare l’assedio: era stato firmato in Turchia tra una delegazione iraniana – l’Iran sta dalla parte di Assad e sostiene Hezbollah, un movimento libanese che combatte a fianco del regime siriano contro i ribelli – e Ahrar al Sham, un gruppo di ribelli presente nella zona. L’accordo prevedeva che il regime terminasse l’assedio a Madaya e Zabadani e in cambio al Nusra – il gruppo che rappresenta al Qaida in Siria – avrebbe terminato a sua volta l’assedio a due paesi a maggioranza sciita nella campagna di Idlib: la tregua è durata però solo una settimana e dopo il primo convoglio di aiuti umanitari arrivati alla popolazione di Madaya non ci sono stati più rifornimenti dall’esterno e la situazione è peggiorata rapidamente. Le città sciite Fouaa e Kefraya sono sotto assedio dal marzo del 2015 da parte di Jaish al-Fatah, un insieme di gruppi di ribelli che include Ahrar al Sham, gruppo islamista dell’opposizione siriana e al Nusra, il gruppo che rappresenta al Qaida in Siria.