Un sostenitore dell'opposizione festeggia dopo i risultati, Caracas, 7 dicembre 2015 (FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 7 Dicembre 2015

L’opposizione ha vinto le elezioni legislative in Venezuela

Per la prima volta dopo 17 anni il partito di maggioranza in Parlamento non sarà quello di Nicolas Maduro e Hugo Chávez

Un sostenitore dell'opposizione festeggia dopo i risultati, Caracas, 7 dicembre 2015 (FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

In Venezuela l’opposizione ha vinto le elezioni legislative ottenendo la maggioranza all’Assemblea nazionale: è la prima volta che accade da 17 anni, quando era stato eletto presidente Hugo Chavez, rimasto a capo del paese fino alla sua morte nel 2013. Il Partito socialista unificato del Venezuela (PSUV), quello del presidente in carica Nicolas Maduro – e prima ancora di Hugo Chávez, che lo aveva fondato – ha riconosciuto la sconfitta. Il risultato delle elezioni ha creato una situazione nuova in Venezuela: la convivenza tra un governo chavista e un parlamento con una maggioranza di opposizione. Questo potrebbe significare innanzitutto che Nicolas Maduro non potrà più governare per decreto. Dopo aver vinto le elezioni presidenziali nell’aprile del 2013, infatti, Maduro ha sempre governato per decreto grazie alle cosiddette “leggi abilitanti”, promulgando le leggi senza bisogno dell’approvazione del Parlamento.

Secondo gli ultimi dati ufficiali, l’alleanza trasversale delle opposizioni composta da organizzazioni, partiti e associazioni per i diritti civili, la Mesa de la Unidad Democrática (MUD), ha ottenuto 107 seggi su 167 e il PSUV 55, tre seggi spettano alla minoranza indigena e due devono ancora essere assegnati. Già prima del voto secondo diversi analisti la questione non era tanto se l’opposizione avrebbe vinto, ma di quanto: in base alla maggioranza conquistata potrà infatti avere un minore o un maggiore margine di intervento, per esempio sulle leggi di amnistia per liberare dal carcere gli oppositori politici, sull’approvazione del bilancio, sul voto di censura contro i ministri e altri provvedimenti.

Le legislative di domenica 6 dicembre sono state interpretate come una specie di voto di fiducia del popolo sul governo e sul suo presidente, da tempo in grande difficoltà a causa della grave crisi economica, dell’inflazione, della diffusione della corruzione, dell’insicurezza dei cittadini e della persecuzione nei confronti del leader dell’opposizione. Maduro ha riconosciuto i «risultati negativi» delle elezioni dicendo che ha vinto una «contro-rivoluzione», e ha attribuito la sconfitta a una presunta «guerra economica», uno scontro sotterraneo in cui gli Stati Uniti si sarebbero alleati alle élite economiche del paese per distruggerlo: è l’argomento che Maduro usa fin dalla sua elezione per spiegare i problemi del Venezuela.

La situazione di Maduro era complicata anche per altre questioni: a novembre due suoi familiari sono stati arrestati con l’accusa di essere coinvolti nel contrabbando di 800 chilogrammi di cocaina negli Stati Uniti. Sempre a novembre il principale partito di opposizione ha denunciato Maduro per crimini contro l’umanità davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia, per la dura repressione delle proteste antichaviste del febbraio 2014. Il documento fa riferimento ad attacchi “sistematici” per indebolire “il dissenso o la semplice critica al governo”; si parla di “omicidi, torture, detenzioni illegali, persecuzioni” e di “trattamenti inumani”. Il mese prima un importante leader dell’opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez, era stato condannato a quasi 14 anni di carcere per aver guidato le proteste del 2014.