Il carcere di Guantanamo. (AP Photo/Brennan Linsley, file)
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  • mercoledì 2 dicembre 2015

13 anni a Guantanamo, per un errore

La storia di un cittadino yemenita catturato nel 2002 in Afghanistan e incarcerato senza processo per uno scambio di persona

Il carcere di Guantanamo. (AP Photo/Brennan Linsley, file)

Un gruppo di funzionari del governo americano ha detto martedì che un cittadino yemenita è rimasto incarcerato per 13 anni nella prigione di massima sicurezza di Guantanamo per uno scambio di identità. Mustafa al Aziz al Shamiri, che oggi ha 37 anni, era stato incarcerato nel 2002 a Guantanamo perché sospettato di ricoprire un ruolo di responsabilità nelle gerarchie di al Qaida, allora la più grossa e potente organizzazione terroristica del mondo. In realtà, il Periodic Review Board – un gruppo di funzionari governativi che sta valutando i singoli casi dei detenuti a Guantanamo nel tentativo di ridurre il numero delle persone incarcerate – ha scoperto che al Shamiri era un combattente di basso livello e non un corriere o un addestratore come si era pensato inizialmente.

In un documento desecretato (PDF) del dipartimento della Difesa statunitense si legge: «Si era precedentemente affermato che YM-434 [il numero associato a al Shamiri] fosse un facilitatore o un corriere di al Qaida, e un addestratore, ma ora riteniamo che quelle attività fossero state svolte da altri estremisti i cui nomi sono simili o uguali a quello di YM-434». Al Shamiri è stato detenuto a Guantanamo nonostante non fossero state raccolte prove sufficienti per avviare un processo contro di lui, ma allo stesso tempo senza che ci fossero le condizioni per rilasciarlo. I documenti del Periodic Review Board sono stati pubblicati dopo che al Shamiri si era presentato per un’udienza di fronte agli stessi funzionari americani.

Al Shamiri, dicono i documenti del Periodic Review Board, ha combattuto in Bosnia nel 1995 e poi nella guerra civile yemenita nel 1996. Tra il 2000 e il 2001 si è unito ai talebani in Afghanistan e l’anno successivo è stato catturato dagli americani e portato a Guantanamo. Uno degli avvocati di al Shamiri ha diffuso un comunicato che dice: «Mustafa prova rimorso per avere scelto in passato la strada sbagliata. Ci ha detto che non può cambiare il passato e che vorrebbe avere scelto senza alcun dubbio un’altra strada. Vuole rifarsi una vita. Sa che tornare in Yemen non è un’opzione per lui ed è disposto ad andare in qualsiasi paese sarà disposto ad accettarlo».

Al Shamiri è uno dei 107 detenuti che si trovano ancora a Guantanamo, la prigione di massima sicurezza istituita dall’amministrazione di George W. Bush dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. 50 di loro hanno ottenuto l’approvazione per il rilascio e stanno aspettando di essere trasferiti. Il Periodic Review Board deciderà ora se approvare anche il rilascio di al Shamiri.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha tentato più volte di chiudere il carcere di Guantanamo, come aveva promesso in campagna elettorale, ma serve un voto di approvazione del Congresso – e il Congresso, controllato parzialmente o totalmente dai Repubblicani negli ultimi anni, non ha mai espresso un parere favorevole. L’amministrazione Obama ha deciso allora di percorrere un’altra strada, negli ultimi anni: approfondire i casi dei singoli detenuti, per vedere se alcuni potevano essere rilasciati senza rischi per gli Stati Uniti, e stringere accordi con altre nazioni per trasferire i detenuti fuori dal carcere.

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