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  • sabato 24 ottobre 2015

Gli uomini mascherati che attaccano le barche dei migranti

Human Rights Watch ha raccolto diverse testimonianze che parlano di aggressioni armate e sabotaggi fra Grecia e Turchia: sull'identità degli aggressori non si sa ancora nulla

La famosa ONG internazionale Human Rights Watch (HRW) ha pubblicato sul suo sito un lungo report su alcuni attacchi subiti di recente da barche e gommoni carichi di migranti nel tratto di mare fra Grecia e Turchia. HRW racconta che secondo diverse testimonianze i responsabili degli attacchi sono uomini mascherati e armati che rubano il motore delle barche dei migranti o forano i loro gommoni, a volte minacciandoli e picchiandoli. Secondo HRW, l’ultimo degli attacchi descritti dai testimoni è avvenuto il 10 ottobre. Human Rights Watch non è ancora riuscita a scoprire se gli attacchi sono collegati fra loro, chi siano le persone che li compiono e quali siano le loro motivazioni.

Human Rights Watch ha parlato con nove persone che hanno descritto otto attacchi diversi. Quasi tutti sono avvenuti nel tratto di mare fra la costa turca e l’isola greca di Lesbo, una delle più frequentate dalle  barche di migranti che salpano dalla Turchia. La dinamica degli attacchi è più o meno sempre la stessa: a un certo punto della traversata, i migranti vengono raggiunti da un gruppo di persone – che a volte scambiano per membri della guardia costiera greca – che toglie loro il motore o il carburante per utilizzarlo, oppure fora il gommone. In alcuni casi le barche dei migranti sono state ricondotte con la forza in Turchia. In altri casi ancora i migranti sono stati picchiati.

Secondo due testimonianze indipendenti, queste cose sono capitate ai 22 passeggeri di un gommone partito dalle coste turche il 7 ottobre. HRW non dice esattamente da dove era partito il gommone, ma riporta le testimonianze di due uomini a bordo, che ha intervistato separatamente. Un migrante siriano di 27 anni che stava guidando il gommone ha raccontato a Human Rights Watch che all’inizio del viaggio la guardia costiera turca aveva detto loro di non avvicinarsi a “una grossa nave europea”, ma che lui aveva ignorato il loro consiglio e proseguito verso la Grecia. Successivamente, però, la “grossa nave europea” ha raggiunto la sua barca:

«Era grossa e puntava verso di noi. Mi hanno puntato un fucile automatico addosso. Poi una barca più piccola è stata calata in mare da quella grossa: a bordo c’erano quattro uomini vestiti di nero, con addosso un passamontagna e guanti neri. Erano armati di grossi coltelli legati alle loro gambe e di manganelli. Non sono riuscito a capire che lingua parlassero. Mi hanno dato dei calci ovunque e picchiato con i manganelli. Uno ha provato a spezzarmi il braccio tirandomelo dietro la schiena. Ero disarmato e non ho nemmeno provato a difendermi. Hanno continuato a picchiarmi per dieci minuti. Pensavo mi avrebbero ucciso. Poi mi hanno ordinato di riportare il gommone in Turchia.»

Vicino alle acque turche, sempre secondo il racconto del 27enne siriano, il gruppo di uomini armati ha forato il gommone dei migranti. Un altro uomo che si trovava sullo stesso gommone ha detto che la “grossa nave europea” batteva quattro bandiere: una della Grecia, una dell’Unione Europea e altre due che non è riuscito a identificare. Questo secondo testimone ha precisato che gli uomini armati hanno picchiato «tutti, senza distinzione, compresi donne e bambine» per 15-20 minuti, prima di costringerli a tornare indietro e poi forargli il gommone.

Le altre testimonianze raccolte da Human Rights Watch contengono dettagli diversi, ma si assomigliano tutte. Un ragazzo 22enne siriano ha raccontato che il 7 settembre la barca con cui era diretto a Chio, in Grecia, è stata fermata e aggredita da un gruppo di uomini mascherati e armati che indossavano una maglietta con la sigla C.I.B. (HRW non è riuscita a capire cosa significhi). Un altro ragazzo siriano ha detto che il 14 luglio la barca su cui viaggiava e altri due gommoni che facevano parte della stessa “spedizione” sono stati fermati a meno di 50 metri dalla costa greca da una nave, che ha calato a sua volta una barca più piccola con i soliti uomini mascherati e armati. Lo stesso ragazzo ha raccontato che il gruppo era composto da dieci uomini armati di mitra e da una donna, l’unica a volto scoperto: quella volta il gruppo armato ha rubato loro il carburante e li ha lasciati su un’isola disabitata nel tratto di mare fra Grecia e Turchia.

Le notizie degli attacchi di gruppi armati finora non sono state riprese dai principali giornali internazionali. L’unica ad aver parlato di uno di questi attacchi è la rete televisiva statunitense CBS, che l’8 settembre mentre seguiva a poca distanza un gommone carico di migranti diretto in Grecia ha filmato un motoscafo arrivare da acque greche e avvicinarsi a grande velocità al gommone. La CBS però non ha mostrato cosa sia successo una volta che il motoscafo ha raggiunto il gommone: secondo il racconto della giornalista che si trovava sul posto, gli uomini a bordo sul motoscafo hanno puntato delle pistole sui migranti e hanno rubato loro il carburante. La stessa giornalista ha raccontato di avere assistito ad altri cinque attacchi simili nello stesso giorno. Le imbarcazioni attaccate sono state poi soccorse dalla guardia costiera turca.

Gli indizi sull’identità degli uomini armati non sono moltissimi: le testimonianze raccontano spesso di bandiere greche appese alle navi da cui scendono gli uomini armati, e sembra che alcuni attacchi siano avvenuti nelle vicinanze di acque greche. HRW ha contattato la guardia costiera greca, che ha spiegato di avere ricevuto diverse segnalazioni di attacchi di questo tipo, anche riguardanti «uomini che indossano uniformi che ricordano quelle della guardia costiera greca». In una lettera, la guardia costiera greca ha detto ad HRW di avere arrestato tre cittadini greci mascherati e con uniformi simili alle loro, anche se la lettera non spiega di cosa siano stati accusati e se effettivamente siano stati incriminati.

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