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  • domenica 11 ottobre 2015

L’uomo che salvò la vita a Ronald Reagan

È morto ieri Jerry Parr, la guardia del corpo che il 30 marzo del 1981 spostò il presidente americano dalla traiettoria di un proiettile sparato da distanza ravvicinata

Alle 14.27 del 30 marzo 1981, a Washington, un uomo con alcuni problemi mentali sparò sei colpi di pistola da brevissima distanza contro l’allora presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan. Reagan si salvò solo grazie all’intervento di Jerry Parr, un agente della sua scorta – il “secret service”, che non sono i servizi segreti: quella è la CIA – che al momento degli spari lo spostò di peso e lo spinse dentro l’auto presidenziale. Parr è morto venerdì 9 ottobre all’età di 85 anni. La sua storia è resa ancora più formidabile dal fatto che da piccolo la sua fascinazione per la scorta presidenziale iniziò proprio dopo aver visto un film con protagonista Reagan, che prima di impegnarsi in politica era famoso per avere fatto dei film di azione.

All’epoca dell’attentato, Reagan – che si era candidato coi Repubblicani ed era in carica da appena due mesi – si trovava all’hotel Washington Hilton di Washington per tenere un discorso. Venne fatto uscire da un ingresso secondario, da cui avrebbe dovuto percorrere una decina di metri per raggiungere la sua auto blindata. Nel breve percorso fino alla macchina, Reagan passò a circa quattro metri di distanza da un piccolo gruppo di persone che lo attendeva dietro una transenna. Tra loro c’era anche John Hinckley, un uomo di 25 anni con problemi mentali e una pistola infilata in tasca.

Quando Reagan gli fu vicino, Hinckley tirò fuori la pistola e sparò in rapida successione tutti i sei colpi che aveva nel tamburo. La pistola era una calibro .22: facile da nascondere, ma con proiettili piccoli e solitamente non letali. I primi due proiettili non erano diretti a Reagan: il primo ferì alla testa l’addetto stampa del presidente mentre il secondo colpo ferì un agente di polizia che si era messo tra il presidente e Hinckley. Il terzo era invece diretto verso la testa di Reagan, verso cui Hinckley aveva finalmente una linea di tiro libera.

Jerry Parr, un agente veterano del Secret Service, l’agenzia federale incaricata di proteggere la vita del presidente, fu il primo a reagire alla sparatoria. In un’intervista, ricordando quell’episodio, ha raccontato: «quando sentii gli spari capii subito cosa stava succedendo: in un certo senso era il momento che avevo sempre aspettato». Quando erano passati pochi istanti dall’esplosione del primo colpo, Parr afferrò il presidente per la vita e lo spinse violentemente dentro la limousine blindata, gettandosi poi su di lui per fargli scudo con il suo corpo. Il 9 ottobre, giorno della morte di Parr, l’ex first lady Nancy Reagan ha dettoCNN: «se Jerry non avesse badato a Ronald, quel giorno avrei perso mio marito».

Il proiettile destinato a Reagan finì invece contro una finestra dal lato opposto della strada. Il quarto proiettile ferì un altro agente del Secret Service, il quinto rimbalzò contro un vetro dell’auto blindata. Il sesto ed ultimo rimbalzò contro la carrozzeria e colpì Reagan sotto l’ascella, perforò un polmone del presidente e si fermò a poca distanza dal suo cuore. Reagan venne immediatamente operato e poche ore dopo fu detto che era fuori pericolo. Le immagini della sparatoria furono riprese e trasmesse da tutti i principali network televisivi e fecero molta impressione sul pubblico americano, che meno di vent’anni prima aveva assistito all’omicidio di un altro presidente in carica, John Fitzgerald Kennedy.

Hinckley fu dichiarato incapace di intendere e di volere e fu assolto. Ancora oggi vive in un ospedale psichiatrico. Parr andò in pensione nel 1985, quattro anni dopo la sparatoria, e divenne un pastore protestante. Nel necrologio che gli ha dedicato, il New York Times ricorda che Parr decise di diventare un agente della scorta presidenziale quando da ragazzo vide Code of the Secret Service, un film del 1939. Il protagonista, un agente del Secret Service, era interpretato proprio da Ronald Reagan, che definì il film «il peggiore che abbia mai interpretato».

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