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  • sabato 19 settembre 2015

Perché la Russia sta mandando i suoi soldati in Siria

Per aiutare il regime siriano di Bashar al Assad, suo alleato in grande difficoltà, e per costringere gli Stati Uniti a negoziare

Il presidente siriano Bashar al Assad e il presidente russo Vladimir Putin.

Venerdì l’aviazione russa ha mandato i suoi primi aerei da combattimento in una base aerea in Siria. La decisione del governo russo ha spinto gli Stati Uniti a iniziare dei colloqui militari con l’esercito russo per coordinare le operazioni ed evitare incidenti – gli aerei americani sorvolano quotidianamente la Siria per colpire le posizioni dello Stato Islamico (o ISIS), il gruppo estremista che tra gli altri combatte contro il regime siriano di Bashar al Assad. Il New York Times ha scritto che i colloqui tra Stati Uniti e Russia sono una svolta importante per l’amministrazione Obama, che in passato aveva criticato duramente l’aumento dell’impegno russo in Siria di cui all’inizio di settembre erano emerse le prime prove significative.

Perché la Russia è in Siria?
La Siria è uno degli ultimi paesi alleati della Russia in tutto il Medio Oriente. Russia e Siria hanno forti relazioni diplomatiche dai tempi della Guerra fredda e ancora oggi l’esercito siriano usa moltissime armi e mezzi di fabbricazione russa. La Siria ospita anche l’unica base navale russa nel Mediterraneo, costruita nel 1971. Per questi motivi, fin dal 2011 – quando in Siria cominciò la rivoluzione – la Russia si è sempre schierata dalla parte del regime del presidente Assad, promettendo di usare il suo veto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU per bloccare qualunque sanzione o intervento militare nel paese.

Per tutta la guerra la Russia ha continuato a fornire un certo numero di armi ed equipaggiamenti all’esercito siriano, la maggior parte dei quali erano stati acquistati prima dell’inizio del conflitto. La mediazione russa ha salvato la Siria quando nel 2013 gli Stati Uniti minacciarono di bombardare il regime siriano in risposta all’utilizzo di armi chimiche contro i civili. La diplomazia russa permise di mettere in atto il piano che ha portato alla distruzione dell’arsenale chimico siriano (un piano che però sembra non avere avuto un successo completo).

Cosa sta succedendo adesso?
Nel corso dell’estate il regime siriano ha subìto una serie di sconfitte particolarmente dure. Nel nord della Siria i ribelli hanno conquistato diverse città e sono arrivati a minacciare il territorio sulla costa, dove si trovano le principali comunità alauite e cristiane, i principali gruppi che sostengono il regime. Secondo diversi esperti un attacco massiccio in quest’area potrebbe portare al collasso del regime di Assad, perché gran parte delle truppe siriane abbandonerebbero il fronte per correre a difendere le loro città sulla costa.

Allo stesso tempo l’ISIS ha attaccato il regime nella regione di Palmira e altri gruppi di ribelli hanno compiuti attacchi molto decisi nel sud della Siria. Sotto pressione da tutti i lati, Assad ha dovuto ammettere che l’esercito siriano sta passando un momento di crisi e non è più in grado di difendere tutto il territorio nazionale. La decisione della Russia di impegnarsi di più nella guerra siriana sembra essere legata soprattutto alla debolezza attuale del regime di Assad.

Dalla metà di agosto sono cominciati ad arrivare dalla Siria video e testimonianze che mostrano personale di lingua russa e mezzi militari russi – del tipo non posseduto dall’esercito siriano – in diverse aree del paese. All’inizio di agosto i principali media internazionali e il governo americano hanno cominciato a parlare apertamente dell’aumento della presenza di truppe russe in Siria. A quanto pare la base di Tartus, la base navale russa in Siria, è stata ingrandita e aerei e navi da trasporto sono stati inviati nel paese insieme a un certo numero di truppe di terra e di veicoli avanzati.

Immagini satellitari SiriaUna foto satellitare che mostra l’arrivo di truppe russe in un aeroporto siriano (GeoNorth, AllSource Analysis, Airbus via AP)

Cosa vuole la Russia?
Non è chiaro se le truppe russe in Siria siano già state impiegate in operazioni di combattimento o lo saranno in futuro, ma è probabile che per incidere sull’andamento della guerra ci sarà bisogno di migliaia di uomini e mezzi – molti più di quelli che si pensa siano schierati oggi in Siria. L’invio di quella che per il momento sembra una forza principalmente simbolica non deve comunque essere sottovalutato. Come ha sintetizzato un anonimo diplomatico occidentale all’agenzia Reuters: «I russi stanno mandando un segnale: Assad resterà al potere».

C’è una sorta di parallelo tra l’attuale situazione in Siria e quello che è successo in Ucraina lo scorso anno. Quando la scorsa estate l’esercito ucraino era sul punto di sconfiggere i ribelli filo-russi, la Russia impegnò direttamente le sue forze armate per riportare la situazione in equilibrio, volendo dimostrare che il conflitto non avrebbe potuto essere risolto in maniera militare, ma che il governo ucraino sarebbe dovuto venire a patti con i ribelli. Allo stesso modo, quando il regime siriano quest’estate è sembrato così vicino al collasso, la Russia ha iniziato ad inviare truppe in Siria segnalando al mondo che la soluzione alla crisi dovrà risultare da un negoziato con Assad.

Di recente un numero sempre maggiore di diplomatici, anche occidentali, ha cominciato a ipotizzare la necessità di accordarsi con Assad per mettere fine alla guerra in Siria. Gli Stati Uniti sono però ancora contrari a qualunque colloquio di pace che non preveda una rimozione di Assad dal potere. Della stessa opinione sono i governi di Regno Unito e Francia.

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