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  • mercoledì 16 settembre 2015

I primi complicati giorni di Jeremy Corbyn

Il nuovo capo del Labour è su tutte le prime pagine britanniche perché non ha cantato l'inno nazionale; oggi per la prima volta ha discusso in Parlamento con Cameron

Jeremy Corbyn, a destra. (Pool Photo/via AP)

Le prime pagine dei giornali britannici di oggi sono quasi tutte dedicate a Jeremy Corbyn, il politico britannico di sinistra eletto domenica leader del Partito Laburista, e alla sua decisione di non cantare l’inno nazionale del Regno Unito nel corso di una commemorazione per il 75esimo anniversario della cosiddetta “Battaglia d’Inghilterra” – anche se riguardò l’intero Regno Unito – cioè la serie di combattimenti aerei nel corso della Seconda guerra mondiale tra l’aeronautica militare tedesca e quella britannica.

Corbyn, che ha 66 anni ed era il candidato più di sinistra alle recenti primarie, ha detto più volte di essere a favore dell’abolizione della monarchia e di conseguenza non canta l’inno che s’intitola “God Save the Queen”. Diversi parlamentari hanno criticato la scelta di Corbyn, ma il suo portavoce ha minimizzato la vicenda ricordando che “è rimasto in piedi in rispettoso silenzio” durante l’esecuzione dell’inno nazionale e che, in precedenza, aveva diffuso un comunicato per rendere omaggio “all’eroismo della Royal Air Force durante la Battaglia d’Inghilterra”.

Secondo molti parlamentari conservatori, Corbyn non cantando l’inno ha dimostrato di non avere rispetto per i militari e i piloti che morirono durante la Seconda guerra mondiale. Nigel Farage, il leader dell’UKIP, ha invece detto che Corbyn è solo “un convinto repubblicano, una cosa che non piace a buona parte dell’elettorato laburista”. Le critiche nei confronti del nuovo leader dei laburisti sono arrivate anche dall’interno del partito. Simon Danczuk, parlamentare del Labour, ha detto che Corbyn “dovrebbe cantare a squarciagola ‘God Save the Queen’ quando presenzia alle cerimonie di stato, che gli piaccia o meno”.

Britain Battle of Britain Service

Altri giudizi severi sono arrivati da alcuni ministri ombra del Labour appena nominati dallo stesso Corbyn, come Kate Green per le Pari opportunità, secondo cui il suo silenzio “ha ferito e offeso” molte persone. Altri membri del Partito Laburista sono stati meno duri e hanno detto che la polemica intorno all’inno non cantato si è gonfiata più del dovuto nelle ultime ore. Nel mattino di oggi il Partito Laburista ha confermato che nelle prossime occasioni Corbyn canterà l’inno.

Jeremy Corbyn intanto ha presenziato per la prima volta alle “Prime Minister’s Questions” (PMQs) nel ruolo di leader del Labour. Il PMQs si tiene ogni mercoledì nella Camera per consentire ai parlamentari di rivolgere domande dirette al primo ministro e al suo governo su vari temi di attualità e di politica: è un momento di dialettica politica serratissimo e intenso ed è considerato uno dei metodi migliori per testare le capacità di un leader di partito (Nick Clegg, per esempio, una volta se la cavò malissimo). Corbyn ha rivolto a Cameron domande raccolte tra cittadini britannici e se l’è cavata bene, anche se Cameron è sembrato – com’è inevitabile, per adesso – più a suo agio con il format della discussione. In passato Corbyn aveva più volte criticato il PMQs chiedendo che diventasse “meno teatrale e più legato ai fatti”.

Poco gradito da una parte dei dirigenti del Partito Laburista, soprattutto i cosiddetti “blairiani”, Corbyn in questi primi giorni da leader ha avuto qualche problema a organizzare la sua squadra di lavoro. Una decina di ministri ombra già in carica si sono rifiutati di proseguire il loro incarico sotto la sua leadership, dicendo di non essere d’accordo con lui su molti temi, da quelli legati all’economia, agli affari esteri e alla difesa. Tra i parlamentari le cose non vanno meglio: si stima che solo un sesto dei laburisti abbia dato il proprio sostegno iniziale al suo incarico da leader, eletto soprattutto grazie ai voti degli iscritti e dei sindacati.

Corbyn dal giugno del 1983 è il parlamentare laburista che rappresenta il collegio londinese di Islington North. Il suo programma è piuttosto radicale per gli standard del Regno Unito: si oppone a qualsiasi cessione del pubblico all’iniziativa privata, vorrebbe ri-nazionalizzare le ferrovie, alzare il salario minimo, tassare di più le grandi aziende e ha preso spesso posizioni a favore della Palestina e contro l’intervento del Regno Unito in Iraq. In questi anni ha criticato duramente le politiche di austerità del governo guidato da David Cameron. Vuole aumentare le tasse ai più ricchi per sostenere meglio il welfare e ha posizioni piuttosto nette anche sulla fine del programma di armamento nucleare britannico.

Corbyn è stato più volte definito un laburista “vecchio stampo”, con posizioni assai più a sinistra dei suoi predecessori. Secondo diversi analisti, lo spostamento del partito su posizioni simili a quelle di Corbyn rappresenta l’abbandono definitivo dell’eredità di Tony Blair, il leader che negli anni Novanta spostò il partito su posizioni moderate e liberali, ma anche di Gordon Brown. Una tendenza del genere si era vista con la vittoria alle ultime primarie di Ed Miliband, che nel 2010 batté suo fratello David considerato più moderato e vicino a Blair: ma Corbyn è comunque molto più a sinistra anche di Ed Miliband.

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