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  • domenica 12 Luglio 2015

È finito l’eurogruppo

Non c'è stato un accordo, ma solo una bozza con varie opzioni che sarà esaminata dai leader europei che si riuniscono ora

Alle 16 è terminata a Bruxelles la riunione dei ministri delle Finanze dell’eurozona senza che sia stato trovato un accordo sul nuovo piano di aiuti per la Grecia. I ministri delle finanze si sono divisi e hanno preparato soltanto una bozza con varie opzioni che ora sarà discussa dai leader dell’eurozona che si sono riuniti sempre a Bruxelles. È probabile che questa seconda riunione andrà avanti fino a stanotte. Al momento del loro ingresso al vertice, diversi leader europei hanno espresso posizioni più morbide dei loro ministri delle Finanze e in molti hanno detto che bisognerà lavorare duro per trovare un accordo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, considerata uno dei personaggi più importanti di tutto il vertice, si è espressa con prudenza dicendo che non bisogna raggiungere un accordo «a tutti i costi». Il primo ministro greco Alexis Tsipras, arrivando al vertice ha detto che «un accordo è raggiungibile questa notte se tutte le parti lo vorranno».

La riunione dei leader europei cominciata alle 16 potrebbe produrre un nuovo accordo oppure sancire le modalità di uscita dall’euro della Grecia. C’è anche una terza opzione, ossia che le trattative vengano nuovamente rimandate ad un altro vertice. Il tempo però sta per scadere: il 20 luglio il governo greco dovrà restituire un prestito da 3,5 miliardi alla BCE e non ha i soldi per farlo. Se per quella data non dovesse essere raggiunto un nuovo accordo, la BCE sarà costretta a sospendere il piano straordinario di aiuti con cui tiene in piedi le banche del paese.

Durante la riunione dei ministri delle Finanze, terminata poco prima delle 16, il tedesco Wolfgang Schäuble è stato tra i più ostili ad un accordo e secondo alcune indiscrezioni ha presentato una proposta alternativa in cui la Grecia verrebbe fatta uscire dall’euro soltanto per cinque anni (qui l’Economist ha spiegato come funzionerebbe la proposta). Anche il ministro delle Finanze finlandese è molto ostile all’accordo e uno dei partiti che appoggiano la maggioranza di governo ha minacciato una crisi se alla Grecia dovessero essere concessi gli aiuti che chiede. Tra i contrari ci sono anche la maggior parte dei paese dell’est Europa oltre a Olanda e Belgio, anche se su posizioni più moderate. Francia e Italia sembrano al momento i due paesi più favorevoli ad un accordo. Il presidente francese François Hollande ha già detto che l’uscita temporanea dall’euro non è esito accettabile.

Molti si aspettavano che il governo greco avrebbe dovuto condurre questi negoziati da un punto di forza dopo che un referendum popolare ha bocciato il piano di aiuti proposto dai creditori e dopo che il parlamento greco ha approvato a larga maggioranza il nuovo piano che è stato portato a Bruxelles (i due piani in realtà sono molto simili). Ma in questi giorni molti leader europei hanno detto di non avere più fiducia nella capacità del governo greco di implementare le riforme promesse.

La Grecia si trova al momento in una difficilissima crisi economica. Le banche sono chiuse oramai da quasi due settimane, i trasferimenti di capitali all’estero sono vietati e c’è un limite di 60 euro al giorno al denaro che si può prelevare dal proprio conto in banca. Il governo greco ha bisogno di trovare un accordo con i suoi creditori, i paesi dell’eurozona, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale, per ricevere aiuti con cui riaprire le banche e continuare a pagare pensioni e stipendi ai dipendenti pubblici. Sarebbe il terzo piano di aiuti che la Grecia riceve dall’inizio della crisi. I negoziati per il nuovo piano vanno avanti oramai da sei mesi.