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  • giovedì 9 luglio 2015

Cos’è oggi il Sud Sudan

E perché la nazione più giovane del mondo, nata quattro anni fa, è diventata rapidamente un disastro di violenze, malattie e fame

Una parata militare a Juba, in Sud Sudan, il 9 luglio 2015. (AP Photo/Jason Patinkin)

Oggi il Sud Sudan celebra il suo quarto anno di indipendenza dal Sudan. Il nuovo stato – il più giovane al mondo – è nato il 9 luglio del 2011 dopo che nel gennaio dello stesso anno il 99 per cento dei votanti si era espresso a favore della secessione in un referendum indetto alla fine di una sanguinosa guerra civile. Fin dai primi mesi dalla sua indipendenza, il governo del Sud Sudan non si è mostrato in grado di governare con efficienza, a causa soprattutto delle molte divisioni etniche e di una controversia intensa con il Sudan per la gestione e vendita del petrolio. A quattro anni di distanza le cose non sono migliorate: in Sud Sudan si continua a combattere una brutale guerra civile cominciata nel dicembre del 2013 e diversi analisti credono che non esista una soluzione immediata per i gravi problemi del paese.

Il 9 luglio 2011 nasce lo stato più giovane al mondo
Il referendum che ha sancito l’indipendenza del Sud Sudan si è tenuto tra il 9 e il 15 gennaio del 2011, ma era stato previsto diverso tempo prima. Nel 2005 era finita dopo più di vent’anni la guerra tra il nord musulmano e il sud cristiano ed erano stati firmati gli accordi di pace tra il governo di Khartoum, cioè il governo sudanese, e il Sudan People’s Liberation Army, che sarebbe diventato poi l’esercito del nuovo stato sud sudanese. Tra le altre cose, gli accordi prevedevano anche che si tenesse un referendum nel 2011 per decidere sull’eventuale secessione del Sud Sudan. Il referendum si è tenuto proprio nel gennaio del 2011: ha stravinto piuttosto prevedibilmente l’opzione della secessione, che è stata sancita il 9 luglio 2011 con la nascita del nuovo stato appoggiato dall’Occidente, soprattutto dagli Stati Uniti.

La tensione con il nord per la gestione del petrolio
Nonostante l’indipendenza del Sud Sudan sia stata raggiunta con un referendum previsto da accordi di pace accettati da entrambe le parti, i rapporti tra il governo sudanese e quello sud sudanese sono rimasti molto tesi anche dopo il 9 luglio 2011. La questione più controversa è stata la gestione del petrolio. Nel sud, dove la popolazione locale era stata perseguitata per decenni, si trovano circa l’80 per cento delle risorse petrolifere di tutto il paese. Il sud non dispone però delle strutture per commercializzare il greggio: gli unici oleodotti presenti corrono verso nord, fino a Port Sudan, dove il greggio viene raffinato e poi esportato. La controversia tra i due stati, in sintesi, si è sviluppata sulla spartizione dei profitti del petrolio. Il mancato accordo con il governo sudanese ha costretto per un periodo il Sud Sudan a rinunciare agli introiti del petrolio – la fonte di reddito più importante e significativa del paese – peggiorando ulteriormente una situazione economica nazionale molto grave.

Una nuova guerra civile in Sud Sudan
Nel dicembre del 2013, inoltre, è cominciata una guerra civile molto violenta in Sud Sudan, riconducibile alla lotta di potere tra le forze del presidente sud sudanese Salva Kiir – a capo del paese dall’indipendenza – e quelle dell’ex vicepresidente e attuale leader dei ribelli Riek Machar. L’opposizione tra i due schieramenti è alimentata anche da antiche divisioni etniche, e cioè dall’inimicizia tra i dinka, il gruppo etnico di Kiir e il più numeroso del paese, e i Nuer, a cui invece appartiene Machar. Negli ultimi mesi migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case per gli scontri tra i due schieramenti e si sono rifugiate nei centri di accoglienza dell’ONU, che sono sempre più affollati e a corto di risorse. Nel frattempo i ribelli hanno continuato a chiedere le dimissioni del presidente Kiir o almeno una divisione del potere tra i due gruppi. Sono state raggiunte alcune tregue, che però non sono mai state rispettate. A marzo il Parlamento sud sudanese ha votato per estendere il mandato presidenziale di Kiir per altri tre anni, cancellando di fatto il progetto di tenere delle elezioni nel corso del 2015.

Salva Kiir, Riek MacharSalva Kiir stringe la mano a Riek Machar dopo avere firmato un accordo in Tanzania. il 21 gennaio 2015. (AP Photo)

Cos’è oggi il Sud Sudan
Al Jazeera ha messo in fila alcuni dati e informazioni per raccontare cos’è oggi il Sud Sudan: uno stato quasi fallito. Quasi la metà dei suoi 12 milioni di abitanti si trovano in una situazione di grave malnutrizione. Il sistema sanitario nazionale non è in grado di affrontare la rapida diffusione del colera. A Juba, la capitale del Sud Sudan, l’assistenza alimentare alla popolazione viene fornita per circa il 75 per cento dalle organizzazioni non governative e dall’ONU. I bambini vengono rapiti e arruolati forzatamente in milizie armate per combattere, come succedeva in passato. Al Jazeera scrive:

La Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMIS, la sigla in inglese) ha diffuso di recente un documento che raccoglie le testimonianze scioccanti di civili sud sudanesi che accusano il governo di compiere diverse atrocità, tra cui bruciare vive donne e bambine e compiere stupri e violenze sessuali. L’UNICEF ha accusato i gruppi armati governativi di castrare i ragazzi, violentare le ragazze e poi tagliare loro la gola.

Molti dei crimini compiuti dal governo non vengono raccontati anche a causa delle pessime condizioni in cui si trovano i media nazionali e per le difficoltà logistiche a raccogliere le testimonianze delle violenze: molte parti del Sud Sudan si trovano in regioni remote, difficilmente raggiungibili a causa della mancanza di strade e altre linee di comunicazione. Lo scorso 27 giugno un editoriale del New York Times descriveva così la situazione in Sud Sudan: «Lo scontro politico ed etnico tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vicepresidente Riek Machar è arrivato a essere una delle guerre più crudeli, ingestibili e senza senso di tutto il continente africano, una di quelle che più è peggiorata senza sosta».

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