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  • Mercoledì 3 giugno 2015

Cosa pensano gli europei dell’Europa

Una nuova ricerca mostra che l'UE non è più impopolare come qualche anno fa (ma ci sono anche brutte notizie)

Mario Draghi, presidente della BCE. 

(DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images)
Mario Draghi, presidente della BCE. (DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images)

L’istituto di ricerche statistiche e sondaggi Pew Research Center ha diffuso una nuova ricerca sulla fiducia dei cittadini europei nell’Unione Europea. I dati sono stati raccolti tra il 7 aprile e il 13 maggio del 2015 in base alle risposte di 6.028 persone di sei diversi paesi membri: Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito. Questi paesi riuniscono il 70 per cento della popolazione dell’UE e producono il 74 per cento del suo prodotto interno lordo.

La fiducia
Dopo la crisi economica e la crisi dell’euro, le opinioni favorevoli all’UE e all’integrazione economica erano calate precipitosamente raggiungendo il livello più basso nel 2013. Dopo un miglioramento nel 2014, nel 2015 il sostegno all’UE è continuato ad aumentare.

I dati sulla fiducia in generale dicono che il valore mediano delle opinioni favorevoli in generale all’UE è al 61 per cento, mentre è al 46 per cento per quanto riguarda l’integrazione economica: sul fatto cioè che l’integrazione europea abbia rafforzato l’economia interna di ciascun paese. Una media di appena il 28 per cento, nei sei paesi oggetto della ricerca, crede invece che le condizioni economiche del proprio paese siano buone.

Opinion of Economy, EU on the RiseAnche se il dato del 28 per cento sulla valutazione della propria economia interna non è molto positivo, c’è stato un aumento di 16 punti percentuali rispetto al 2013 nelle stesse nazioni. I tedeschi sono al primo posto con il 75 per cento (in calo rispetto al 2013), gli inglesi sono al 52 per cento e l’Italia è all’ultimo posto con solo il 12 per cento, preceduta dalla Francia al 14. I giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 29 anni sono i più propensi (rispetto agli stessi gruppi degli altri cinque paesi) a giudicare in negativo l’economia italiana. Il centro di ricerca scrive che «probabilmente si tratta di un riflesso del fatto che quattro giovani italiani su dieci non hanno un lavoro».

Economic Views Differ Greatly across EuropeIl miglioramento complessivo dello stato d’animo dell’opinione pubblica sulle condizioni economiche attuali non si è comunque tradotto in un ottimismo significativo circa il futuro. Solo il 24 per cento degli europei ritiene che l’economia migliorerà nei prossimi 12 mesi. Gli spagnoli (42 per cento) e i britannici (38 per cento) sono i più ottimisti, i polacchi i più pessimisti (16 per cento): gli italiani sono di un punto sotto la media generale al 23 per cento. Un altro dato interessante riguarda la fiducia nel fatto che coloro che oggi sono bambini saranno finanziariamente in condizioni migliori degli adulti di oggi: la media è del 28 per cento, l’Italia è al 15.

Majorities Back EuroPer quanto riguarda l’ipotesi di un’uscita dall’euro, la maggior parte degli intervistati si è detta contraria. Circa sette tedeschi su dieci (72 per cento), francesi (72 per cento) e spagnoli (71 per cento) vogliono mantenere l’euro, così come più della metà degli italiani (56 per cento).

I partiti euroscettici
Una domanda in particolare riguardava i cosiddetti partiti euroscettici. L’insoddisfazione nei confronti dell’economia nel corso degli ultimi anni ha fatto aumentare l’ostilità per l’Unione Europea. Una mediana che si attesta al 54 per cento ritiene infatti che l’ascesa di partiti come Podemos in Spagna, UKIP nel Regno Unito e M5S in Italia sia stata un bene per il proprio paese.

La metà o più della metà dell’opinione pubblica di quattro paesi dell’UE – sui sei oggetto della ricerca – crede che questi partiti siano positivi per il proprio paese, perché sollevano importanti questioni che vengono ignorate dai partiti tradizionali. Questo è vero soprattutto per la Francia, dove coloro che vedono positivamente il Front National di Marine Le Pen hanno anche una visione più negativa dell’Europa rispetto agli altri paesi membri e credono in generale che il progetto europeo abbia indebolito il loro paese.

C’è poi una sostanziale differenza tra i vari gruppi demografici e le opinioni espresse sui partiti euroscettici: coloro che si sono dichiarati favorevoli a questi partiti sono prevalentemente maschi, ma sono tra i giovani in Polonia e in Italia e tra i meno giovani nel Regno Unito. Il sostegno è inoltre più forte tra chi politicamente si dichiara di destra come in Francia, Germania e Regno Unito, e tra chi si dichiara di sinistra come in Spagna e in Italia.

Most View Eurosceptic Parties as Good Thing for the CountryAtteggiamenti verso le minoranze
Ebrei e musulmani sono generalmente visti positivamente dalla maggior parte degli intervistati nei sei paesi europei esaminati: le attitudini favorevoli nei confronti degli ebrei raggiungono un valore mediano del 78 per cento (92 per cento in Francia, 59 in Polonia), quelle nei confronti dei musulmani un valore del 61 (il dato più alto riguarda sempre la Francia al 76). Le opinioni più negative non sono rivolte verso i musulmani o gli ebrei, ma verso i rom: la media è del 47 per cento.

I dati mascherano però sentimenti molto forti contro queste tre minoranze e i dati più bassi riguardano Italia e Polonia: l’86 per cento degli italiani ha opinione negative dei rom così come quasi la metà (48 per cento) dei polacchi. Circa sei italiani su dieci (61 per cento) hanno un atteggiamento negativo anche nei confronti dei musulmani, così come il 56 per cento dei polacchi. E il 28 per cento dei polacchi e il 21 per cento degli italiani hanno dichiarato attitudini negative nei confronti degli ebrei.

Anti-Minority Sentiment More Aimed at Roma than Muslims or JewsLe donne in generale hanno una visione più positiva dei rom rispetto agli uomini sia nel Regno Unito (58 per cento tra le donne rispetto al 49 per cento tra gli uomini) che in Spagna (64 per cento vs 54) rispettivamente). La maggioranza delle persone che in Francia si dichiarano di sinistra (56 per cento) sono ben disposte verso questa minoranza così come quelle del Regno Unito (65 per cento).