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  • venerdì 29 Maggio 2015

I conti del Gruppo 24 Ore

DataMediaHub ha messo insieme un po' di numeri sulla società editrice del Sole 24 Ore: le cose non vanno benissimo

DataMediaHub, sito italiano che si occupa di giornalismo e media, ha pubblicato un’analisi dei conti sul Gruppo 24 Ore, gruppo editoriale che controlla, tra l’altro, il quotidiano Il Sole 24 Ore, l’Agenzia di stampa Radiocor e Radio 24. Di recente DataMediaHub aveva pubblicato analisi simili sui conti di RCS MediaGroup e su quelli del gruppo editoriale Espresso. Il Gruppo 24 Ore è quotato in Borsa dal dicembre del 2007 e la maggioranza delle quote è di proprietà di Confindustria.

L’analisi, chiara e ricca di grafici, prende in considerazione diversi aspetti dell’andamento e della gestione del gruppo: dai ricavi degli ultimi anni al numero dei dipendenti e dei giornalisti, all’importanza e al peso delle edizioni digitali sui bilanci della società. In generale le cose non vanno benissimo: i ricavi totali sono diminuiti di circa la metà dal 2008 al 2014 – in cui si è passati da circa 570 milioni a poco più di 300 – e fra il 2010 e il 2014 il personale è passato da 2092 persone a 1228, diminuendo quindi del 43 per cento.

I fat­tu­rati
La curva dell’andamento dei ricavi dal 2002 al 2014 mostra come anche per il gruppo edi­to­riale di Confindustria non vi siano cer­ta­mente motivi di sod­di­sfa­zione. La para­bola discen­dente comin­cia dopo le annua­lità 2007 e 2008 che, con fat­tu­rati intorno ai 570 milioni, segnano i ricavi mas­simi regi­strati nel periodo preso in con­si­de­ra­zione. I “guai” veri comin­ciano dal 2009 in poi quando i ricavi per il gruppo 24 Ore comin­ciano a flet­tere repen­ti­na­mente tanto che già i 430,9 milioni messi in bilan­cio il 31 dicem­bre del 2012 sono sotto il valore del 2002. Il dif­fe­ren­ziale tra il valore mas­simo dei fat­tu­rati – il 2008 come detto – e il 2014 è pari a un –262,1 milioni.

Chi ha le respon­sa­bi­lità mag­giori nella fles­sione dei ricavi?
Se pren­diamo in ana­lisi le ultime cin­que annua­lità la fles­sione è di 171 milioni: il peso delle sin­gole voci di ricavo su que­sta fles­sione è del 40% per la pub­bli­cità, del 34% dei dif­fu­sio­nali e del 26% dei cosid­detti “altri ricavi”. Il gioco del col­pe­vole, che ave­vamo fatto nelle altre pun­tate, qui non fun­ziona del tutto per­ché, pur essen­dovi delle dif­fe­renze di valori, que­ste non sono tali da indi­care una voce di ricavo come prin­ci­pale respon­sa­bile sulle altre.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Ha valore però sot­to­li­neare il peso degli “altri ricavi” sul sistema dei fat­tu­rati del gruppo. La quota per­cen­tuale di que­sta voce di ricavo sul totale è infatti net­ta­mente supe­riore a quanto avviene negli altri edi­tori: se per Rcs ed Espresso ha un peso rela­tivo (intorno al 10%) per il gruppo 24 Ore la per­cen­tuale si atte­sta su valori molto più alti: dal 37 al 40% nelle ultime tre annua­lità diven­tando addi­rit­tura la voce di ricavo più consistente.

Que­sto anche per­ché sto­ri­ca­mente il gruppo non ha visto nel gior­nale l’unico “pro­dotto” da ven­dere ma ha da sem­pre for­nito una serie di ser­vizi – for­ma­zione, pro­dotti tele­ma­tici, soft­ware – alla comu­nità pro­fes­sio­nale del quale è punto di rife­ri­mento. C’è anche da sot­to­li­neare che una buona parte di que­sti “altri ricavi” è costi­tuita da pro­dotti digi­tali [vedi appunto voci: soft­ware, pro­dotti tele­ma­tici ed edi­to­ria digi­tale] che negli ultimi anni ne hanno rap­pre­sen­tato il 70%, con una fles­sione netta però nel 2014 dovuta soprat­tutto alla ces­sione dell’area Soft­ware. Una fles­sione che deve suo­nare, a nostro parere, come impor­tante cam­pa­nello d’allarme per­ché per­dere una così mar­cata dif­fe­ren­zia­zione dei ricavi sarebbe un grave danno per il gruppo.

(Continua a leggere l’articolo sul sito di DataMediaHub)