(DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)
  • Media
  • martedì 26 Maggio 2015

Tutti i conti del Gruppo Espresso

Il sito "DataMediaHub" ha messo insieme un po' di numeri sulla società editrice di Repubblica: i ricavi sono scesi parecchio negli ultimi anni

(DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)

DataMediaHub, un sito italiano che si occupa di giornalismo e media, ha pubblicato un’analisi dei conti del gruppo editoriale Espresso, la società editrice che tra le altre cose controlla il quotidiano Repubblica, il settimanale l’Espresso e Radio Deejay. L’analisi prende in considerazione diversi aspetti dell’andamento e della gestione del gruppo: dai ricavi degli ultimi anni al numero dei dipendenti e dei giornalisti, all’importanza e al peso del digitale sui bilanci della società. Dall’analisi dei dati (dal 1997 ad oggi) emerge una parabola discendente: a partire dal 2006 i ricavi del gruppo hanno iniziato a scendere fino al 2014, anno in cui è stato raggiunto il livello più basso. La causa principale della flessione dei ricavi è la crisi degli investimenti pubblicitari che, rappresentando più del 60 per cento del ricavato del gruppo, ha portato a una serie di tagli del personale. L’analisi, ben fatta e ricca di infografiche piuttosto chiare, è la seconda di una serie che DataMediaHub pubblicherà sullo stato dei grandi editori giornalistici italiani. La prima riguardava RCS.

Se per Rcs abbiamo scritto che il “col­pe­vole” prin­ci­pale della fles­sione dei ricavi è il declino dei dif­fu­sio­nali per il gruppo Espresso invece è la crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari [che rappre­sen­tano per il gruppo circa il 60% dei ricavi totali] a inci­dere mag­gior­mente sulla diminuzione dei fat­tu­rati. Se infatti ana­li­ziamo le ultime tre annua­lità il dif­fe­ren­ziale tra 2012 e 2014 regi­strato dai ricavi pub­bli­ci­tari è pari a –107 milioni con­tro il –169 milioni segnato dal fatturato totale. Fatta 100 la fles­sione ricavi del gruppo quindi la crisi della pub­bli­cità incide per il 65% men­tre i dif­fu­sio­nali inci­dono – nel mede­simo periodo – solo per il 17%. Poco cam­bia se si ana­liz­zano le ultime cin­que annua­lità con una respon­sa­bi­lità sulla fles­sione del fat­tu­rato pari al 67% per la pub­bli­cità e del 14% per i diffusionali. C’è da dire che anche la fles­sione dei “ricavi diversi”, che com­pren­dono i col­la­te­rali [in netto declino dal 2010 al 2014 sono dimez­zati: da 66 a 33 milioni] pesa per un 18% sia con­si­de­rando le ultime cin­que annua­lità sia con­si­de­rando le ultime tre. Pro­ba­bi­lemte in que­sta voce dovreb­bero essere inse­rite con più deci­sione, ma que­sto vale per tutti i gruppi ita­liani, atti­vità come quelle di con­tent marketing e ser­vizi ad aziende e spon­sor come stanno facendo, con pro­fitto, molte altre grandi testate stra­niere come New York Times e Guar­dian con l’attivazione di dipar­ti­menti appositamente dedicati.

(Continua a leggere sul sito di DataMediaHub)