• Mondo
  • lunedì 4 Maggio 2015

Le proteste degli ebrei di origine etiope a Tel Aviv

Ci sono stati scontri, feriti e arresti in una manifestazione organizzata dopo la diffusione di un video in cui si vede la violenza della polizia contro un soldato di origini etiopi

Almeno 46 poliziotti e 7 manifestanti sono rimasti feriti negli scontri di domenica 3 maggio a Tel Aviv, in Israele, durante una manifestazione contro le violenze degli agenti e le discriminazioni verso gli israeliani di origine etiope. I manifestanti hanno lanciato pietre, bottiglie e sedie contro gli agenti che hanno utilizzato cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e granate per disperdere la folla per le strade e impedire che si avvicinasse al municipio della città. Secondo i dati della polizia almeno 26 persone sono state arrestate.

Secondo i media locali alla manifestazione erano presenti circa 10 mila persone, 3 mila secondo la polizia, e si sono radunate a Tel Aviv tre giorni dopo aver partecipato a una manifestazione simile a Gerusalemme dove c’erano già state delle violenze. Anche domenica a Tel Aviv, come la scorsa settimana a Gerusalemme, tra i manifestanti erano presenti centinaia di israeliani non etiopi: hanno sventolato cartelli con la scritta “Un poliziotto violento dovrebbe essere in carcere” e “Chiediamo parità di diritti”. Le proteste di questi ultimi giorni sono state causate dalla diffusione di un video sui media israeliani che mostra due agenti di polizia che picchiano senza un apparente motivo un soldato di origini etiopi in uniforme militare, fermo con la sua bicicletta.

Gli ebrei di origine etiope che vivono in Israele sono più di 135 mila e sono arrivati nel paese durante gli anni Ottanta e Novanta in due diverse ondate (1984, 1991) dovendo affrontare un enorme divario culturale e, tuttora, una difficile integrazione con il resto della comunità. Il ministro israeliano dell’Economia, Naftali Bennett, ha incontrato i manifestanti subito dopo gli scontri spiegando che la società israeliana deve fare un «serio esame di coscienza» e cercare «delle soluzioni reali a problemi così dolorosi».