Renzi minaccia la democrazia?

Michele Salvati sul Corriere fa un "esperimento": immaginare per esempio Bersani Presidente del Consiglio

Sul Corriere della Sera di oggi Michele Salvati – politologo e saggista noto per essere stato uno degli ispiratori del progetto del Partito Democratico – si chiede cosa ci sia in gioco nelle accuse sempre più violente che Matteo Renzi riceve dall’interno del suo partito.

Questa fase della vita politica italiana — il «tutti contro Renzi» sul tema della legge elettorale — sembra la meno adatta a riflessioni pacate sulle radici lontane della crisi che stiamo vivendo.
Per semplificare il tentativo, non mi soffermo sul perché siano contro Renzi movimenti o partiti populisti e antieuropei: esclusi dal gioco, ogni pretesto è buono per aggredire il governo. E lascio anche da parte quel partito, Forza Italia, che ai tempi del patto del Nazareno Renzi pensava di coinvolgere nel gioco, come rappresentante di un elettorato con il quale poteva instaurarsi una dialettica democratica simile a quella che si svolge in altri grandi Paesi europei, centrodestra contro centrosinistra. A Berlusconi non è riuscito il tentativo (ma c’è mai stato?) di «trasformare il carisma in istituzione», di stabilizzare e dare una consistenza organizzativa al suo partito e un indirizzo politico al suo popolo: compito certo difficilissimo in Italia, ma che ad altri leader carismatici è pur riuscito altrove. Perché non sia riuscito a lui per ora nessuno l’ha spiegato meglio di meGiovanni Orsina (Il berlusconismo nella storia d’Italia, Marsilio) e devo lasciare il lettore in sua compagnia.

(continua a leggere sulla rassegna stampa Treccani)

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