Cosa succede ora con l’Italicum

Quali sono le ipotesi su come Renzi vorrà ottenere l'approvazione della legge elettorale, da qui a dieci giorni

Lunedì è iniziata alla Camera la discussione generale sulla nuova legge elettorale, quella chiamata “Italicum”, che se fosse approvata così com’è diventerebbe definitiva ed entrerebbe in vigore dal primo luglio del 2016. Finora la proposta di legge ha avuto un percorso complicato, che si mantiene tale anche nel suo ultimo passaggio.

Per arrivare all’approvazione il prima possibile (come vuole il presidente del Consiglio Matteo Renzi) e impedire che il testo venga modificato dalla Camera (cosa che comporterebbe il ritorno al Senato, con ritardi e rischi ulteriori, perché il PD non ha il vantaggio di voti che ha alla Camera) circolano in queste ore diverse ipotesi, oltre a quella della procedura ordinaria di discussione e voto: voto di fiducia sulle pregiudiziali di costituzionalità; rinvio della discussione alla prossima settimana, dunque all’inizio di maggio, attraverso il cosiddetto “contingentamento dei tempi” che riduce notevolmente la possibilità di fare ostruzionismo; voto di fiducia nella fase successiva sui singoli articoli del disegno di legge.

Voto di fiducia sulle pregiudiziali
Dopo la discussione generale di lunedì 27 aprile, martedì 28 ci sarà il primo voto, quello sulle “pregiudiziali di costituzionalità” che sono state presentate dalle opposizioni. La “questione pregiudiziale” è la proposta, di uno o più parlamentari, che non si proceda neanche alla discussione di una legge per un’obiezione di carattere costituzionale, o anche di merito. Il voto dovrebbe tenersi a scrutinio segreto, ma per non rischiare il governo potrebbe decidere di porre la fiducia, ovvero chiedere che il voto sia un voto sul governo stesso: in questo caso una sconfitta porterebbe alla sua caduta e alle dimissioni di Renzi, rendendone responsabile chi abbia votato a favore delle pregiudiziali, compresi eventuali “dissidenti” del Partito Democratico. Inoltre, un voto di fiducia avviene a scrutinio palese.

Contingentamento dei tempi
Una volta superato il voto sulle pregiudiziali (con o senza fiducia), un’altra ipotesi per ottenere con meno rischi l’approvazione della legge è quella sul “contingentamento dei tempi” che avrebbe come conseguenza la riduzione del tempo a disposizione per gli interventi in aula e dunque il tentativo di fare ostruzionismo. L’espressione “contingentamento dei tempi” non compare in nessun regolamento, né in quello del Senato né in quello della Camera. Si tratta però di un principio che risponde all’esigenza pratica di organizzare i tempi della discussione e stabilisce, appunto, di dedicare un certo numero di ore all’esame di un progetto di legge o di un argomento. Questo tempo varia e «dipende dalla complessità» dell’argomento stesso.

Alla Camera, il regolamento relativo è piuttosto analitico e stabilisce tre fasi di riduzione dei tempi: dal tempo totale vengono tolti i tempi per gli interventi dei relatori, dei rappresentanti del governo, dei deputati del gruppo misto, quelli per lo svolgimento dei richiami al regolamento e delle operazioni necessarie a votare materialmente. Del tempo che resta a disposizione, i quattro quinti vengono ripartiti fra i gruppi «per una parte in misura eguale e per l’altra in misura proporzionale alla consistenza degli stessi», un quinto è riservato agli interventi a titolo personale la cui richiesta deve essere presentata prima dell’inizio della discussione. A questo si aggiunge la regola per cui, per l’esame dei disegni di legge governativi, ai gruppi di opposizione spetta un tempo complessivamente maggiore di quello attribuito ai gruppi di maggioranza.

Il potere di stabilire il contingentamento spetta alla conferenza dei capigruppo dei diversi partiti «nel caso in cui si raggiunga la maggioranza richiesta»: al Senato serve l’unanimità, alla Camera bastano i capigruppo che rappresentano almeno i tre quarti dell’assemblea, con qualche eccezione. Se non si raggiunge la maggioranza, decide il Presidente.

Il contingentamento di tempi alla Camera è regolato in una maniera complessa per cui potrebbe essere interesse della maggioranza spostare la discussione al “calendario” successivo, cioè al mese prossimo, per ridurre la discussione o limitare il possibile ostruzionismo. In questo caso la richiesta del contingentamento porterebbe a martedì 5 maggio, quando si ripartirebbe con le votazioni per arrivare al termine di giovedì 7 maggio, data chiesta e ottenuta da Renzi alla sua maggioranza per il voto finale.

Voto di fiducia sulla legge
Dopo il rinvio, si dovrebbe passare quindi alla discussione e al voto degli emendamenti, dove c’è da giorni l’ipotesi che il governo chieda il voto di fiducia, ipotesi citata come una scelta estrema da parte del governo e una prepotenza da parte delle minoranze: e in realtà si tratterebbe di tre voti di fiducia, uno per ognuno dei quattro articoli del testo tranne il terzo che è già stato approvato in «doppia conforme» da Camera e Senato.

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