Il PD tira dritto sull’Italicum

Il gruppo del PD alla Camera ha approvato la linea di Matteo Renzi sulla legge elettorale ma la minoranza se n'è andata e il capogruppo Roberto Speranza ha detto che si dimette

I deputati del Partito Democratico hanno approvato mercoledì sera la linea del segretario e presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sulla riforma della legge elettorale, come aveva già fatto in precedenza la direzione del partito: approvare l’attuale versione della riforma, il cosiddetto “Italicum”, senza nuove modifiche, facendolo così diventare legge. La riunione è stata però piuttosto agitata.

Il capogruppo del PD alla Camera, Roberto Speranza, un cosiddetto “bersaniano”, ha detto che intende dimettersi dal suo incarico: ha promesso che sarà «leale» col suo gruppo e col partito ma ha detto che le sue opinioni sull’Italicum non gli permetterebbero di svolgere il suo ruolo come dovrebbe. Al momento del voto i deputati della minoranza del PD hanno deciso di non partecipare e quindi la linea è stata approvata con 190 voti favorevoli e nessun contrario, ma su 310 deputati del PD in totale.

La minoranza del PD chiede di modificare di nuovo la legge già approvata in due diverse versioni dalla Camera e dal Senato, riducendo le dimensioni dei collegi, eliminando le pluricandidature dei capilista e i capilista bloccati, introducendo la possibilità di fare coalizioni al primo turno e apparentamenti al ballottaggio. La maggioranza del PD sostiene che la riforma è stata già modificata più volte per venire incontro alle richieste della minoranza – la soglia per accedere al premio di maggioranza è stata alzata, gli sbarramenti sono stati abbassati, sono state parzialmente introdotte le preferenze – e una nuova modifica servirebbe solo ad allungare i tempi ed evitare l’approvazione della legge.

Renzi ha detto: «Chi voterà la proposta della segreteria parte dalla consapevolezza che non esiste la legge perfetta. Chi deciderà di votare contro dovrebbe comunque riconoscere un lavoro di mediazione e di cambiamento lungo 14 mesi». E ha fatto intendere che le cose non sono invece chiuse per la riforma costituzionale, altro argomento su cui la minoranza del PD ha opinioni diverse dalle sue, alludendo a «possibili ulteriori modifiche». L’inizio della discussione della legge elettorale alla Camera è previsto per il prossimo 27 aprile; si sta cominciando a parlare della possibilità che il governo decida di porre la questione di fiducia al momento del voto finale in aula.

Se fosse approvata così com’è dalla Camera, la riforma elettorale entrerebbe in vigore dal primo luglio del 2016. Altrimenti tornerebbe di nuovo al Senato, dove è stata approvata lo scorso gennaio senza il voto di 24 senatori del PD.

«Siamo profondamente divisi sui singoli punti della legge elettorale ma tutte le posizioni non possono essere ridotte a un derby tra di noi»: si chiude con quest’amara riflessione del premier Matteo Renzi l’assemblea del Pd convocata per votare l’Italicum, alla vigilia del suo approdo in Aula. Un voto che il segretario ha difeso fino in fondo, nonostante le dimissioni di Roberto Speranza da capogruppo del Pd a Montecitorio e la decisione dei deputati di minoranza di abbandonare la riunione. Alla fine sono 190 i sì a favore dell’Italicum, nessun astenuto, nessun contrario. «Tutti i membri della commissione accettino il deliberato dell’assemblea sulla legge elettorale», ha avvertito Renzi.

Le dimissioni
Erano nell’aria: Roberto Speranza ha presentato poco prima delle 22 le proprie dimissioni da capogruppo Pd all’Assemblea del deputati perché sulla riforma elettorale «c’è un profondo dissenso». «Non cambiare la legge elettorale – ha spiegato Speranza – è un errore molto grave che renderà molto debole la sfida riformista che il Pd ha lanciato al Paese. C’è una contraddizione evidente tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore». «Sarò leale al mio gruppo e al mio partito ma voglio essere altrettanto leale alle mie convinzioni profonde», ha detto Speranza. Dopo l’annuncio di Speranza, il premier Matteo Renzi ha invitato l’assemblea a discuterne «in una sede più opportuna» e a proseguire con il voto sull’Italicum.

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Foto: Roberto Monaldo / LaPresse

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