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  • domenica 15 marzo 2015

Che fine ha fatto Vladimir Putin?

Non si fa vedere in pubblico dal 5 marzo scorso e in Russia si ipotizza un po' di tutto - la morte, un colpo di stato - scrive Julia Ioffe sul Washington Post

di Julia Joffe - Washington Post

Julia Ioffe è una giornalista russo-americana che scrive per il New York Times Magazine ed è stata corrispondente da Mosca per Foreign Policy e per il New Yorker.

È passata più di una settimana da quando il presidente russo Vladimir Putin si è mostrato in pubblico l’ultima volta: era il 5 marzo, in occasione dell’incontro a Mosca con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. Da allora, la blogosfera russa non parla d’altro. Putin ha saltato molti eventi che erano in programma in questi giorni, inclusi un incontro con i capi del FSB, il servizio segreto russo, e con una delegazione del Kazakistan. I kazaki hanno detto che Putin era malato, ma hanno ritirato la dichiarazione quando il portavoce di Putin ha negato qualsiasi malattia.

In questi giorni il Cremlino ha iniziato a “manipolare“, diciamo così, l’agenda di Putin. Ad esempio, la televisione di stato ha cominciato a dare notizia di incontri che però non sono ancora avvenuti, ma sono solamente programmati per le prossime settimane. Dimitry Peskov, il portavoce di Putin, continua a sostenere che Putin non solo sta benissimo, ma che continua a “stringere mani” in molti incontri ufficiali. Intanto si stanno diffondendo indiscrezioni e speculazioni su quello che è successo realmente. Secondo alcuni Putin si trova in ospedale a causa di un infarto. Altri dicono che si trova in Svizzera, dove la sua compagna, la ginnasta Alina Kayeva, ha partorito. Secondo un’altra teoria ancora, Putin è stato deposto da un colpo di stato organizzato dal suo circolo ristretto di alleati a Mosca. Le speculazioni si sono diffuse soprattutto per una ragione: dal Cremlino non è arrivata alcuna spiegazione plausibile per l’assenza di Putin. Peskov avrebbe potuto dire, semplicemente: «Il presidente ha l’influenza, ma sta seguendo tutti gli sviluppi della situazione e tornerà al lavoro molto presto».

Dire una cosa di questo genere sarebbe però impossibile per due motivi. Primo: gli uomini virili non si ammalano. L’immagine che Putin ha coltivato è quella di un leader che non mostra mai debolezze: si tratta di un profilo essenziale nell’ambiente iper-competitvo della Russia contemporanea. Se si mostra anche solo una piccola debolezza, allora si è deboli su tutta la linea. Il tema della competitività è anche il motivo per cui Putin non chiede mai scusa: nelle rare occasioni in cui ritira una decisione già presa, lo fa soltanto dopo che l’attenzione del pubblico si è spostata su un altro argomento. Putin è un leader che non ammette errori.

Il secondo problema è che comunque nessuno crederebbe a Peskov. L’influenza diventerebbe un meme su internet e la gente comincerebbe a ipotizzare la morte di Putin, per esempio, o a parlare di una malattia molto più grave di quella comunicata da Peskov pubblicamente. Il Cremlino ha già mentito molto in passato su cose di questo genere. Boris Yeltsin, presidente della Russia negli anni Novanta, spariva spesso a causa del suo abuso di alcol o dei suoi frequenti attacchi di cuore. Lo stesso Putin è sparito per alcuni giorni nel 2012 a causa di un incidente durante un incontro di judo. Prima ancora era sparito per un breve periodo di tempo, e poi si era fatto rivedere in pubblico con una faccia stranamente gonfia.

Poi ci sono le volte in cui i leader russi sono spariti per non affrontare situazioni molto pericolose o molto gravi. Josif Stalin si nascose per dieci giorni nel suo ufficio dopo l’invasione nazista nel 1941, rifiutandosi di parlare al popolo russo. Cinquant’anni dopo, nell’agosto del 1991, il Segretario Generale del Partito comunista Mikhail Gorbachev fu isolato nella sua dacia in Crimea quando alcuni membri del partito tagliarono tutte le comunicazioni con il mondo esterno. Pubblicamente annunciarono che Gorbachev non poteva più guidare il paese per “motivi di salute”: poco dopo mandarono i carri armati per le strade di Mosca.

Dopo 15 anni al potere, Putin ha così “personalizzato” il sistema che è molto difficile per i suoi sottoposti immaginare una Russia senza di lui. In un recente sondaggio la metà dei russi ha detto di sperare che Putin ottenga un quarto mandato alle elezioni presidenziali del 2018. Non è soltanto un problema di “visione”. Putin ha adottato un sistema di “controllo manuale”, ossia gestisce direttamente ogni aspetto della macchina dello stato. Il suo potere ha danneggiato molto la capacità delle istituzioni di funzionare in maniera indipendente. Le uniche istituzioni che Putin ha rafforzato sono gli apparati di sicurezza. Anche per questo motivo gli oppositori al governo sono così preoccupati e sperano, stranamente, che Putin riappaia presto. Due settimane fa, uno dei principali leader dell’opposizione, Boris Nemtsov, è stato assassinato. L’altro, Alexey Navalny, ha praticamente ammesso che l’opposizione è stata neutralizzata e marginalizzata. Se Putin dovesse rivelarsi fuori dai giochi, non saranno certamente loro a prendere il potere: lo farà un vero dittatore.

@Washington Post 2015

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