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  • mercoledì 4 marzo 2015

C’è troppa cacca sull’Everest

Da anni si parla del problema dei rifiuti abbandonati dagli scalatori sulla più alta montagna al mondo: i più dannosi sono le feci umane

Questa settimana è ricominciata la stagione delle scalate sull’Everest, che si trova in Nepal e che con i suoi 8.848 metri è la montagna più alta del mondo. La stagione durerà fino a maggio: per circa due mesi più di 700 scalatori con le loro guide vivranno sulla montagna e tra le altre cose si lasceranno dietro montagne di rifiuti. Il problema di come gestirli riguarda non solo bombole di ossigeno, lattine o tende strappate, ma anche i rifiuti organici lasciati dagli scalatori: urina e soprattutto feci.

Ang Tshering, presidente dell’Associazione degli alpinisti del Nepal (NMA), ha parlato del problema in vista della ripresa delle spedizioni, invitando il governo nepalese a prendere provvedimenti per fare in modo che gli scalatori gestiscano i rifiuti nel modo corretto. Il campo base, che si trova a 5.300 metri di altezza, non è dotato di fogne: ma ci sono delle tende dove gli scalatori possono fare i loro bisogni, gettandoli in fusti che una volta riempiti vengono riportati a bassa quota e smaltiti. Una simile soluzione non è però presente negli altri quattro campi che si trovano a varie altezze tra la base e la cima della montagna. La soluzione degli scalatori è scavare una buca nel ghiaccio e poi ricoprire le feci, ma come spiega Tshering «se una buca è troppo piena i rifiuti non si possono smaltire adeguatamente». Inoltre quando aumenta la temperatura la neve e il ghiaccio si sciolgono, le feci riaffiorano all’aperto, provocando un odore sgradevole e mettendo a rischio la salute delle persone che ricavano l’acqua potabile dai fiumi che scorrono dai ghiacciai dell’Everest.

La NMA ha una serie di linee guida su come gestire i rifiuti organici e ha chiesto al governo di mettere a punto un piano per farle rispettare. L’anno scorso il governo ha chiesto alle squadre di arrampicatori una cauzione di 4.000 dollari, circa 3.500 euro, che non verrà restituita se ogni scalatore non tornerà al campo base con otto chili di spazzatura e rifiuti organici, la quantità media che dovrebbe produrre durante la scalata. Quest’anno la regola sarà fatta rispettare con maggior rigidità e ci saranno funzionari governativi che controlleranno attentamente la gestione dei rifiuti in tutta la montagna.

Il problema dei rifiuti abbandonati sull’Everest non è nuovo. Dal 2008 lo sherpa Dawa Steven guida una spedizione annuale per raccoglierli – ha recuperato circa 15 tonnellate – mentre nel 2012 un gruppo di artisti nepalesi ha realizzato un’installazione con oltre 1,7 tonnellate di spazzatura proveniente dalla montagna, nel tentativo di sensibilizzare le persone al problema. Steven dice di non sapere calcolare la quantità di rifiuti abbandonati sull’Everest, né di feci congelate sotto il ghiaccio.

L’Everest venne scalato per la prima volta nel 1953 dallo scalatore neozelandese Edmund Hillary e dallo sherpa nepalese Tenzing Norgay. Da allora l’impresa è stata compiuta da circa 4.000 persone, alcune con l’aiuto di bombole per l’ossigeno, guide sherpa e aiutanti che trasportavano l’attrezzatura. Nello stesso periodo di tempo circa 900 persone sono morte nel tentativo: i corpi di almeno 260 di loro sono ancora dispersi, ricoperti dal ghiaccio e dalla neve.

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