Chi era Malcolm X

Il noto attivista per i diritti dei neri fu ucciso a New York 50 anni fa da militanti di un gruppo religioso di cui anche lui aveva fatto parte

Il 21 febbraio del 1965, Malcolm X, un leader religioso e attivista per i diritti umani, fu ucciso con ventuno colpi d’arma da fuoco mentre teneva un discorso davanti a quattrocento persone in un hotel di New York, negli Stati Uniti. I suoi assassini furono identificati come membri della Nazione Islamica, un controverso gruppo politico che sostiene i diritti civili dei neri e di cui Malcolm X aveva fatto parte. Malcolm X è considerato una delle figure più importanti della storia degli Stati Uniti del secondo dopoguerra: e insieme a quello che molti considerano uno dei suoi rivali, Martin Luther King, uno degli esponenti più importanti del movimento dei diritti civili dei neri.

Malcolm X si chiamava Malcolm Little, ma decise di eliminare il suo cognome perché, sosteneva, era un’eredità dello schiavismo. Durante un’intervista spiegò: «Mio padre non conosceva il suo vero cognome. Lo ricevette da suo nonno che a sua volta lo ricevette da suo nonno che era uno schiavo e che ricevette il cognome dal suo padrone». Malcolm X nacque nel 1925 ed ebbe un’infanzia molto complicata: suo padre fu ucciso quando aveva sei anni e poco tempo dopo sua madre fu ricoverata in una clinica psichiatrica. Nel 1946 Malcolm X fu arrestato per alcuni furti in appartamento e fu condannato a otto anni di prigione.

Nel carcere di Charlestown, vicino Boston, Malcolm X conobbe la Nazione Islamica, un gruppo di suprematisti neri che predicava l’emancipazione dei neri attraverso un’interpretazione originale della religione islamica. Dopo essersi avvicinato al gruppo ed essersi convertito alla versione dell’islam praticata dalla Nazione Islamica, Malcolm X trascorse la maggior parte del tempo che gli rimaneva da passare in prigione leggendo libri e studiando. Quando uscì dal carcere, nel 1952, divenne un membro importante dell’organizzazione, oltre che uno dei suoi leader religiosi. In questi anni cominciò anche il suo impegno militante per i diritti civili (fu in quel momento che decise di cambiare il nome).

Malcolm X divenne famoso in tutti gli Stati Uniti nel 1957, quando Johnson Hinton, un membro della Nazione Islamica, fu picchiato e arrestato dalla polizia di New York. Malcolm X riuscì in poche ore a radunare una folla davanti alla stazione di polizia. Insieme a un avvocato chiese di vedere Hinton, ma la polizia negò di averlo in custodia. Quando le persone all’esterno della stazione di polizia diventarono diverse centinaia, i poliziotti cambiarono idea e permisero a Malcolm X di incontrare Hinton. Hinton aveva ricevuto diversi colpi alla testa ed era in gravi condizioni. Malcolm X riuscì a farlo trasportare in ospedale.

La scena dell’ospedale dal film Malcolm X di Spike Lee

Da quel momento, Malcolm X fu invitato molte volte in radio e in televisione, e le sue dichiarazioni finirono spesso pubblicate sui giornali. All’epoca il suo attivismo era molto intenso: tra gli insegnamenti praticati dalla Nazione Islamica, c’era per esempio la supremazia dei neri sui bianchi e l’idea che tutti i bianchi fossero intrinsecamente malvagi, o comunque colpevoli dell’oppressione dei neri. In uno dei suoi più famosi discorsi, Malcolm X dichiarò che i neri degli Stati Uniti dovevano lottare per i loro diritti «con tutti i mezzi necessari».

Il discorso «Con tutti i mezzi necessari»

Malcolm X fu sempre molto ostile all’altro grande leader del movimento dei diritti civili, Martin Luther King. Malcolm X definì King uno “strumento” della repressione dei bianchi e criticò le sue teorie sulla non-violenza, sostenendo che facevano il gioco dell’oppressore e insegnavano ai neri a non reagire. Fu anche contrario alla Marcia su Washington, una delle più grandi manifestazioni per i diritti civili nella storia degli Stati Uniti, che si tenne nell’agosto del 1963. Con disprezzo, Malcolm X la definì la «farsa su Washington».

Nel 1964, poco più di un anno prima della sua morte, Malcolm X annunciò di aver interrotto i suoi rapporti con la Nazione Islamica. Due anni prima era venuto a sapere che il leader dell’organizzazione, Elijah Muhammed, aveva diverse cause in corso con due sue segretarie che gli chiedevano di riconoscere i figli avuti da relazioni illegittime. Malcolm X perse la fiducia in Muhammed e cominciò ad allontanarsi dal gruppo. Il sentimento di sfiducia tra i due era in realtà reciproco (sembra che Muhammed invidiasse molto la celebrità di Malcolm X). Muhammed decise di sospendere dal gruppo Malcolm X dopo che aveva dato un’intervista non autorizzata: in risposta Malcolm X si dimise definitivamente.

Uscito dall’organizzazione, Malcolm X fece un pellegrinaggio alla Mecca. I suoi amici e biografi scrissero che il viaggio in Arabia Saudita lo cambiò molto: per esempio aveva cominciato a non considerare più tutti i bianchi come dei nemici. Disse che aver visto pregare insieme dei musulmani dalla pelle scura e chiara, biondi o con i capelli neri, gli aveva insegnato nuovi modi per risolvere il problema dei diritti dei neri negli Stati Uniti. Ad aprile del 1964 cominciò un lungo viaggio in diversi paesi del mondo. Tornò negli Stati Uniti a febbraio del 1965. Pochi giorni dopo, il 21 dello stesso mese, fu ucciso in un hotel di New York da alcuni membri della Nazione Islamica.

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